Diamo la patente alle pr

Economy pubblica i risultati dell’indagine svolta da ReteCoM sul mercato della comunicazione, rivelando le insoddisfazioni, le esigenze e le aspettative dei professionisti. Di seguito l’articolo completo.

Ruoli, competenze, titoli, stipendi: nel mondo della comunicazione, paradossalmente, quello che manca è la trasparenza. ReteCoM ha voluto vederci chiaro con un’indagine capillare. Ecco cosa ha scoperto

Public relation manager, portavoce, press officer, spindoctor, reputation manager, copy, investor relator… in una parola “comunicatore”. Figure professionali diverse, competenze variegate (e in continua evoluzione), ma anche divario reddituale tra vertice e livelli intermedi, il solito gender gap e, soprattutto, un’esigenza forte, chiara e trasversale di rappresentanza, tutela, formazione e servizi dedicati a chi opera nel settore della comunicazione: ecco il menu, o forse sarebbe meglio dire la fotografia, che emerge dall’indagine di ReteCoM, la Rete tra le Associazioni per la Comunicazione e il Management, realizzata in collaborazione con ManagerItalia ed Astraricerche. «Il contesto sociale, ancor più con le implicazioni delle variabili date dalla pandemia e dalle conseguenze globali della guerra, rende questo momento storico un’occasione propizia e necessaria per avviare un percorso di definizione del settore della comunicazione e delle competenze dei professionisti che vi operano», spiega a Economy Rita Palumbo, portavoce e coordinatore di ReteCoM. «In questo momento storico, un’indagine quali-quantitativa era necessaria».

Perché?

Negli ultimi anni abbiamo assistito e vissuto avvenimenti che hanno posto sotto i riflettori dell’opinione pubblica ed economica la comunicazione come settore strategico. Durante l’emergenza sanitaria, la comunicazione tra pubblica amministrazione e cittadini, aziende, partiti, organizzazioni del terzo settore ha giocato un ruolo fondamentale, sottolineando un dato inconfutabile: l’imprescindibilità di un corretto sistema comunicazionale. Purtroppo, nel nostro Paese esiste ancora un gap culturale addirittura sul significato di “comunicazione”, che può essere colmato con una precisa definizione delle competenze e del ruolo del comunicatore professionale. Ma non solo.

Cos’altro?

In questi ultimi anni ci sono stati avvenimenti importanti per il settore e per chi svolge questa professione. Il primo riguarda la difesa dei contributi dei comunicatori da quella che abbiamo definito la “deportazione” da Inps ad Inpgi. La nostra risposta è stata dar vita a ReteCoM, la Rete delle Associazioni per la Comunicazione e il Management, un’unica sigla per aumentare il peso della rappresentanza ai tavoli istituzionali.

E il secondo?

La conclusione dell’iter della norma Uni 11483, che definisce in modo preciso e dettagliato quali sono le abilità, le conoscenze, le competenze e gli obblighi deontologici del comunicatore professionale.

E poi l’indagine…

È la logica conseguenze delle azioni portate a termine con successo: elaborare l’identikit dei comunicatori per descrivere il settore e testimoniarne le esigenze. Insomma, far capire al mercato, alla pubblica amministrazione e alla business community che chi svolge questa professionale non organizza feste o ingressi alle discoteche e non fa solo siti o post sui social. 488 risposte tutte spontanee. Siamo molto soddisfatti del risultato, perché la partecipazione è stata una scelta volontaria e consapevole, con risposte che quindi presumibilmente riportano la realtà senza filtri o pressioni.

Cos’avete scoperto?

Il questionario è stato diviso in due parti: la prima, descrittiva, per rilevare chi è, che cosa fa, dove lavora, e qual è il reddito del comunicatore professionale, che opera per il 48,7% nel Nord-Ovest, il 23,2% nel Nord-est, il 27,1% nel Centro-Sud, mentre solo l’1% all’estero; dati che confermano che oltre l’70% delle attività professionali si concentrano al Nord.  Il dato più interessante della parte descrittiva è la varietà delle figure professionali che agiscono nel sistema della Comunicazione. La domanda “in quale profilo professionale ti riconosci di più” è stata posta con due modalità: a risposta unica e a risposta multipla. Nel caso di risposte multiple emergono profili professionali diversificati, il che significa che all’interno dell’area comunicazione, lo stesso professionista svolge più ruoli. Quando invece è stato richiesto di indicare una risposta unica, la maggioranza si definisce chief communication officer, ovvero la massima figura di vertice. Questo risultato va interpretato anche da un altro punto di vista, quello della responsabilità e dell’autonomia dei processi della propria prestazione professionale.

E la seconda parte?

La seconda parte del questionario è stata finalizzata ad esprimere il proprio parere sull’attuale situazione. Nonostante il reddito sia superiore a quello degli italiani (statisticamente individuato in poco più di 21mila euro all’anno), l’indagine ha rilevato un’alta insoddisfazione reddituale, così come è alta la percentuale di coloro che ritengono che le proprie competenze pur se pienamente utilizzate, non sono adeguatamente riconosciute, anche tra coloro che ricoprono ruoli apicali ed hanno compensi oltre i 90mila euro. Questi risultati vanno letti nel contesto che denuncia quel gap culturale che non valuta adeguatamente l’importanza strategica della comunicazione nei processi di crescita e di sviluppo.

