Pubblicata la norma UNI sul Comunicatore Professionale

E’ stata pubblicata oggi la nuova edizione della norma UNI 11483 sulla figura del comunicatore professionale, un professionista che si occupa della comunicazione come asset strategico di sviluppo di istituzioni, organizzazioni pubbliche, private e non profit, svolgendo un’attività a forte contenuto intellettuale e multidisciplinare di tipo esecutivo e manageriale (a seconda del livello) in qualità di libero professionista, imprenditore, dipendente o mediante altre forme contrattuali conformi alle normative vigenti. Si tratta di un’attività manageriale per la quale è richiesta una formazione culturale, etica, scientifica, metodologica, tecnica e tecnologica che può essere ottenuta mediante percorsi di istruzione formale, non formale o informale.Una professione che non può certo essere improvvisata e che richiede conoscenze, abilità e livelli di autonomia e responsabilità ben definiti soprattutto in un momento in cui la comunicazione riveste un ruolo sempre più importante (nelle imprese e nelle istituzioni) e che deve essere quindi affidata a professionisti qualificati.
Ed è questo il motivo che ha portato UNI e gli stakeholder presenti al tavolo UNI/CT 006/GL 06 “Figure professionali operanti nell’ambito della comunicazione” ad aggiornare la precedente versione della norma, risalente al 2013.
La nuova norma UNI individua cinque ambiti di riferimento e i corrispondenti profili specialistici definendo sia i compiti comuni a tutti i profili professionali sia i compiti specifici di ogni profilo specialistico.

I cinque ambiti sono:

  • la comunicazione pubblica e istituzionale, la comunicazione di impresa
  • la comunicazione tecnica
  • la comunicazione politica
  • la comunicazione sociale per il terzo settore.

 

In termini di competenze, a seconda dei livelli di autonomia e responsabilità ricoperti da questo professionista, la norma individua tre livelli: Junior (colui che si approccia al mondo della comunicazione professionale), Expert (il professionista che ha già acquisito competenze ed esperienze nel settore) e Senior (la figura apicale che governa strategie e processi della comunicazione).

Si tratta di un soggetto professionale in grado di relazionarsi con i vertici aziendali e le risorse professionali, di gestire budget, di garantire il raggiungimento degli obiettivi di notorietà e sviluppo delle organizzazioni, quindi di governare processi complessi” spiega Rita Palumbo (Consigliere Confcommercio Imprese per l’Italia, Segretario Generale FERPI , Relatrice della norma UNI). “Ecco, l’aspetto innovativo di questa norma – oggi più che mai necessaria – è proprio la definizione di valenza manageriale del comunicatore professionale il quale – grazie anche alla norma UNI – assume un livello di responsabilità e di condivisione delle strategie, degli obiettivi e delle modalità di intervento mai evidenziato prima”.
Questa figura professionale” – dichiara Eliana Lanza (Coordinatrice del gruppo di lavoro UNI – Tesoriere FERPI) – “si è evoluta nel corso del tempo di pari passo con lo sviluppo del tessuto economico e industriale del nostro Paese”.
Per mettere a punto la nuova versione della norma abbiamo intercettato le necessità dei comunicatori d’impresa, dei relatori pubblici, degli autori, dei redattori tecnici, dei media manager e dei social media manager e tutte queste professionalità devono avere un comune denominatore che le renda riconoscibili e rilevanti rispetto al mercato. E questo” – conclude Lanza – “può avvenire solo attraverso la norma UNI 11483 che definisce appunto i compiti, le conoscenze, le abilità e i livelli di autonomia e responsabilità che il comunicatore deve possedere per esercitare questa professione”.
La norma UNI 11483:2021 è importante e sarà determinante anche ai fini della formazione professionale e continua che potremo realizzare in conformità a questa norma” – spiega Tiziana Sicilia (Presidente COM&TEC e tekom Europe – Imprenditrice ed Esperta del gruppo di lavoro UNI). “In collaborazione con gli Enti di Accreditamento, Valutazione e
Certificazione delle competenze e abilità lavoreremo per progettare e realizzare opportunità di formazione e aggiornamento
per i Comunicatori Professionali, in tutti i loro ambiti di attività, e per le organizzazioni dei vari settori, anche secondo la Legge 4/2013
”. “Questa norma – conclude Tiziana Sicilia – risponde alle richieste e aspettative del mercato anche dal punto di vista delle opportunità di crescita, sviluppo e competitività di un settore che offre professionalità e competenza fortemente richieste, trasversali e caratterizzate da una forte spinta innovativa e tecnologica. Per la realizzazione dei contenuti abbiamo considerato il QNQ (Quadro Nazionale delle Qualificazioni) e l’EQF (European Qualification Framework) per attribuire a questa norma anche un profondo respiro internazionale. La nuova UNI 11483 a livello strategico, progettuale, operativo e di visione verso il futuro attribuisce ai Comunicatori Professionali il giusto ruolo e valore”.

