Diego Lorenzi nuovo presidente del Rotary Club Romano

Diego Lorenzi nuovo presidente del Rotary Club Romano

L’imprenditore subentra a Iva Conti Schivardi

Tematica scelta per l’anno rotariano: supporto alla famiglia

 

 

BERGAMO,  25 giugno – Dal focus su persona e cultura all’attenzione alla famiglia.

Nella accogliente cornice di Palazzo Colleoni, soci familiari e ospiti del Rotary Club di Romano si sono riuniti per la serata istituzionale del passaggio delle consegne tra Iva Conti Schivardi e Diego Lorenzi, presidente del Consiglio di Amministrazione diLorenzi Group.

Lo staff di Lorenzi Group ha curato l’allestimento luminoso, musicale e tecnologico rendendo ancora più attraente la sede.

Il mandato appena concluso era dedicato a tematiche riguardanti la cultura e l’attenzione alla persona, mentre il 27esimo anno di fondazione del club avrà il focus sulla famiglia, come spiega il neopresidente Diego Lorenzi.

«Sono orgoglioso di ricoprire questa importante carica e onorato di poter rappresentare i soci. Credo che ognuno di noi sia mosso e motivato dalla volontà di servizio verso gli altri, spirito condiviso dalle eccellenze del club. Il governatore del distretto 2042 Edoardo Gerbelli sprona a sognare in grande e ci invita con il motto internazionale ‘servire per cambiare le vite’, in tal senso credo che sia fondamentale sostenere la famiglia, che è supporto per ognuno di noi. Siamo tutti uniti per un fine comune che è l’attenzione al prossimo, mi auguro potremo ottenere buoni risultati coinvolgendo tutti».

«Un grazie e un augurio particolare a Diego che con grande entusiasmo si accinge a prendere la guida. In questo anno particolare abbiamo portato a termine il progetto del restauro conservativo del leone di San Marco, seguito dall’adesione all’iniziativa del MACS con i “quaderni del museo” e con i laboratori grafici sul tema dedicati ai bambini, sostenuto la formazione a distanza, offerto la solidarietà alla Caritas di zona, aderito alle iniziative del Distretto tra cui il progetto “Bosco della memoria” per ricordare coloro che ci hanno lasciato l’anno trascorso», commenta il presidente uscente Iva Conti Schivardi.

Anche quest’anno sarà confermata la terza edizione del festival della cultura a Romano di Lombardia insieme ad altri appuntamenti che verranno presentati nei prossimi mesi.

INPGI: tagli non risolutivi e ipotesi irrealizzabili

La storia infinita continua.

La trama è sempre la stessa: le difficoltà dell’INPGI, L’Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti italiani, aumentano non di anno in anno, ma di giorno in giorno, con perdite da capogiro. Causa: diminuiscono i contribuenti attivi – giornalisti assunti – e aumentano i pensionati, grazie anche – se non soprattutto – ai prepensionamenti consentiti dalle politiche di sostegno all’editoria.

La soluzione prospettata dai vertici INPGI, ripetuta a dispetto dell’evidenza, è l’allargamento della platea ad altre figure professionali, comunicatori, grafici, poligrafici, web master e chi più ne ha più ne metta. Allargamento che ha ricevuto opposizioni motivate e decise, non solo da parte dei lavoratori non giornalisti, ma anche dall’interno del mondo giornalistico.

Tre consiglieri di amministrazione di INPGI hanno diffuso un comunicato che abbiamo letto con grande attenzione. Un resoconto puntuale della riforma dei tagli a danno dei giornalisti che dimostra quanto ancora si è lontani da una soluzione concreta. Lo pubblichiamo integralmente all’unico scopo di contribuire a fare chiarezza.

Dopo quattro anni di proposte e controproposte, è improcrastinabile avviare un percorso rigoroso e corretto su questioni complesse, che non possono più ricevere risposte parziali e temporanee dalle Istituzioni.