A proposito: quanto si guadagna lavorando nella comunicazione?

C’è un divario tra il libero professionista e il dirigente d’azienda delegato alla responsabilità dell’area comunicazione. E c’è una forbice molto ampia tra dirigenti e impiegati a vari livelli di esecutività. Il settore può essere suddiviso in tre grandi segmenti: liberi professionisti (oltre il 50%), dipendenti di agenzie e studi della comunicazione (circa il 35%) e la restante percentuale dirigenti e dipendenti di industrie di altri settori. L’intervento di ManagerItalia alla realizzazione dell’indagine ha registrato una considerevole partecipazione di dirigenti di imprese. Ed è questa la ragione che spiega perché tra i risultati si evidenziano anche redditi di oltre 90mila euro lordi/anno. In realtà, il reddito medio annuo lordo del settore è sotto i 30mila euro. E chi guadagna meno dei 30mila euro anno, è molto insoddisfatto. Discorso a parte per il libero professionista, che denuncia una struttura reddituale discontinua se non precaria.

Senza distinzione di genere?

Purtroppo si registra un gender pay gap, che va interpretato con la lente di ingrandimento, perché non è solo disparità reddituale. Nonostante il settore della comunicazione veda una presenza femminile pari a quella maschile, anche qui, i ruoli apicali sono degli uomini e le donne sono “relegate” a compiti, settori e ruoli più esecutivi, soffrendo del divario notevole tra manager senior e figure di diversi livelli di responsabilità ed esecuzione.

Tante competenze sottopagate e non riconosciute appieno…

In estrema sintesi sì. Va ponderato in un contesto in cui, grazie alla digitalizzazione in continua evoluzione, i comunicatori sono costantemente sotto stress, perché devono dimostrare di essere competenti e far capire ai propri capi o clienti di essere importanti nella catena del valore dell’organizzazione. E, contemporaneamente, devono continuare a studiare, formarsi e aggiornarsi per essere al pari con le evoluzioni della digitalizzazione.

Qual è l’approccio dei comunicatori alla formazione?

Di totale disponibilità. Anzi direi che la formazione è ritenuta parte indispensabile del proprio quotidiano professionale. Il non adeguato riconoscimento delle competenze rileva la necessità diffusa di migliorare le proprie prestazioni e quindi le proprie competenze anche per gestire al meglio le relazioni in azienda, in agenzia e tra consulente e cliente. L’esigenza di formarsi e di migliorarsi è trasversale, specialmente nelle figure giovani con qualche anno di esperienza.

E qui torniamo alla Uni 11483.

Purtroppo le risposte non sono soddisfacenti: il 44,1% non sa cosa sia, il 29,1% sa che esiste ma non conosce la norma, il restante 26,8% ne è pienamente informato. La conoscenza non significa applicabilità. La norma è stata pubblicata il 9 settembre 2021 – io ho partecipato alla stesura come rappresentante di Confcommercio Imprese per l’Italia/Asseprim – ed è una vera e propria rivoluzione, perché oltre a individuare conoscenze ed abilità del comunicatore professionale, ha introdotto una novità sostanziale: il professionista della comunicazione è un manager, che gestisce processi complessi, progetta, coordina, realizza strategie e attività funzionali allo sviluppo di qualsiasi organizzazione, pubblica, privata e non profit. È un manager con responsabilità di risorse professionali e risorse economiche, impegnato a ideare e coordinare progetti finalizzati al raggiungimento degli obiettivi dell’organizzazione in cui opera, sia come dipendente che come consulente esterno. La norma, infine, ha stabilito gli elementi per la valutazione della conformità e gli aspetti etici e deontologici applicabili, nonché i percorsi per la formazione, l’aggiornamento e la certificazione professionale. In sintesi, può essere descritta con cinque parole chiave: identità, responsabilità, autonomia, complessità, deontologia. Parole chiave che portano ad  una rivoluzione culturale per una professione dai contorni ancora non ben definiti, che nonostante i deficit identitari, cresce, crea occupazione, produce valore economico ed evolve di pari passo con i processi digitali. Tutti coloro che operano nelle associazioni del settore hanno il dovere di impegnarsi in un percorso di informazione e sensibilizzazione culturale sull’importanza di questa norma e sulle ricadute che può – e deve – avere sul mercato e sulla tutela dei professionisti che vi operano. C’è molto da lavorare su questo, perché è un valore aggiunto.

Qual è il prossimo obiettivo?