Guarda le videointerviste a Eliana Lanza, Rita Palumbo e Tiziana Sicilia.

I contenuti della UNI 11483:2021 saranno approfonditi nel corso di un webinar che si terrà il 30 settembre prossimo. In vista dell’incontro, è possibile anticipare eventuali quesiti sulla norma scrivendo a normazione@uni.com .

La partecipazione al webinar è gratuita previa iscrizione all’indirizzo:https://bit.ly/Comunprof

INPGI: sono solo pensioni

Nessun commissariamento e un altro slittamento fino al 31 dicembre 2021, ma con una novità che cambia il registro di marcia: una Commissione Tecnica costituita da rappresentanti dei ministeri del Lavoro, dell’Economia, della Presidenza del Consiglio dei Ministri, da INPGI e da INPS.

Non fa parte della commissione la FNS, il sindacato dei giornalisti. Il “salvataggio” dell’INPGI non ha nulla a che fare con la “libertà di stampa” perché il dissesto è conseguenza della crisi dell’editoria e del disequilibrio pensionistico: da anni diminuiscono i contribuenti attivi – giornalisti assunti – e aumentano i pensionati, grazie anche ai prepensionamenti consentiti dalle politiche di sostegno all’editoria.

La soluzione prospettata dai vertici INPGI, ripetuta a dispetto dell’evidenza, è l’allargamento della platea ad altre figure professionali, comunicatori, grafici, poligrafici, web master e chi più ne ha più ne metta. Allargamento che ha ricevuto opposizioni motivate e decise, non solo da parte dei lavoratori dei comparti ipotizzati, ma anche dall’interno del mondo giornalistico.

La  “mini riforma” che penalizza gli iscritti e non risolve i conti  dell’INPGI, ha ulteriormente accentuato i malumori  tra i giornalisti, ma è dopo l’audizione alla Commissione parlamentare per il controllo degli Enti previdenziali del presidente dell’INPS Pasquale Tridico, che lo scenario è cambiato.

La Commissione Tecnica ha tempo fino al 20 ottobre prossimo, per approfondire ed indagare nel merito la questione INPGI per poter poi dar corso a soluzioni fattibili, eque e durature nel tempo.

Non ci resta che aspettare con fiducia quella scadenza, perché, finalmente, l’attenzione si è spostata da singolo problema (il salvataggio di un Istituto previdenziale privato) al contesto generale dove il tema centrale è il lavoro che genera valore e occupazione. Occupazione attiva e di valore di cui necessita soprattutto il sistema editoriale e giornalistico.

ReteCoM: contributi dei comunicatori all’INPGI. Tutti i motivi del no

Prima puntata 

Quando nell’autunno del 2019 le sette organizzazioni che oggi rappresentano ReteCoM, la Rete tra le Associazioni per la Comunicazione e il Management, scesero in campo alzando gli scudi a difesa dei propri iscritti, l’hashtag fu #INPGIancheNO.

Da allora motiviamo punto per punto il perché di quel no. Da allora chiediamo un Tavolo Tecnico permanente con Istituzioni e Parti sociali.

In attesa di quel confronto non più rinviabile, riteniamo sempre più urgente sottolineare perché il ventilato trasferimento dei contributi di migliaia di Comunicatori dall’INPS all’INPGI si tradurrebbe in un’operazione non solo iniqua e ma anche inefficace sul piano economico.

Un’operazione legislativa di natura puramente contabile provocherebbe effetti penalizzanti, sia per i professionisti della Comunicazione, in termini di orizzonte pensionistico, sia per il Fondo pensione lavoratori dipendenti INPS, in termini di minori entrate contributive. Un’operazione legislativa che lascerebbe non pochi dubbi considerato che le risorse derivanti dai contributi dei comunicatori sarebbero destinati ad una cassa previdenziale di natura privatistica, che per anni ha concesso trattamenti previdenziali ed assistenziali eccessivamente generosi.