Il tema del futuro dell’informazione è un nodo centrale che va affrontato dal Governo con tutti gli attori della “produzione di contenuti”, attraverso Tavoli Tecnici congiunti di rappresentanza di tutte le realtà coinvolte. Non si tratta di avviare una trattativa, di mettere in atto azioni a difesa di interessi di parte. Si tratta di trovare soluzioni in grado di garantire lo sviluppo dell’occupazione sana, di individuare nuovi modelli di lavoro, di interpretare e gestire le sfide del futuro della digitalizzazione. E non c’è più molto tempo.

 

Prima edizione del “Lorenzi Group Trophy”, ottanta golfisti al Golf Club Bergamo L’Albenza

Prima edizione del “Lorenzi Group Trophy”, ottanta golfisti al Golf Club Bergamo L’Albenza

Lo scorso week end si è svolto con successo il torneo nazionale sponsorizzato da Lorenzi Group ed è stato presentato il Trackman, una soluzione di alta tecnologia che simula l’esercitazione su un campo da golf

 

 

BERGAMO – Giugno 2021

Tra sport, arte e tecnologia, ancora un impegno valoriale promosso da Lorenzi Group per gli amanti del golf. Lo scorso weekend presso il Golf Club Bergamo L’Albenza ottanta atleti, in possesso della tessera della Federazione Italiana Golf, si sono sfidati nella bella cornice del club bergamasco che ha più di sessant’anni di storia. La formula della prima edizione del Lorenzi Group Trophy prevedeva un torneo a diciotto buche per atleti facenti parte della 1°categoria Medal, 2° e 3°categoria Stableford (0-12, 13-20, 21-36). Le gare si sono svolte sabato mattina, mentre nel pomeriggio il presidente del Golf club Roberto Rusconi insieme a Diego Lorenzi, amministratore delegato dell’omonima azienda di General Contractor e System Integrator main sponsor dell’evento, hanno premiato i migliori golfisti con oggetti unici realizzati a mano in ceramica Raku dall’artista Giuseppe Lorenzi.

 

Non è stata solo una giornata di sport, ma anche di eccellenza tecnologica. E’ stata infatti firmata la partnership tra la Lorenzi Group e Trakman4, strumento virtuale che consente a chi è amante del golf di giocare direttamente a casa propria. Una soluzione di alta scienza tecnologica che permetterà al golfista di vivere un’esperienza reale come fosse sui campi gara più belli del mondo, grazie ad un ledwall e al sistema radar il livello di simulazione risulterà altissimo.

Ospite dell’iniziativa il golfista professionista Andrea Rota, che ha assistito allo svolgersi del torneo e attraverso uno speciale vaucher ha offerto i propri consigli a chi volesse cimentarsi per la prima volta con il golf.

 

«Siamo stati molto soddisfatti di essere main sponsor di un evento che coniuga sport, tecnologia e arte. Ringrazio il presidente per l’ospitalità, sono molto contento di aver valorizzato la pratica del golf e l’arte. Inoltre la tecnologia è diventata un aspetto dominante della vita, deve essere innovazione al servizio dei consumatori perché è ormai entrata a far parte della quotidianità. Con il Trackam, simulatore innovativo di ultima generazione, la tecnologia viene applicata anche al mondo del golf. All’interno della nostra azienda abbiamo allestito delle sale multimediali per chi volesse provare un’esperienza mai fatta prima e toccare con mano la realtà virtuale. Siamo inoltre contenti di continuare la collaborazione e la sponsorizzazione con l’atleta Andrea Rota», spiega Diego Lorenzi.

«La giornata è stata bellissima, sono stati promossi i valori del golf uniti all’arte e presentata una nuova esperienza tecnologica. Siamo molto orgogliosi della buona riuscita di questa gara e del connubio con la Lorenzi Group, realtà di eccellenza del territorio, che ci auguriamo possa continuare nel tempo», aggiunge il presidente del golf club Roberto Rusconi.

 

CLASSIFICA. Primo classificato della 1°categoria Matteo Arzuffi (74 colpi) seguito da Giovanni Paolo Razza (72 colpi), Marco Furbetta (73 colpi) e Olimpio Aldè (73 colpi). Primo classificato della 2°categoria Antonio Bonomi Deleuse (42 colpi) seguito da Gianluigi Viscardi (41 punti) e Nicolò Pievani (39 punti). Per la terza categoria primo classificato Roberto Rusconi (39 punti), Daniela Melanchini (38 punti) e Luciano Pezzoli (37 punti); 1° lady Maraly Arzuffi (37 punti), 1° senior Franco Bonicelli (38 punti). Due premi speciali a Matteo Arzuffi per Nearest to the pin maschile 2 Blu con 2,58 metri e Nearest to the pin maschile 2 Giallo con 1,57 metri.