Rispondere all’esigenza, espressa in modo univoco e inconfutabile dai partecipanti all’indagine, di poter far parte di un’associazione dedicata alla professione del comunicatore in Italia: il 76,5% esprime questo bisogno, chiedendo rappresentanza, tutela, servizi, formazione e gestione dei processi di certificazione. Per costruire una rappresentanza istituzionale forte ed autorevole, occorre dare una “casa” ai comunicatori che sia in grado di valorizzarne e tutelarne le competenze. Occorre individuare un minimo denominatore comune che sia alla base del dialogo e della collaborazione concreta tra tutte le associazioni della comunicazione e le confederazioni impegnate nella difesa delle professioni. E quel minimo denominatore comune sta proprio nella definizione identitaria definita dalla norma Uni. La difesa delle pensioni, la norma Uni e questa indagine sono i primi passi verso il riconoscimento professionale. Ora è responsabilità di tutto il mondo associativo agire in fretta per dar voce ai comunicatori e garantire loro tutela, autorevolezza e valorizzazione economica.

Fonte: Economy Magazine

Top 100 informazione online: Citynews in vetta. Rallenta lo sport, cresce il travel

Nella classifica di giugno di Comscore podio invariato, con FanPage e i siti Caltagirone alle spalle del gruppo guidato da Lani e Diana

Dopo il picco di maggio il mondo delle News torna di poco sotto ai 40 milioni di visitatori unici. La penetrazione è del 95% rispetto alla popolazione digitale italiana e il tempo speso totale è in crescita del 4% rispetto a maggio, in controtendenza rispetto alla media di internet, in calo del 7%.

Sui singoli player gli andamenti sono diversificati sia in termini di visitatori unici che di tempo speso. Citynews, in crescita di audience del 3%, si conferma primo player di news con oltre 29 milioni di visitatori unici mensili, seguito da Fanpage che dall’altro lato guadagna il 5% sul tempo speso totale rispetto al mese scorso. Si segnalano più di 12 milioni di visitatori per Ansa.it, che sta completando l’attività di taggatura.

Sky Sport al vertice tra gli sportivi

Con il campionato di calcio alle spalle, giugno è un mese scarico di grandi eventi calcistici, a differenza del 2021. I numerosi appuntamenti dei cosiddetti sport “minori” (ATP, mondiali di nuoto…) non hanno compensato l’assenza di incontri calcistici di rilievo, tanto che la categoria Sport nel mese di giugno perde in audience (-6% su maggio) e in tempo speso (-38%).

La prima testata nel settore è ancora Sky Sport che si assesta sugli 8 milioni di visitatori unici. Sul podio, come il mese scorso, troviamo al secondo posto Corrieredellosport.it e al terzo Discovery Sports Networks.

Travel in crescita

Il comparto Travel cresce ancora rispetto a maggio (+2% sui visitatori unici), e mantiene alte le performance sul tempo speso (sale ancora del +2%, ed era già cresciuto del 18% il mese precedente). In particolare la categoria delle agenzie di viaggi online aumenta del 6%, (+19% rispetto allo stesso mese di un anno fa). Come più volte segnalato, i periodi più bui per il settore Travel sembrano passati.
Siviaggia.it sfiora ancora 4 milioni di visitatori unici mensili (-3% in termini di visitatori vs maggio).

A giugno più di 22 milioni di utenti unici hanno visitato un sito di automotive (-2% vs maggio); il tempo speso è ancora in netto calo (-44% vs il mese precedente). La testata automotive con le migliori performances è ancora MotorSport Network, che supera i 3 milioni di visitatori (+8% su maggio), a seguire Automoto Network (2%) e Virgilio Motori (-4%).

Come è usuale nei mesi più caldi, il settore Food segna ancora un leggero calo in audience (-2%), che si fa più sostenuto in termini di tempo speso (-5%).
Il leader del comparto è come sempre Giallozafferano.it, con poco meno di 15 milioni di visitatori unici. Cookist.it si ferma a 4,5 milioni di UV e Misya.info conferma il sorpasso, in terza posizione, su Fattoincasadabenedetta.it.

Nel mese di Giugno 2022:

La variazione rispetto al mese scorso relativa a Ansa.it è anche attribuibile all’attività di taggatura
da parte dell’editore sulle pagine web.
Netaddiction ha cambiato perimetro e da questo mese viene riportato nel ranking come aggregato.

Nota metodologica

Nella tabella sono elencati i principali siti editoriali italiani: giornali online, economici, sportivi, femminili, motori, tecnologie, ambiente, spettacolo, cibo, viaggi, education.
Sono state evidenziate in azzurro le entità editoriali che raggruppano più domini come di seguito specificati. Se tali entità editoriali raggruppano domini appartenenti a più categorie sono state classificate come aggregati, mentre sono state classificate in base alla categoria di appartenenza qual ora i domini del raggruppamento afferiscano alla medesima categoria.
La selezione dei siti e delle e è stata effettuata da Prima Comunicazione sulla base delle proprie scelte editoriali.
Le stime sono condizionate dalla taggatura delle property, che, a seconda della soluzione adottata, rende possibile la rilevazione del traffico In-app browsing e del traffico di contenuti distribuiti su piattaforme terze (Google Amp, Facebook Instant Articles). Pertanto, property con livelli di taggatura diversi misurano perimetri diversi. Le cifre sono riferite all’audience complessiva (comprese le TAL o aggregazioni).