I dubbi sono tanti, così come tante sono le domande cui chiediamo risposte.

Per comprendere e contribuire al dibattito in modo costruttivo, abbiamo elaborato – su dati e informazioni di fonti ufficiali INPS e INPGI – un raffronto tra i due sistemi pensionistici.

Il raffronto dimostra che esistono molte sperequazioni tra i trattamenti dell’ente pubblico e quelli dell’ente privato; sperequazioni che intervengono in modo considerevole sul dissesto finanziario dell’INPGI. Quei trattamenti sono stati concessi senza considerarne né gli effetti sulla sostenibilità del sistema, né la grave crisi del settore, che ha fatto precipitare il numero dei nuovi contribuenti ben oltre gli effetti del calo demografico.

ReteCoM, fin da quando si è iniziato ad ipotizzare la misura in esame, ha sottolineato che le criticità di gestione dell’INPGI – ammesse pubblicamente anche dai vertici della Cassa – non possono essere risolte obbligando migliaia di soggetti a cambiare ente previdenziale, peraltro con le difficoltà che ne deriverebbero nell’uniformare le prestazioni di due enti così profondamente diversi.

La “deportazione” forse rinvierebbe il problema nell’immediato, impedendo il commissariamento dell’Istituto, ma condannerebbe i comunicatori subentrati e i giornalisti presenti ad un futuro previdenziale incerto, aprendo un percorso costellato da possibili e numerosi contenziosi.

Pensiamo alla possibile dispersione contributiva e alle difficoltà di ricongiungimento, a fine carriera, dei contributi INPS e INPGI.

A tutto ciò si aggiunge un’altra questione di non facile risoluzione: è difficile individuare correttamente i soggetti coinvolti.  Quanti e quali sarebbero i soggetti passivi di questa operazione? In realtà non ci sono numeri certi. Si stima siano circa 20mila i lavoratori che agiscono sui processi di comunicazione a vari livelli, tradizionale e digitale e con diversi gradi di autonomia e responsabilità proprio all’interno delle imprese.

È stato dimostrato, anche da fonti governative, che l’allargamento della platea contributiva con l’ingresso forzato di altre categorie professionali (per esempio i comunicatori della Pubblica Amministrazione i cui contributi ammonterebbero a poco più di 50 milioni di Euro l’anno), era e resta insufficiente a salvare l’Istituto previdenziale dei giornalisti e non sarebbe comunque in grado di coprire gli oltre 200 milioni annui necessari a portare l’INPGI definitivamente fuori dalla situazione drammatica in cui si trova.

È urgente e necessario, quindi, un confronto costruttivo e trasparente basato sui numeri.

 

Giornalisti, comunicatori e salvataggio INPGI: facciamo chiarezza. Anzi avviamo il confronto

di Rita Palumbo

La fine di ogni anno è dedicata ai bilanci. Sulla “questione INPGI”, invece, si è ai primi passi di un percorso che non sarà certo facile.
Le questioni sono tante e troppi gli interessi di parte, ma la conferenza stampa congiunta promossa dalle Reti delle associazioni della comunicazione è stato un segnale forte e chiaro che non è stato ignorato dai media: trasparenza, informazione e coinvolgimento su decisioni che riguardano le differenze tra la professione del giornalista e quelle dei comunicatori, i contratti collettivi nazionali di lavoro consolidati nel tempo e il sistema previdenziale pubblico.

Confronto istituzionale, quindi, per salvaguardare ruolo, diritti e pensioni dei comunicatori. Solidarietà e volontà a sostegno di ruolo, diritti e pensioni dei giornalisti. La proposta, fino ad ora ignorata dalle Istituzioni: un Tavolo Tecnico istituito dal governo che coinvolga tutti i soggetti interessati, non solo giornalisti e comunicatori ma anche gli istituti di previdenza pubblica e privati e gli esperti della materia.