“Formati e parti!”, Gruppo Mascio e Curia di Bergamo uniti per il sociale

“Formati e parti!”, Gruppo Mascio e Curia di Bergamo uniti per il sociale

L’azienda bergamasca sostiene l’iniziativa di solidarietà per la formazione di tre soggetti deboli colpiti dalla crisi pandemica

 

BERGAMO – Giugno 2021

Gruppo Mascio e Curia di Bergamo, una sinergia finalizzata al reinserimento nel mondo lavorativo. Il progetto di solidarietà “Formati e parti!” porta la firma del gruppo bergamasco, leader nel settore dell’autotrasporto nell’ambito dell’edilizia civile e delle grandi opere, e della Curia di Bergamo. Con un investimento di circa 20mila euro il Gruppo Mascio ha finanziato la realizzazione di corsi di formazione gratuiti, finalizzati al conseguimento della Patente CE e della Patente professionale CQC per la guida di autoarticolati, propedeutici all’avvio dell’attività di Stage Formativo di sei mesi presso l’azienda. L’iniziativa solidale è stata rivolta a tre soggetti, individuati direttamente dalla stessa Curia di Bergamo, tra quelli provenienti da famiglie disagiate o con personali, pregresse o particolari situazioni di fragilità al quale è stata data la possibilità di risollevarsi in un momento di grande crisi.
I tre protagonisti del progetto, Mamadou Diallo (23 anni), Yusuf Babatunde Alabi (55 anni) e Marco Zaninoni (44 anni, laureato in Scienze Motorie), inizieranno la loro esperienza all’interno del Gruppo Mascio.

In questo contesto «la diocesi di Bergamo si è sempre distinta per una particolare attenzione alla dottrina sociale della Chiesa – ricorda il Segretario generale della curia Mons. Giulio Dellavite – tanto che le cronache di inizio ‘900 raccontano di un giovane prete, Don Angelino Roncalli, che difendeva con determinazione coraggiosa, per strada accanto agli operai, la dignità e il valore del lavoro. Tutti poi lo conosceranno quando diventerà Papa Giovanni XXIII e santo. È quanto il Vescovo Francesco ha consegnato come impegno alla diocesi proprio nei mesi scorsi come orizzonte, come impegno, come stile: servire la vita dove la vita accade».

Sostegno, quello messo in campo dalla Diocesi, confermato anche dalle parole di Don Cristiano Re e Don Marco Perrucchini, entrambi impegnati in prima persona nella realizzazione del progetto.
«In questo momento storico così travagliato per la vita delle persone, per il mondo del lavoro, credo che il rilancio debba partire davvero da una nuova rinascita dell’umano, in quell’enorme ed importante rinascimento dell’umano dentro al mondo del lavoro. Bisogna rimettere al centro la cura delle persone, il prendersi cura delle persone anche dentro ai luoghi del lavoro. Prendersi cura, non è una questione tecnica ma una questione di empatia, è una questione etica ed è una questione di gesti concreti da compiere, ognuno per quello che può. Ancora di più di prima la responsabilità sociale d’impresa ha da essere ritradotta in sostegno, che superando l’assistenzialismo che non fa crescere nessuno, sappia rimettere in condizione di lavorare chi si è trovato fuori dal lavoro, o chi non è mai riuscito ad entrarvi», spiega Don Cristiano Re.