Raggruppamenti di domini:

  • Automoto Network: Automoto.it, Moto.it, Mowmag.com, VetrinaMotori.it;
  • Caffeina Media: Business.it, Caffeinamagazine.it, Luxgallery.it, Soluzionibio.it, Urbanpost.it;
  • Caltagirone Editore: CorriereAdriatico.it, IlGazzettino.it, IlMattino.it, IlMessaggero (IlMessaggero.it, Aranzulla.It, Centrometeoitaliano.It, Funweek.It, Lolnews.It, Evolvemag.it, Revenews.It), Leggo.it, QuotidianoDiPuglia.it, RomaGiornoENotte.it
  • Citynews: Today.it e 53 testate online;
  • Delta Pictures Editore: Dolciveloci.It, Donnaglamour.it, Economiaefinanzaonline.it, Newsmondo.it, Notiziebenessere.it, Notizie-Inter.It, Notiziemilan.It, Notiziemusica.it, Oaplus.It, Oasport.It, Oroscopodioggiedomani.it, Popcorntv.it, Primochef.it, Toro.it, Toscanadaily.com, Versiliatoday.It, Video-Virale.It, Wellness-Trends.com;
  • Discovery Sports Networks: Eurosport, EurosportPlayer;
  • Donna Moderna Network: Beauty.it, CasaFacile.it, DonnaModerna.com, Esseresani.it, Faidatemainia.it, FocusJunior.it, Girlpower.it, Guidecucina.it, Invidia.it, Miseparo.it, Odiami.it, PianetaDonna Sites, Tuttoperlacasa.it;
  • Fanpage.it Sites: Fanpage.it e Fanpage.it @YouTube (componente desktop);
  • Local Value: Atnews.it, Basilicata24.it, Bergamonews.it, Calabriainforma.it, Catanzaroinforma.it, Cesenanotizie.net, Ciaocomo.it, Cittadellaspezia.com, Cosenzainforma.it, Crotoneinforma.it, Cuneo24.it, Forlinotizie.net, Genova24.it, Ilcapoluogo.it, Ilcuoioindiretta.it, Ilfaroonline.it, Ilgiunco.net, Ivg.it, Lameziainforma.it, Levantenews.it, Linkoristano.it, Luccaindiretta.it, Piacenzasera.it, Positanonews.it, Primonumero.it, Quibrescia.it, Ravennanotizie.it, Reggiosera.it, Rimininotizie.net, Riviera24.it, Romadailynews.it, Romagnanotizie.net, Serchioindiretta.it, Sportasti.it, Sportlegnano.it, Voceapuana.com, Vocetigullio.com;
  • Microsoft News: MSN New Tab, MSN On Edge Start, MSN News, MSN Homepages, MSN Entertainment, MSN Lifestyle Network, MSN Sports, MSN Money, MSN Autos, MSN On MMX Start, Microsoft Start (Mobile App);
  • MotorSport Network: Motor1.com, Motorsport.com, Omnimoto.it, Omnifurgone.it, Rideapart.com;
  • Mypersonaltrainer: My-PersonalTrainer.it e MyDieta, Valorinormali.com;
  • Nostro Figlio Sites: NostroFiglio.it, Pianetamamma.it;
  • QuotidianoNazionale: Quotidiano.net, llGiorno.it, IlRestodelCarlino.it, LaNazione.it, llTelegrafodiLivorno.it, ProntoImprese.it, CavalloMagazine.it, Speedadv.it, PinkRoma.it, Pinkltalia.it, Agrigentoggi.it, Castedduonline.it, IlCrotonese.it, Immediato.net, Leccenews24.it, Quotidianopiemontese.it, Senzacolonnenews.it, Ubitennis.com, Zoom24.it, Hotcorn.com, Ubitennis.com, Hardware Upgrade Media Group (Appuntidigitali.It, Fotografidigitali.It, Hwmediagroup.It, Hwupgrade.It, Tvtech.It);
  • Sky Sport Sites: Sky Sport, Fantacalcio.it, Fantagazzetta.it, Gianlucadimarzio.com, Superscudetto.it, Ultimouomo.com;
  • Sky TG24 Sites: Sky TG24, Sky Entertainment, Sky.it Arte, Sky.it Hell’s Kitchen, Sky.it Italia’s Got Talent, Sky.it Masterchef, Sky.it XFactor;
  • Smartworld.it Sites: AndroidWorld.it, loMobile.it, MobileWorld.it, PianetaTech.it, SmartWorld.it, VeryTech.it;
  • The Wom: Dmbeauty.it, Thewom.it
  • Tgcom24 Sites: ComingSoon.it, Meteo.it, SportMediaset, Tgcom24, Nonsprecare.it;
  • Valica Network: Valica Food and Travel (RicettedellaNonna.net), Ilturista.info, PaesiOnline.it, Eventiesagre.it, Neveitalia.it, Agriturismo.it, Camperonline.it, Turistipercaso.it, Lol.travel, Arte.it, Travelfool.it, Trueriders.it;
  • Web365 Network: Altranotizia.it, Amoreaquattrozampe.it, AsRomalive.it, Automotorinews.it, Bloglive.it, Calciomercato.it, Calciomercatonews.com, Calciomercatoweb.it, Calciopolis.it, Calciotoday.it, Cellulari.it, Checucino.it, Chedonna.it, Chemusica.it, Chenews.it, Ck12.it, Computermagazine.it, Consumatore.com, Contocorrenteonline.it, Criptomercato.it, Curiosauro.it, Direttagoal.it, Direttanews.it, Formatonews.it, Ilveggente.it, Inews24.it, Inran.it, Instanews.it, Interlive.it, Juvelive.it, Kronic.it, Lalucedimaria.it, Leggilo.org, Livescore24.it, Mammeincucina.it, Mammastyle.it, Maxdev.it, Medicionline.it, Meteoweek.com, Milanlive.it, Napolicalciolive.com, Newnotizie.it, Periodicoitaliano.it, Political24.it, Quattromania.it, Ricettasprint.it, Ricette.eu, Serieanews.com, Seriebnews.com, Sologossip.it, Solonotizie24.it, Sportitalia.it, Sportnews.eu, Stopandgoal.com, Tabuloid.it, Tatuaggio.it, Trading.it, Tuttomotoriweb.com, Ultimaparola.com, Universomamma.it, Vesuvius.it, Viagginews.com, Videogiochi.com, Yeslife.it, Yeswelldone.com, Youmovies.it;
  • Yahoo News Network: Yahoo News, Yahoo Entertainment, Yahoo Finance, Yahoo Homepages, Yahoo Lifestyle;