La conferenza stampa congiunta tra le associazioni della comunicazione è riuscita a sottolineare che la questione “salva INPGI” non riguarda sono i comunicatori, ma sia il diritto alla tutela previdenziale di tutti, sia la sostenibilità nel lungo termine degli enti previdenziali.
Tutte le proposte legislative – per fortuna fino ad ora bocciate – sono state poco chiare sulla sostenibilità finanziaria e soprattutto sulla legalità dell’operazione: perché (tentare di) salvare un Istituto previdenziale privato con i contributi di un numero indefinibile di contribuenti, generando una perdita per l’INPS di circa 100milioni all’anno? Perdita che graverebbe su tutti i cittadini italiani in termini di fiscalità generale, senza contare il numero elevatissimo dí ricorsi a cui si andrebbe inevitabilmente incontro. E comunque 100milioni all’anno non basterebbero all’INPGI che ha un fabbisogno annuale di 180 milioni.

Questa è la reale situazione, non quella prodotta dalla campagna di disinformazione fatta ad arte per nascondere le conseguenze di un provvedimento legislativo imposto e non condiviso.
Le domande sono d’obbligo: perché privilegiare una categoria a dispetto di un’altra? E soprattutto, perché i rappresentanti delle associazioni del mondo della comunicazione non sono mai state coinvolte? Le proposte legislative fino ad ora presentate rispondono ad un mero modello contabile che punta soprattutto ad evitare il commissariamento dell’INPGI e forse a nascondere anche informazioni fondamentali, come quelle della Corte di Conti che nella recente relazione quadrimestrale delle SEZIONI RIUNITE IN SEDE DI CONTROLLO (Presiedute da Enrica Laterza) sulla tipologia delle coperture adottate e sulle tecniche di quantificazione degli oneri. Leggi pubblicate nel quadrimestre maggio – agosto 2019 (articolo 17, comma 9, della legge 31 dicembre 2009, n. 196), riportata sul sito https://banchedati.corteconti.it/documentDetail/SSRRCO/16/2019/RQ alle pagine 23 e 24 viene così testualmente citata la norma contenuta nell’art. 16 quinquies della legge Crescita del 28 giugno 2019 n. 58, riguardante l’ingresso nell’INPGI dei comunicatori a partire dal 2023:
Quanto a singole coperture poi, per l’art. 16-quinquies, comma 2 in particolare (INPGI), a parte la scarsa chiarezza del meccanismo normativo basato su ipotesi, si registra una compensazione a valere dei minori oneri di cui al provvedimento quali si dovrebbero registrare a partire dal 2023: non viene individuata però una misura specifica che sia in grado di fornire, a partire dall’esercizio citato, le necessarie disponibilità, di cui è ignota peraltro la natura (se si tratti cioè di risorse di bilancio ovvero di autorizzazioni legislative di spesa)“.
L’allargamento per legge della platea contributiva dell’INPGI non ha alcun equilibrio, da qualsiasi angolazione venga esaminato. E di questo parere sono anche il presidente INPS Pasquale Tridico, l’economista e già presidente INPS Tito Boeri e il Consigliere Economico della Presidenza del Consiglio, Alberto Brambilla.

Ultimo, ma non certo per importanza, tema nodale della questione riguarda le differenze tra le professioni del giornalista e quelle dei comunicatori. Per usare una metafora: l’Informazione e la Comunicazione sono due binari paralleli di un sistema ferroviario a tecnologia avanzata, che solo in alcuni punti si intersecano. Questi punti di incontro non hanno nulla a che fare con la previdenza. E nessun tipo di confronto sulla complessità delle nostre professioni può partire dal salvataggio dell’INPGI. Quindi ricominciamo daccapo: le nostre parole d’ordine sono realismo, fattibilità, rispetto del lavoro e dei diritti di tutti. Solo a queste condizioni potremo parlare di mercato, di previdenza e di evoluzione tecnologica e avviare un confronto che punti alla valorizzazione delle nostre professioni.

Guarda il video della conferenza.

Articoli sul tema:

Sul tema:

https://www.ferpi.it/news/inpgi-i-comunicatori-chiedono-chiarezza-urgente-costituire-un-tavolo-tecnico

Salvataggio INPGI: i comunicatori non possono risanare la cassa previdenziale dei giornalisti

INPGI: i comunicatori contro l’allargamento della base contributiva e la strumentale generalizzazione

Salvataggio INPGI: la ferma opposizione delle associazioni della comunicazione

INPGI e Decreto Crescita: la verità sul salvataggio

Giornalisti e comunicatori, necessario lavorare insieme per ridefinire le nuove professioni

Norma-ponte per salvare l’INPGI

Relazioni Pubbliche: le previsioni di mercato 2020

Attese positive per il futuro del comparto delle Relazioni Pubbliche anche se con toni più cauti rispetto a un anno fa, è quanto si evince dal World Report ICCO 2020, l’Indagine sviluppata dall’International Communications Consultancy Organisation – l’organizzazione globale che riunisce le Associazioni di Categoria di 66 Paesi, cui ha partecipato anche Assorel, socio italiano e fondatore di ICCO.