Un investimento sulla formazione, sulla crescita sociale ed umana del proprio personale, che conferma ancora una volta il ruolo centrale riservato dal Gruppo Mascio alla persona, come individuo e come risorsa. Già in passato il Gruppo Mascio ha sostenuto progetti, per lo più sportivi, legati all’area di Bergamo. Un esempio è rappresentato dalla sponsorship realizzata con la Blu Basket Treviglio, società di pallacanestro militante nel campionato di A2, caratterizzata dall’equilibrio economico, da una governance trasparente e virtuosa, fondata sul rispetto del capitale umano e sull’investimento sulle giovani leve. Valori tutti in cui si riconosce l’identità imprenditoriale del Gruppo Mascio. Ed oggi il desiderio di fare qualcosa di più per il sociale.
«C’è una missione comune da svolgere nelle diverse dimensioni del nostro vivere come cittadini che partecipano alla vita sociale e politica, come risparmiatori e consumatori consapevoli, come utilizzatori dei nuovi mezzi di comunicazione digitali – spiega Stefano Mascio, CEO dell’omonimo Gruppo – Questo chiede a tutti di dare un contributo alla costruzione di un modello sociale ed economico dove la persona sia al centro e il lavoro più degno. Così, senza rimuovere impegno e fatica, si può rendere la persona con-creatrice dell’opera del Signore e generativa…. L’opera umana sa cogliere la sfida di rendere il mondo una casa comune. I credenti possono diventare segno di speranza in questo tempo. Capaci di abitare e costruire il pianeta che speriamo».

Tra gli obiettivi principali del progetto vi è quello di affiancare chi vive ai margini della società e chi fatica nel valorizzare le proprie competenze e risorse, ma anche restituire fiducia a ragazzi (e alle loro famiglie) in situazioni che altrimenti potrebbero al momento sembrare senza sbocco e stimolare l’avvio di ulteriori attività similari in altri soggetti, pubblici e privati, che insistono sul territorio di Bergamo e non solo.

L’azienda

Il GRUPPO MASCIO è un’azienda che ha sede in Mornico al Serio (Bergamo) e si occupa di autotrasporto nell’ambito dell’edilizia civile e di grandi opere. È coinvolto nei maggiori cantieri italiani, a cominciare dai lavori di demolizione del Ponte Morandi di Genova, oggi Ponte San Giorgio, e di ricostruzione e riqualificazione dell’area urbana del capoluogo ligure.
Il Gruppo è guidato con competenza, esperienza e passione dai fratelli Emilio, Daniele e da Stefano Mascio, le cui scelte – anche coraggiose – hanno consentito, nonostante la crisi economica prima e il suo aggravarsi a seguito dell’emergenza epidemiologica poi, di realizzare addirittura un aumento di fatturato di oltre il 41% nel 2020.
Di Stefano Mascio la prima azienda, poi le successive acquisizioni. Sua la visione d’impresa che ha portato alla realtà aziendale attuale, nel segno dell’innovazione tecnologica, della sostenibilità ambientale, ma soprattutto della responsabilità sociale d’impresa. Nella fase dell’emergenza Covid-19, l’azienda ha dato prova della capacità di continuare ad offrire risposte concrete all’assunzione di responsabilità anche nei confronti dei propri dipendenti e collaboratori e delle loro famiglie: dall’implementazione ed adozione di protocolli a tutela della salute, a quella di buone pratiche a tutela dell’economicità d’impresa e della salvaguardia di lavoro e reddito.
Oggi il Gruppo Mascio è una realtà d’impresa che dà lavoro a 157 persone. Durante i mesi più aspri del lockdown, è stata realizzata la nuova sede, diversi edifici su una superficie di circa 53.000 metri quadrati, segno tangibile di una realtà in crescita.

Negli spazi confinati il salvavita è a passo d’uomo

Negli spazi confinati il salvavita è a passo d’uomo

Engineering è la start up innovativa nata per dar vita alla spinta creativa e tecnologica di Ri.ma.tec., impresa del piacentino che ha depositato il brevetto per la sicurezza degli operai nei cantieri edili in condizioni avverse

 

Tra gli addetti ai lavori non sfugge quanto il salvataggio degli operai nei cosiddetti “spazi confinati” sia spesso un problema sottovalutato.  Gli “spazi confinati” sono luoghi chiusi (totalmente o parzialmente) che, sebbene non progettati e costruiti per essere occupati in permanenza di persone, sono occupati temporaneamente per particolari interventi lavorativi: ispezione, pulizia, manutenzione o ripristini. Questo tipo di operazioni – che interessano quasi tutti i settori, dall’industria chimica all’agricoltura, dall’edilizia ai servizi – sono realizzati in serbatoi o cisterne, spazi angusti quindi, “spazi confinati” che, in caso di malore o di incidenti, possono diventare vere e proprie trappole mortali.