 

Fonte: Primaonline.it

Top 100 comunicatori più influenti nel mondo. Pigozzi (Mediobanca) unica italiana

Primaonline riassume la classifica dei 100 comunicatori aziendali più influenti al mondo del 2022, stilata da PRovoke Media con il report The Influence 100. Di seguito l’articolo completo.

 

Chi sono i 100 comunicatori aziendali più influenti al mondo del 2022? A stilare la classifica ci pensa ogni anno, con il suo report The Influence 100, PRovoke Media, la media company che produce analisi, insight e news sulle tendenze più importanti del mondo della comunicazione d’impresa. Un ranking che rappresenta la più completa mappatura dei direttori della comunicazione e marketing più influenti, che hanno il maggior peso in termini di reputazione, anche perché nella maggior parte dei casi a diretto riporto di alcuni dei CEO più autorevoli del mondo.

Nella classifica c’è anche Lorenza Pigozzi, Direttore comunicazione e relazioni istituzionali di Mediobanca. Si tratta dell’unica italiana presente nel ranking nonché dell’unico corporate brand italiano.

Cosa emerge dal report? Innanzitutto, che le donne sono più numerose rispetto agli uomini per il terzo anno consecutivo, 57 contro 43. Una presenza femminile che è in continuo aumento nel tempo (erano 47 nel 2019, 54 nel 2020 e 55 nel 2021). A livello geografico, il 53% dei migliori direttori comunicazione lavora negli USA, seguiti dall’Europa (24%), dall’Asia (13%), dal Medioriente e dall’Africa (7%) e dall’America Latina (3%). In un’era sempre più tecnologica e digitale, non sorprende che il settore più rappresentato sia proprio quello della tecnologia /telecomunicazioni/elettronica (17%), seguito da finanza e i servizi (16%), beni di largo consumo (15%), healthcare (11%) e food e drink (11%).

Passiamo al background e alle esperienze professionali. In media i 100 comunicatori in classifica lavorano nella loro attuale azienda da 8,2 anni, con alcune personalità che hanno superato addirittura i 30 anni di servizio nella stessa società, come il recordman Masayoshi Shirayanagi, in Toyota da 38 anni, Conny Braams, in Unilever da 31 anni, Jan Runau, in Adidas da 30 anni e Bea Perez, in Coca-Cola da 28 anni. Il 97% dei nomi in lista ha almeno una laurea, con il 30% che ne possiede anche una specialistica. È interessante notare che la percentuale dei non laureati è in lieve aumento (il 3% contro il 2% del 2021). Chissà, forse nel tempo le competenze sempre più digitali ed eterogenee richieste per aver successo nelle pubbliche relazioni potrebbero avere un peso superiore rispetto ai titoli di studio. Per quanto riguarda il percorso formativo, i corsi da cui provengono i 100 sono per lo più: comunicazione, giornalismo, pubbliche relazioni, scienze politiche, relazioni internazionali e marketing.

A livello di budget gestiti, gli Influence 100 spendono per le pubbliche relazioni oltre $4,8 miliardi, in lieve aumento rispetto $4,7 miliardi del 2021, anche se ancora inferiore ai $6,5 miliardi registrati nel 2012, il primo anno del report. La reputazione è al centro della spesa: per il 66% sarà la priorità per il 2023. Seguono poi le iniziative di corporate and social responsibility/ESG (59%), lo sviluppo di contenuti anche per il marketing (56%), per i social e per il coinvolgimento dei collaboratori (entrambi 49%). Oltre un terzo (69%) gestisce poi team da oltre 100 persone, in aumento rispetto al 52% del 2021.