Le singole Associazioni, in rappresentanza di circa 3.000 imprese di Comunicazione e PR, hanno sottolineato alcuni dei fattori principali che determinano sfide e opportunità per il comparto, tra i quali emergono: la crescente necessità per le aziende di dimostrare il proprio “ruolo sociale” (Purpose), Climate Change, Diversity & Inclusion, Data Privacy, l’etica nello sviluppo dell’intelligenza artificiale e il rapporto tra giovani e informazione.

Per quanto riguarda le richieste dei clienti, su scala globale, a farla da padrone è la Corporate Reputation (41%), seguita da Product Marketing & Sales (35%) e Issue & Crisis Management (8%).

Parlando di risorse umane invece, il Report evidenzia che nei prossimi 10 anni il settore delle PR accoglierà talenti con skill legati a Ricerca e Pianificazione (44%), Analytics e Misurazione (42%), Creatività (37%), Consulenza in caso di Crisi (28%) e Creazione contenuti multimediali (22%).

Per l’anno 2019, il report evidenzia per la regione dell’Europa Occidentale una crescita in queste aree (in ordine di importanza):

1. Corporate Reputation
2. Strategic Consulting
3. Social media & community management

L’outlook sulla crescita attesa in Europa Occidentale per i prossimi 5 anni si focalizza su questi servizi:

1. Strategic Consulting
2. Corporate Reputation
3. Purpose and CSR

I settori dove si è registrata la maggior crescita nel 2019 in Europa Occidentale sono:

1. Technology
2. Healthcare
3. Financial and professional services

I settori considerati a maggior potenziale di crescita per i prossimi 5 anni in Europa Occidentale sono:

1. Technology
2. Healthcare
3. Industrial & manufacturing

“Il pianeta ha bisogno, oggi più che mai, di comunicatori capaci di creare dialogo tra audience altamente polarizzate e intellettualmente isolate. In questo scenario, la rivoluzione tecnologica in atto può rappresentare sia un’opportunità per mettere in contatto prospettive di pensiero diverse sia un elemento di ulteriore radicalizzazione delle opinioni. Le relazioni pubbliche giocano un ruolo importante nella definizione dell’etica, dei confini e delle conseguenze di questa rivoluzione, iniziando dal dibattito sullo sviluppo dell’intelligenza artificiale”, afferma Massimo Moriconi Amministratore Delegato di Omnicom PR Group Italia e Rappresentante per l’Italia nel Board of Management di ICCO come Delegato Assorel.

“Inoltre – prosegue Moriconi – il report di ICCO evidenzia la rilevanza della consulenza strategica in comunicazione per gli anni a venire. Nell’era del ruolo sociale della marca, alle aziende viene chiesto di dimostrare qual è il contributo che apportano alla società in cui operano. Oggi, comunicare in modo efficace ‘il perché’ un brand esiste, diventa contemporaneamente un’opportunità di supporto alle vendite e di rafforzamento della reputazione”.

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Gender gap ancora molto diffuso nel mercato delle Rp

Presentati in occasione dell’ICCO Global Summit i risultati della ricerca GWPR ANNUAL INDEX che evidenzia come la disparità di genere sia ancora un fenomeno diffuso nell’industria delle PR.