La soluzione è un’idea di Gianluca Gobbi, fondatore e ceo di Ri.ma.tec., azienda di Monticelli d’Ongina, in provincia di Piacenza, che si occupa di interventi e manutenzioni tecnologiche in condizioni avverse anche per la loro collocazione geologica o idrogeologica. L’impresa vanta una tecnologica all’avanguardia grazie alla dedizione per la ricerca applicata.  La vocazione all’innovazione come modello di business ha dato vita ad uno spin off dell’azienda: Ri.ma.tec. Engineering, start up innovativa costituita in piena pandemia Covid-19, che vanta un brevetto di ingegnerizzazione di processo di un innovativo “passo d’uomo”. Una volta che la produzione sarà standardizzata sarà possibile rispondere alla domanda con una consegna estremamente veloce del “passo d’uomo”: un solo un giorno lavorativo.

La soluzione ideata da Gianluca Gobbi consentirà una significativa riduzione del fattore rischio sicurezza per il recupero del lavoratore, grazie a una pluralità di elementi caratteristici: collocazione all’esterno  – una novità assoluta – e non all’interno dello spazio confinato, facile da raggiungere perché collocato a non più di 80 centimetri da terra, velocità di ‘posa’ – non più di 4 ore – forma tonda dello sportello a tenuta stagna del passo d’uomo, che non solo permette un accesso più facile degli addetti, ma rende possibile il passaggio  del corpo di un operaio vittima di un malore o di un incidente.

«A fronte di aperture da 300mm x 400mm o 320mm x 420mm – spiega Gianluca Gobbi –  il salvataggio del lavoratore privo di sensi è di estrema difficoltà: per introdursi in quegli ambienti angusti occorre infilarsi attraverso un passo d’uomo, operazione già complessa di per sé stessa e molto di più quando si tratta di recuperare una persona ferita o priva di sensi. Stando alle statistiche Inail il numero delle vittime aumenta drasticamente a causa della mancanza di procedure di recupero: intervenire senza le adeguate misure protettive spesso trasforma i soccorritori in vittime. E purtroppo, come dimostrano le statistiche, il tasso di mortalità negli “spazi confinati” – a seguito di un evento critico – è di circa il 50%, ovvero ogni due infortuni si registra un evento mortale. Considerando la totalità̀ degli infortuni mortali in ambienti confinati, i fattori di rischio più̀ frequentemente rilevati sono gli errori nelle modalità̀ operative, la mancata fornitura o il non utilizzo dei Dpi necessari seguiti poi, come terzo fattore, dalle carenze strutturali e organizzative degli ambienti lavorativi».  Secondo l’Inail  gli infortuni sul lavoro denunciati all’Istituto nel 2019 sono stati 644.803, un numero sostanzialmente stabile rispetto al 2018 (-0,09%), e che le denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale sono state 1.156, in calo dell’8,5% rispetto al 2018, la situazione resta egualmente molto preoccupante.  Altri dati  ci dicono che solo tra gennaio e marzo 2019 sono state effettuate 157.715 denunce di infortunio. «Un numero in crescita se paragonato a quello rilevato nell’anno precedente. Si tratta di cifre che non lasciano spazio dubbi», continua Gobbi: «non vi è stato nessun significativo miglioramento nel tempo e gli infortuni sul lavoro restano una piaga da combattere».

«Per contrastare il dramma degli incidenti sul lavoro sono necessarie azioni sinergiche, determinate e responsabili da parte di tutti gli attori istituzionali, le parti sociali, la società civile, ma anche da parte del mondo produttivo, e in questa direzione va la ricerca di Ri.ma.tec. Engineering», conclude Gianluca Gobbi.

https://www.economymagazine.it/economy/2021/06/30/news/negli-spazi-confinati-il-salvavita-e-a-passo-d-uomo-65489/