 

Fonte: primaonline.it

I risultati dell’indagine sul mercato della Comunicazione

Le insoddisfazioni, le esigenze e le aspettative dei professionisti del settore

21 luglio 2022 – I risultati dell’indagine, realizzata da ReteCoM svolta in collaborazione con Manageritalia e Astraricerche, non lasciano dubbi: i Comunicatori vogliono far sentire la loro voce ed avere un ruolo preciso nel mondo delle professioni certificate. L’indagine, diramata dalle nostre associazioni ai propri soci e diffuso anche in rete attraverso i social, ha prodotto 488 risposte, volontarie e consapevoli, che hanno permesso di avere una prima radiografia del mercato della Comunicazione.

Entrando nel dettaglio, i risultati più significativi riportano come il Comunicatore professionale operi per il 48,7% nel Nord-Ovest, per il 23,2% nel Nord-est, e per il 27,1% nel Centro-Sud; solo l’1% ha risposto lavora all’estero, confermando che oltre il 70% delle attività professionali si concentrano al Nord.
La domanda in quale area professionale ci si riconosce di più, posta in due modalità –  risposta multipla e risposta unica –  rileva uno dei dati più interessanti della figura del Comunicatore professionale: un solo professionista svolge e gestisce più attività che richiedono competenze multiple; i risultati con la risposta unica, hanno registrano che la maggioranza dei comunicatori si definisce “chief communication officer”, quindi in una figura apicale, con capacità di coordinamento e responsabilità di obiettivi e risorse.

La seconda parte del questionario è stata invece finalizzata ad esprimere il proprio parere sull’attuale situazione di mercato. Ed è in questa sezione che emergono i gap più significativi, innanzitutto l’insoddisfazione reddituale, il non riconoscimento pieno delle proprie competenze, e il gender pay gap, causato non da una differenza di trattamento economico, ma da uno sbilanciamento nei ruoli, che vede le donne “relegate” in quelli più esecutivi.

L’insoddisfazione reddituale riguarda ogni livello professionale, da chi ricopre ruoli apicali e percepisce redditi di oltre 90mila euro lordi/anno, a chi guadagna meno dei 30mila euro anno. Insoddisfazione causata da una considerazione inadeguata del valore della prestazione professionale, sia che si tratti di un dipendente sia che si tratti dei liberi professionisti; in realtà quest’ultimi denunciano una struttura reddituale discontinua se non precaria.

Fil rouge delle risposte: avere una rappresentanza, avere una “casa” per i Comunicatori. Il 76,5% di coloro che hanno partecipato all’indagine hanno espresso la necessità di un’associazione dedicata alla professione del Comunicatore, chiedendo rappresentanza, tutela, servizi, formazione e gestione dei processi di certificazione.

Fonte: ReteCoM

2022 Digital News Report: come evolve il consumo di notizie online

“Il Digital News Report 2022 di Reuters & Oxford offre una panoramica del mondo del giornalismo e dell’informazione sia a livello globale che per singolo paese. Numerose le sfide da affrontare visti i dati complessivi non incoraggianti sia in termini di fiducia che di interesse per le notizie nel panorama attuale caratterizzato da eccesso di informazione e minacce di fake news.”

L’undicesima edizione del Digital News Report, basata su dati provenienti da 6 continenti e 46 mercati, mira a far luce sulle questioni chiave che il settore deve affrontare. Il campione dal 2021 è ancora più globale, includendo India, Indonesia, Tailandia, Nigeria, Colombia e Perù, e permette di capire quanto sia diverso l’ambiente delle news al di fuori degli Stati Uniti e dell’Europa.

Questi i risultati principali a livello globale:

  • La fiducia nelle notizie è diminuita in quasi la metà dei Paesi dell’indagine ed è aumentata solo in sette, invertendo in parte i guadagni ottenuti all’apice della pandemia di Coronavirus. La Finlandia rimane il Paese con i livelli più alti di fiducia complessiva (69%), mentre la fiducia nelle notizie negli Stati Uniti è scesa di altri tre punti percentuali e rimane la più bassa (26%) nell’indagine.
  • Il consumo di media tradizionali, come la TV e la carta stampata, è diminuito ulteriormente nell’ultimo anno in quasi tutti i mercati (prima dell’invasione dell’Ucraina), mentre il consumo online e dei social non ha recuperato il divario. Mentre la maggioranza rimane molto coinvolta, altri si allontanano dai media e in alcuni casi si disconnettono del tutto dalle notizie. L’interesse per le notizie è diminuito drasticamente in tutti i mercati, passando dal 63% del 2017 al 51% del 2022. Nel frattempo, la percentuale di consumatori di notizie che dichiarano di evitarle, spesso o talvolta, è aumentata notevolmente nei vari Paesi.
  • Rispetto ai social media Facebook rimane il social network più utilizzato per le notizie, ma gli utenti sono più propensi a dire che vedono troppe notizie nel loro feed rispetto ad altri network. Inoltre, la fascia più giovane si rivolge maggiormente a TikTok che raggiunge il 40% dei giovani tra i 18 e i 24 anni, mentre il 15% utilizza la piattaforma per le notizie.