Global Women in PR, la rete internazionale di donne leader nel settore delle PR e della Comunicazione, ha presentato in occasione dell’ICCO Global Summit i risultati della ricerca GWPR ANNUAL INDEX che ritrae la condizione del lavoro femminile nel mondo delle PR.
La ricerca, che ha coinvolto professionisti delle PR di 37 Paesi, ha evidenziato uno scenario caratterizzato da una significativa disparità di genere. Nonostante la presenza femminile nel panorama lavorativo delle PR rappresenti i due terzi dell’intera forza lavoro, quando si tratta di posizioni apicali la situazione è ben diversa: il 62% dei leader aziendali è infatti di sesso maschile.
Nonostante promuovere l’inclusione e la diversità ai vertici delle aziende abbia un impatto diretto sul business – come ampiamente documentato da studi e ricerche, tra cui la recente indagine di McKinsey – nell’ambito delle PR c’è ancora molta strada da percorrere. Tra i dati emersi dal GWPR ANNUAL INDEX è interessante osservare come ben il 64% degli intervistati ritenga che una maggiore presenza di donne nei consigli di amministrazione migliorerebbe i risultati di business, mentre un significativo 81% dichiari che andrebbe incentivato l’accesso delle donne a posizioni di leadership.
L’indagine ha inoltre evidenziato come le donne abbiano maggiori difficoltà ad accedere ai benefit legati alla crescita professionale come le iniziative di mentoring, le opportunità di formazione e di networking, i bonus basati sulle performance e, non ultimo, le promozioni. Non sorprende dunque che tale situazione possa penalizzare la crescita professionale delle donne impegnate nel settore delle PR.

Inoltre, il GWPR ANNUAL INDEX ha analizzato le variabili che impediscono alle donne di progredire verso ruoli di responsabilità. La maggior parte degli intervistati ritiene che le responsabilità connesse alla cura dei figli (80%) rappresentino il principale ostacolo alla crescita professionale. Più di un terzo (35%) del campione è convinto che le incombenze familiari abbiano avuto un impatto negativo sulla propria carriera e il 42% delle donne afferma di essere l’unica a farsi carico delle questioni domestiche.
L’indagine ha mostrato chiaramente che essere donne e madri costituisce un freno alla carriera femminile. Il 39% degli intervistati ritiene che le donne con figli abbiano maggiori difficoltà ad ottenere una promozione, mentre per quanto riguarda gli uomini, l’essere padre influirebbe sull’avanzamento di carriera solo per il 2%.

Un altro dato allarmante riguarda i congedi parentali retribuiti: il 24% dei genitori che ha preso parte all’indagine ha infatti dichiarato di non averne potuto godere.
Oltre due terzi (67%) ritiene che lo scarso equilibrio tra lavoro e tempo libero, tipico dei ruoli dirigenziali, impedisca alle donne di accedervi.
Alla luce di quanto emerso, è necessario chiedersi cosa possono fare le aziende per evitare la perdita di talenti femminili e creare team dirigenziali più paritari.
La parola d’ordine è “flessibilità”: la possibilità di usufruire di modalità di smart working è una delle richieste prioritarie per il 70% delle donne intervistate. Di queste, il 47% trova vantaggioso poter lavorare da remoto, mentre il 40% desidererebbe orari flessibili. Tuttavia, un quinto delle donne (20%) teme che il lavoro flessibile possa essere percepito in modo negativo dall’azienda per la quale lavorano.
Il GWPR ANNUAL INDEX si è infine soffermato sull’analisi di una questione molto seria: le molestie sessuali sul luogo di lavoro. Un terzo delle donne intervistate è stata vittima di comportamenti inappropriati: il 60% non ha denunciato l’episodio al datore di lavoro e più di un terzo (35%) ha dichiarato che la propria azienda non ha alcuna policy né specifiche attività di formazione per prevenire e/o isolare comportamenti legati al sexual harassment.

Melissa Waggener Zorkin, Global CEO e fondatrice di Waggener Edstromm, ha commentato così quanto emerso dalla ricerca: “I dati confermano uno scenario inaccettabile: non possiamo semplicemente aspettare che il nostro settore decida di prendere dei provvedimenti in merito ma dobbiamo capire come possiamo agire per ottenere un cambiamento immediato. È necessario far sì che ogni lavoratore possa svolgere un ruolo nel definire un percorso migliore. È nostro compito, in qualità di dirigenti, impegnarci affinché ciò avvenga. Per quanto mi riguarda, significa garantire parità di genere ad ogni livello della mia azienda”.

Nitin Mantri, Presidente di ICCO ha commentato: “Il settore delle PR deve agire adesso. C’è bisogno di più iniziative di mentorship, parità di retribuzione, orari flessibili che consentano di conciliare vita professionale e impegni famigliari, oltre a programmi che incentivino il rientro al lavoro dopo i periodi di inattività. È altresì fondamentale debellare gli stereotipi di genere e cambiare mentalità. Il sessismo è ancora oggi presente all’interno di molte aziende e dobbiamo dunque promuovere una formazione specifica per fronteggiare pregiudizi e preconcetti”.

