Alla scoperta della fiducia perduta

Cresce di 8 punti la fiducia nelle aziende italiane. In generale il livello di fiducia cresce di tre punti, collocandoci al secondo posto dietro l’Olanda nella classifica europea. A dirlo la diciannovesima edizione dell’Edelman Trust Barometer che ha reso noti i dati italiani della più importante indagine globale sulla fiducia condotta in 27 Paesi su di un campione di 33.000 persone.

Edelman Trust Barometer: italiani più fiduciosi verso le aziende tricolori

Lavoro, tanto rumore per nulla

Oggi l’Istat ha reso noto i dati provvisori sull’occupazione di gennaio 2019.

Ecco il comunciato stampa integrale: “A gennaio 2019 la stima degli occupati è in lieve crescita rispetto a dicembre (+0,1%, pari a +21 mila unità); il tasso di occupazione rimane stabile al 58,7%.

L’andamento degli occupati è determinato da un aumento consistente dei dipendenti permanenti (+56 mila), mentre si osserva un calo dei dipendenti a termine (-16 mila) e degli indipendenti (-19 mila). La crescita coinvolge esclusivamente gli uomini (+27 mila) mentre risultano in lieve calo le donne (-6 mila).

A gennaio la stima delle persone in cerca di occupazione aumenta dello 0,6% (+15 mila). La crescita riguarda quasi esclusivamente gli uomini e le persone oltre i 35 anni. Il tasso di disoccupazione è stabile rispetto al mese precedente, e si attesta al 10,5%.

La stima degli inattivi tra i 15 e i 64 anni a gennaio è in calo (-0,2%, pari a -22 mila unità). La diminuzione coinvolge solo gli uomini (-33 mila) e si concentra tra i 25-49enni (-48 mila). Il tasso di inattività resta stabile al 34,3% per il terzo mese consecutivo.

Nel periodo da novembre 2018 a gennaio 2019 l’occupazione registra un lieve calo rispetto ai tre mesi precedenti (-0,1%, pari a -19 mila unità). La flessione riguarda gli uomini e le persone tra i 15 e i 49 anni. Nel periodo diminuiscono i dipendenti a termine e gli indipendenti, mentre si registra un segnale positivo per i dipendenti permanenti.

Nel trimestre al lieve calo degli occupati si associa un aumento delle persone in cerca di occupazione (+1,3%, pari a +35 mila) mentre diminuiscono gli inattivi (-0,4%, -53 mila).

Su base annua l’occupazione cresce dello 0,7%, pari a +160 mila unità. L’espansione interessa entrambe le componenti di genere concentrandosi esclusivamente tra gli ultracinquantenni (+250 mila). Al netto della componente demografica la variazione è positiva per tutte le classi di età tranne i 15-34enni. Crescono soprattutto i dipendenti a termine (+126 mila) ma si registrano segnali positivi anche per i dipendenti permanenti (+29 mila) e gli indipendenti (+6 mila).

Nei dodici mesi, la crescita degli occupati si accompagna al calo dei disoccupati (-5,0%, pari a -144 mila unità) e degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-1,0%, -129 mila).”.

Che cosa significano tanti numeri e tante percentuali? Che il mercato del lavoro non è affatto in crescita e l’occupazione in Italia sta diventando una chimera, soprattutto per i giovani, perchè la disoccupazione giovanile è ancora tragicamente stabile al 34,3% per il terzo mese consecutivo.

Leggi anche I numeri che smontano il boom di lavoro.pdf

 

 

Certificazione della professione, un altro passo avanti

In un contesto sociale ed economico nel quale la professione del Comunicatore sta precisando sempre meglio la sua peculiarità nel variegato universo dell’informazione, l’avvio della procedura di definizione della norma UNI, che definisce le caratteristiche del Comunicatore Professionista, assume un particolare significato anche per i relatori pubblici.

In sede UNI il 28 febbraio scorso si è riunito infatti il Gruppo di lavoro presieduto da Ferpi che ha il compito di determinare – attraverso indicatori di conoscenza, abilità, competenza e titoli di esperienza – i requisiti che descrivono il Comunicatore professionista. E’ attraverso la Norma così definita che i comunicatori potranno ottenere la certificazione della professione valida a livello internazionale.

Per Ferpi significa completare il percorso di valorizzazione della professione iniziato con il riconoscimento di conformità alla Legge n.4/2013 − che ha disciplinato le professioni non organizzate in Ordini o Collegi e prevede l’autoregolamentazione volontaria per la qualifica delle figure professionali. Prevedere che un’attività lavorativa possa essere qualificata anche attraverso la certificazione delle figure professionali, rilasciata da un organismo accreditato (Accredia, ente unico di accreditamento per gli organismi di certificazione), in conformità alla norma UNI definita per quella specifica funzione, rappresenta una novità per il panorama legislativo italiano in materia di professioni.

Si passa infatti da un approccio di tipo amministrativo, basato sul sistema ordinistico o comunque su procedure autorizzatorie, ad un approccio diverso, più legato al mercato.

La certificazione di parte terza da parte di un organismo accreditato rispetto a un’attestazione rilasciata unilateralmente ai propri soci da un ordine, pur prestigioso, determina un cambio di paradigma. Significa assumere come discriminante di qualità una deontologia che dà valore alle garanzie per gli utenti e per il proprio mercato di riferimento sul servizio prestato.

Per Ferpi aderire a una logica di posizionamento, che volge l’attenzione agli stakeholder, al mercato e ai decisori, è coerente con quanto svolto a sostegno della professione negli ultimi 50 anni, una conferma di quanto i professionisti che si riconoscono nella nostra associazione hanno perseguito nelle loro attività.

Quindi in un mercato dell’informazione con confini labili e con problemi reali di riconoscimento della veridicità poter ottenere una certificazione riconosciuta come indicatore di qualità del servizio erogato all’interno del settore e a livello internazionale, rappresenta un punto di svolta destinato a designare una linea di demarcazione nell’identificazione del Comunicatore professionista come soggetto focale nei processi comunicativi di aziende, enti, associazioni.

L’impegno di Ferpi per far sì che la Norma UNI di riferimento risponda con efficacia alle composite professionalità che possono identificarsi nel profilo di Comunicatore professionale è iniziato da una richiesta di riflessione corale sulle definizioni di ruolo attualmente utilizzate con l’intenzione di applicarle allo schema normativo. Nel primo step del percorso –  la scheda pre-normativa approvata a fine gennaio –  il ruolo del comunicatore professionale è definito come un’attività manageriale a forte contenuto intellettuale, finalizzata alla definizione di obiettivi di comunicazione come asset strategico di sviluppo di istituzioni, organizzazioni pubbliche, private e non profit e di persone fisiche.  Questo il punto fermo dal quale declinare i profili e le funzioni dei comunicatori con particolare attenzione a creare rispondenza tra quanto effettivamente richiesto e applicato dal mercato e quanto la Norma prescrive e a una corretta descrizione anche delle nuove professionalità che l’utilizzo dei canali digitali ha creato.

www.ferpi.it