Interessanti anche i dati sull’Italia che mostrano un settore che vive ora pienamente l’impatto della transizione digitale:

  • fiducia nell’informazione: solo il 35% in media con appena il 13% e il 15% che ritengono che i media italiani siano indipendenti da indebite influenze politiche e commerciali, rispettivamente
  • fonti di informazione: online (75%) e TV (70%), social (47%), giornali (15% in caduta libera da anni).
  • bassa anche la percentuale di chi è disposto a pagare per le notizie: solo il 12% 
  • social più usati per le notizie: Facebook, WhatsApp e YouTube. TikTok (4%)

 

European Communication Monitor 2022: i principali highlights

Ferpi, l’associazione che rappresenta in Italia i professionisti delle Relazioni Pubbliche e della Comunicazione, sintetizza i principali highlights dell’European Communication Monitor 2022. Di seguito l’articolo completo.

 

Molti professionisti della comunicazione europei trascurano i dibattiti sulla diversità e l’inclusione; qualità della consulenza e uso delle tecnologie sono tra i temi più rilevanti. È stata pubblicata l’edizione 2022 dello studio empirico più approfondito sulla comunicazione e sulle relazioni pubbliche.

Sono stati pubblicati i risultati dell’Osservatorio europeo della comunicazione 2022. Quella di quest’anno è l’indagine più ampia sul mondo della comunicazione, basandosi su 1.672 interviste a professionisti della comunicazione provenienti da 43 Paesi europei.

Il rapporto completo è disponibile gratuitamente su www.communicationmonitor.eu e fornisce preziosi spunti per le relazioni pubbliche, la corporate communication e i public affairs.

Lo studio esamina come le evoluzioni sociali e culturali della contemporaneità siano state affrontate e implementate  all’interno nella comunità professionale dei comunicatori: dall’ambizione di riconoscere diversità, uguaglianza e inclusione, fino alla tendenza verso uno stile di leadership più empatico, dalla digitalizzazione dei dipartimenti comunicazione e delle agenzie di comunicazione, fino alle dinamiche consulenziali, con un focus sulle eccellenze ed analisi più dettagliate per 22 paesi.

L’italiana Stefania Romenti, Presidente di EUPRERA, parte dai numeri che provano la solidità dello European Communication Monitor: “16 anni di storia, oltre 1600 rispondenti, 43 i paesi dove sono stati raccolti i dati. Questi i numeri dell’Edizione 2022 dell’ECM, che continua a essere una delle più preziose fonti di informazione per il monitoraggio della professione dei comunicatori. La lettura dei dati rappresenta un importante momento di riflessione su dove sta andando la comunicazione oggi, quali sono le tendenze emergenti e gli aspetti più consolidati.”

La rigorosa selezione dei partecipanti ed il quadro di ricerca unico, basato su teorie consolidate e analisi statistiche, sono infatti le caratteristiche chiave dello studio che ancora una volta è stato condotto e supportato da un team globale di professori di comunicazione e relazioni pubbliche provenienti da università di tutto il mondo.

Il professor Ansgar Zerfass, ricercatore a capo dello studio e professore dell’Università di Lipsia, sottolinea: “Siamo attualmente sta vivendo una svolta in Europa. Molti concetti che ieri erano considerati scontati sono ora sotto scrutinio: la pacifica convivenza di nazioni e persone nella nostra regione, il ruolo della politica e dei media come attori di integrazione della società e la capacità dell’economia di guidare l’innovazione e lo sviluppo sostenibile. Queste dinamiche hanno un impatto enorme sul nostro campo, e sulla gestione della comunicazione delle organizzazioni. Se alcune tendenze sono piuttosto specifiche, diverse sono comuni a tutta Europa, come ci mostra questa edizione dello European Communication Monitor.”

Kim Larsen, Global Head of Communication and Brand Experience di ING e Presidente di EACD – European Association of Communication Directors, aggiunge: “In tempi di crisi, disruption e sfiducia, la comunicazione strategica è chiave per creare un terreno comune e una comprensione condivisa ove possibile. E se – come vediamo – c’è una sfiducia crescente nelle diverse società, se i fatti e le istituzioni sono messi in discussione,  i comunicatori possono assumere un ruolo fondamentale. Lo European Communication Monitor di quest’anno ha studiato argomenti in grado di influenzare l’efficacia della nostra professione negli anni a venire”.

Diversità, uguaglianza e inclusione come sfida per la professione

La 16a edizione dell’Osservatorio europeo della comunicazione esplora se e come il dibattito sulla diversità, l’uguaglianza e l’inclusione risuona nella pratica quotidiana della gestione della comunicazione in Europa. I risultati mostrano che solo un professionista su due ha seguito le tendenze e le discussioni globali (50,7%) sul tema. Circa lo stesso numero di intervistati conferma che la DE&I è molto discusso nel proprio Paese (49,5%). Un’organizzazione su due tiene conto dell’età, dell’etnia e del sesso durante la pianificazione e l’esecuzione della comunicazione iniziative. Invece hanno meno attenzione stato socioculturale, disabilità, visioni del mondo e opinioni politiche e convinzioni spirituali. La maggior parte dei professionisti riconosce che la diversità può avere un impatto sulla fiducia con stakeholder esterni ed interni, tenendo in considerazione attentamente i fattori di diversità durante la produzione di contenuti.