Angela Oakes, Co-Fondatrice di GWPR ha dichiarato “I risultati emersi tratteggiano un quadro dettagliato dell’occupazione femminile nelle PR. Più cresce la nostra comprensione del contesto, più il GWPR ANNUAL INDEX potrà attestarsi come punto di riferimento per quanto concerne il tema della parità di genere nel nostro settore. Siamo fermamente convinti che solo approfondendo ed analizzando con attenzione la questione della disparità di genere nel mondo del lavoro sarà possibile apportare i cambiamenti necessari a migliorare il nostro business e il futuro delle donne che operano nel settore delle PR.”

Qui il link alla ricerca completa: https://globalwpr.com/download/gwpr-annual-index-2019/

Informazioni sulla ricerca
Sponsorizzato e condotto dalla società di ricerca Opinium, il GWPR ANNUAL INDEX fa parte di un piano quinquennale che punta ad identificare le problematiche che coinvolgono le donne che operano nel settore delle PR in tutto il mondo e a misurare i progressi compiuti per il raggiungimento della parità di genere. La ricerca è stata svolta online nei mesi di luglio/agosto 2019 e ha registrato la partecipazione di 678 professionisti delle PR.

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8 marzo 2019: soffitti di cristallo ancora di attualità

Troppe poche le donne CEO nel mondo. Troppi, ancora, i pregiudizi, troppe le difficoltà quotidiane. Quale potrà essere la chiave di volta per metter fine alle differenze di genere nel lavoro?

Oggi, 8 marzo 2019, la Commissione Europea ha pubblicato la Relazione sulla parità tra donne e uomini nell’UE 2016-2019. Nell’introduzione al Rapporto, Vĕra Jourová, Commissario per la giustizia e la parità di genere ha scritto: “… mentre l’Europa ha compiuto negli ultimi anni progressi graduali, grazie all’intenso lavoro a livello locale, nazionale ed europeo, la parità di genere è ancora lontana, in particolare nel mercato del lavoro, dove si registrano disparità delle retribuzioni e delle pensioni. Troppe poche le donne al comando delle imprese e delle istituzioni….”.

La parità di genere è uno degli obiettivi strategici della Commissione europea. L’impegno si concentra su 5 settori prioritari:

  • aumentare la partecipazione al mercato del lavoro femminile e l’indipendenza economica di donne e uomini
  • ridurre le differenze retributive e i divari pensionistici e quindi combattere la povertà tra le donne
  • promuovere l’uguaglianza tra donne e uomini nel processo decisionale
  • combattere la violenza di genere, proteggere e sostenere le vittime
  • promuovere la parità di genere e dei diritti delle donne in tutto il mondo

 

L’impegno strategico definisce gli obiettivi in ciascuna di queste aree prioritarie e identifica più di 30 azioni concrete. L’impegno per la parità di genere sarà integrato in tutte le politiche dell’UE e nei programmi di finanziamento dell’UE.

Otto marzo alla prova del “soffitto di cristallo”: nell’UE solo il 6,5% dei CEO è donna


 

MarCom: crescono i compensi

Crescono quasi dell’1% gli stipendi degli impiegati nella funzione marketing e comunicazione mentre i Quadri registrano un trend lievemente negativo (-0,2%). Pesano esperienza e dimensione dell’azienda, ma è l’età a determinare scostamenti anche del 39%.

Sono queste le domande alle quali dà una risposta la Guida alle retribuzioni dei professionisti nell’ambito marketing e comunicazione realizzata da Spring in collaborazione con Job Pricing che analizza ben 400.000 casi in Italia.

L’andamento dell’ultimo anno premia gli Impiegati, la cui RAL è aumentata dello 0,9% (su scala nazionale si rileva un calo dello 0,1%). I Quadri hanno mediamente percepito una retribuzione fissa di 54.721 €, valore superiore alla media nazionale di circa 600 €. Si tratta della 3^ famiglia professionale più pagata fra le 9 analizzate.

Gli Impiegati della funzione Marketing & Comunicazione presentano invece nel 2018 una RAL media pari 30.236 €, inferiore di circa 540 euro rispetto alla RAL media nazionale. Nella graduatoria tra famiglie professionali, gli Impiegati si posizionano al 5° posto.