Durante i periodi di crisi, come la pandemia di COVID-19, si è discusso molto sul fatto che i leader delle organizzazioni possano e debbano comunicare con maggiore empatia. L’indagine esplora questo fenomeno insieme all’effetto leadership empatica ha sulla salute mentale, l’impegno e il benessere.

Tre professionisti della comunicazione su quattro (73,3%) testimoniano i tratti empatici della leadership communication e la maggior parte degli intervistati (56,7%) ammette che questa tendenza è aumentata nell’ultimo anno durante la pandemia. Un dato incoraggiante mostra che solo l’1% dei colleghi pare essere a rischio di burnout. La cosa più importante è che i professionisti che lavorano per un leader empatico in un dipartimento di comunicazione o agenzie sono significativamente più ingaggiati e mostrano migliori livelli di salute mentale.

Consulenza esterna in comunicazione: complessità, qualità e tendenze

La maggior parte dei professionisti della comunicazione in Europa ritiene che il bisogno di consulenza da parte degli stakeholder sia in aumento. Allo stesso modo, il 63,9% degli intervistati percepisce che il settore della consulenza è divenuto sempre più diversificato e complesso, e il 60,1% afferma che garantire la qualità della consulenza esterna sta diventando sempre più difficile. Alla domanda su quale sia la  dimensione più importante per garantire la qualità dei processi di consulenza, gli intervistati mettono le persone e il know-how dei consulenti al primo posto (l’89,9% lo considera importante o molto importante), seguito dalla capacità di project management (87,7%).

Una forte maggioranza di professionisti della comunicazione in Europa sostiene l’idea di riconoscere standard di qualità in ambito: il 67,8% è d’accordo con l’affermazione che la professione ha bisogno di standard generali per la valutazione dei consulenti e per garantire la qualità della consulenza nella comunicazione, mentre il 60,7% ritiene che anche la professione abbia bisogno di standard riconosciuti dai clienti.

CommTech e la trasformazione digitale delle comunicazioni

Scoperta piuttosto sorprendente di questo studio è che solo un terzo (35,5%) dei professionisti della comunicazione in tutta Europa hanno seguito da vicino il dibattito sull’utilizzo di software e servizi per la digitalizzazione della loro funzione (CommTech). Un po’ più della metà (55,2%) ritiene che queste tecnologie cambieranno la professione di comunicazione, i dipartimenti di comunicazione o le agenzie per cui lavorano, oltre al modo in cui lavorano personalmente. Ma ci sono enormi differenze tra paesi, senza una chiara tendenza regionale. Quando si tratta di valutare i rischi, un terzo di tutti gli intervistati pensa che le nuove tecnologie di comunicazione presentino svantaggi per la comunicazione con gli stakeholder.

La riluttanza ad affrontare il tema a livello individuale corrisponde ad un moderato livello di digitalizzazione dei dipartimenti e delle agenzie di comunicazione. Solo pochissime (6,2%) di queste unità hanno digitalizzato tutte le loro attività principali e stabilito un uso molto avanzato di CommTech. A parte questi innovatori, molti restano indietro nella pratica. Le sfide più grandi in l’adozione di CommTech non sono problemi tecnologici (es. prestazioni del software) o fattori umani (es. mancanza di competenze tra i comunicatori), ma fattori che indicano deficit organizzativi all’interno delle diverse strutture.

Spesso le attività e i processi di comunicazione non sono preparati per la digitalizzazione (38,5%).  Gli ostacoli menzionati sono strutture e culture poco flessibili, oltre alla mancanza di collaborazione coni dipartimenti IT (44,7%).

Highlights

Lo European Communication Monitor 2022 ha coinvolto professionisti della comunicazione in 43 paesi, ecco i principali highlights:

  • Diversità, uguaglianza e inclusione stanno influenzando le politiche organizzative e le comunicazioni in tutto il mondo, ma solo un comunicatore su due in Europa ha seguito da vicino le tendenze e le discussioni globali in questo settore
  • La maggior parte dei professionisti ha sperimentato tratti empatici dai leader della comunicazione; questo ha un significato impatto positivo sull’impegno, sul coinvolgimento e sulla salute mentale
  • Ad oggi, pochissimi dipartimenti di comunicazione hanno stabilito un uso avanzato delle tecnologie di comunicazione digitalizzando flussi di lavoro interni e attività di comunicazione – le strutture organizzative sono identificate come l’ostacolo principale alla rapida trasformazione
  • La qualità della consulenza nelle comunicazioni è difficilmente riconosciuta; tre intervistati su quattro vorrebbero vedere standard condivisi dai consulenti e dai clienti stessi.

Lo studio rivela differenze significative tra Paesi europei, così come tra aziende e organizzazioni non profit 

Fonte: Ferpi.it

Articolo di Biagio Oppi