Dall’analisi emerge che l’esperienza e l’età pesano maggiormente sugli stipendi degli impiegati. Un impiegato con più di 5 anni di esperienza arriva a percepire il 16,9 in più rispetto a un collega con meno di 2 anni (3.8% se si tratta di quadri), mentre un ultracinquantacinquenne arriva a percepire il 39% in più in busta paga rispetto a un collega tra i 25 e i 34 anni (16,6% se si tratta di quadri). Anche se si analizza la dimensione delle aziende lo stipendio degli impiegati è quello che varia più significativamente (+29,4% rispetto al +11,5% se si tratta di quadri: un impiegato in una microimpresa guadagna meno di 27 mila euro, oltre 34 se lavora in una grande azienda).

Le industry e i ruoli

Per i quadri del marketing e della comunicazione è il settore alimentari e bevande ad offrire i compensi più alti (58.971 euro lordi annui (con una parte variabile pari al 10,8%). Fra gli impiegati è il  settore oil &gas che  presenta la retribuzione media più elevata (34.631 euro l’anno con una parte variabile pari al 9,6%).

Le differenze regionali

A livello regionale, i quadri che operano in Friuli scalzano i colleghi Liguri al primo posto l’anno scorso e percepiscono la RAL più alta (56.934 euro l’anno) mentre in Valle D’Aosta la più bassa (48.302 euro l’anno), con una differenza di quasi 9.000 euro l’anno. Tra gli impiegati invece sono i Lombardi a ricevere lo stipendio più alto, gli unici sopra i 31 mila euro l’anno e gli Abruzzesi quello più basso (25.517 euro l’anno, 6.000 euro in meno dei colleghi del nord).

 

L’impresa è femminile

L’impresa è femminile perché il mondo dell’imprenditoria vira verso il rosa, non a passi da gigante ma con decisione, grazie a capitane d’impresa che reinventano linguaggi e modelli di business.  Le donne che decidono di fare impresa crescono di anno in anno e oltre il 70% di loro sceglie il terziario di mercato.
L’impresa è femminile perché gestire un’attività in proprio per una donna rischia di essere ogni giorno un’impresa nell’impresa, tra resistenze culturali, abitudini sociali e esigenze naturali.
L’impresa è femminile perché il genere vale più di quanto conta.
Impresa è femminile è l’occasione per tante imprenditrici, aspiranti tali, dirigenti e libere pensatrici per conoscersi e confrontarsi. E per farlo insieme alle istituzioni del territorio (Comune di Milano e Regione Lombardia), alla Fondazione Marisa Bellisario che si occupa di crescita e lavoro al femminile e a Confcommercio Milano Lodi Monza e Brianza, la più grande rappresentanza di impresa nel commercio e nei servizi del territorio.
Una mattinata, due momenti di plenaria, cinque tavoli, dieci buoni consigli, metà per la politica, metà dedicati dalle imprenditrici alle imprenditrici: un punto di arrivo e punto di inizio.

Nella prima parte dell’evento, in sessione plenaria, la presentazione dei dati della ricerca che ha avuto come campione le donne con cariche sociali di Confcommercio MIlano, Lodi, Monza e Brianza.

I 5 tavoli nascono da 5 temi di interesse identificati grazie ad un’indagine sui bisogni delle imprenditrici e prendono vita intorno a 5 straordinarie figure pivot diverse tra loro ma ugualmente appassionate.

  • Comunicazione | Veronica Benini, Ispiratrice al femminile, Spora, Stiletto Academy
  • Impegno sociale | Patrizia Fontana, Headhunter, Talent in Motion, Forum della Meritocrazia
  • Innovazione | Ilaria Puddu, Imprenditrice, food startupper, creatrice di format gastronomici
  • Sostenibilità | Roberta Talarico, Strategic Advisor, Bye – Be Your Essence, Impact Builder
  • Cultura | Andreè Ruth Shammah, Regista teatrale, imprenditrice, Teatro Franco Parenti

L’incontro, promosso dal Gruppo Terziario Donna di Confcommercio Milano, Lodi, Monza e Brianza e dalla Fondazione Marisa Bellisario, si è tenuto martedì 15 ottobre  alle ore 09.30 presso Palazzo Bovara (corso Venezia, 51) a Milano. Ed è stato un vero successo, sia per il format che per i contenuti emersi.

Prossimo appuntamento: ottobre 2020.

La sintesi della ricerca a cura di Rita Palumbo

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