Pubblicata la norma UNI sul Comunicatore Professionale

E’ stata pubblicata oggi la nuova edizione della norma UNI 11483 sulla figura del comunicatore professionale, un professionista che si occupa della comunicazione come asset strategico di sviluppo di istituzioni, organizzazioni pubbliche, private e non profit, svolgendo un’attività a forte contenuto intellettuale e multidisciplinare di tipo esecutivo e manageriale (a seconda del livello) in qualità di libero professionista, imprenditore, dipendente o mediante altre forme contrattuali conformi alle normative vigenti. Si tratta di un’attività manageriale per la quale è richiesta una formazione culturale, etica, scientifica, metodologica, tecnica e tecnologica che può essere ottenuta mediante percorsi di istruzione formale, non formale o informale.Una professione che non può certo essere improvvisata e che richiede conoscenze, abilità e livelli di autonomia e responsabilità ben definiti soprattutto in un momento in cui la comunicazione riveste un ruolo sempre più importante (nelle imprese e nelle istituzioni) e che deve essere quindi affidata a professionisti qualificati.
Ed è questo il motivo che ha portato UNI e gli stakeholder presenti al tavolo UNI/CT 006/GL 06 “Figure professionali operanti nell’ambito della comunicazione” ad aggiornare la precedente versione della norma, risalente al 2013.
La nuova norma UNI individua cinque ambiti di riferimento e i corrispondenti profili specialistici definendo sia i compiti comuni a tutti i profili professionali sia i compiti specifici di ogni profilo specialistico.

I cinque ambiti sono:

  • la comunicazione pubblica e istituzionale, la comunicazione di impresa
  • la comunicazione tecnica
  • la comunicazione politica
  • la comunicazione sociale per il terzo settore.

 

In termini di competenze, a seconda dei livelli di autonomia e responsabilità ricoperti da questo professionista, la norma individua tre livelli: Junior (colui che si approccia al mondo della comunicazione professionale), Expert (il professionista che ha già acquisito competenze ed esperienze nel settore) e Senior (la figura apicale che governa strategie e processi della comunicazione).

Si tratta di un soggetto professionale in grado di relazionarsi con i vertici aziendali e le risorse professionali, di gestire budget, di garantire il raggiungimento degli obiettivi di notorietà e sviluppo delle organizzazioni, quindi di governare processi complessi” spiega Rita Palumbo (Consigliere Confcommercio Imprese per l’Italia, Segretario Generale FERPI , Relatrice della norma UNI). “Ecco, l’aspetto innovativo di questa norma – oggi più che mai necessaria – è proprio la definizione di valenza manageriale del comunicatore professionale il quale – grazie anche alla norma UNI – assume un livello di responsabilità e di condivisione delle strategie, degli obiettivi e delle modalità di intervento mai evidenziato prima”.
Questa figura professionale” – dichiara Eliana Lanza (Coordinatrice del gruppo di lavoro UNI – Tesoriere FERPI) – “si è evoluta nel corso del tempo di pari passo con lo sviluppo del tessuto economico e industriale del nostro Paese”.
Per mettere a punto la nuova versione della norma abbiamo intercettato le necessità dei comunicatori d’impresa, dei relatori pubblici, degli autori, dei redattori tecnici, dei media manager e dei social media manager e tutte queste professionalità devono avere un comune denominatore che le renda riconoscibili e rilevanti rispetto al mercato. E questo” – conclude Lanza – “può avvenire solo attraverso la norma UNI 11483 che definisce appunto i compiti, le conoscenze, le abilità e i livelli di autonomia e responsabilità che il comunicatore deve possedere per esercitare questa professione”.
La norma UNI 11483:2021 è importante e sarà determinante anche ai fini della formazione professionale e continua che potremo realizzare in conformità a questa norma” – spiega Tiziana Sicilia (Presidente COM&TEC e tekom Europe – Imprenditrice ed Esperta del gruppo di lavoro UNI). “In collaborazione con gli Enti di Accreditamento, Valutazione e
Certificazione delle competenze e abilità lavoreremo per progettare e realizzare opportunità di formazione e aggiornamento
per i Comunicatori Professionali, in tutti i loro ambiti di attività, e per le organizzazioni dei vari settori, anche secondo la Legge 4/2013
”. “Questa norma – conclude Tiziana Sicilia – risponde alle richieste e aspettative del mercato anche dal punto di vista delle opportunità di crescita, sviluppo e competitività di un settore che offre professionalità e competenza fortemente richieste, trasversali e caratterizzate da una forte spinta innovativa e tecnologica. Per la realizzazione dei contenuti abbiamo considerato il QNQ (Quadro Nazionale delle Qualificazioni) e l’EQF (European Qualification Framework) per attribuire a questa norma anche un profondo respiro internazionale. La nuova UNI 11483 a livello strategico, progettuale, operativo e di visione verso il futuro attribuisce ai Comunicatori Professionali il giusto ruolo e valore”.

Guarda le videointerviste a Eliana Lanza, Rita Palumbo e Tiziana Sicilia.

I contenuti della UNI 11483:2021 saranno approfonditi nel corso di un webinar che si terrà il 30 settembre prossimo. In vista dell’incontro, è possibile anticipare eventuali quesiti sulla norma scrivendo a normazione@uni.com .

La partecipazione al webinar è gratuita previa iscrizione all’indirizzo:https://bit.ly/Comunprof

INPGI: sono solo pensioni

Nessun commissariamento e un altro slittamento fino al 31 dicembre 2021, ma con una novità che cambia il registro di marcia: una Commissione Tecnica costituita da rappresentanti dei ministeri del Lavoro, dell’Economia, della Presidenza del Consiglio dei Ministri, da INPGI e da INPS.

Non fa parte della commissione la FNS, il sindacato dei giornalisti. Il “salvataggio” dell’INPGI non ha nulla a che fare con la “libertà di stampa” perché il dissesto è conseguenza della crisi dell’editoria e del disequilibrio pensionistico: da anni diminuiscono i contribuenti attivi – giornalisti assunti – e aumentano i pensionati, grazie anche ai prepensionamenti consentiti dalle politiche di sostegno all’editoria.

La soluzione prospettata dai vertici INPGI, ripetuta a dispetto dell’evidenza, è l’allargamento della platea ad altre figure professionali, comunicatori, grafici, poligrafici, web master e chi più ne ha più ne metta. Allargamento che ha ricevuto opposizioni motivate e decise, non solo da parte dei lavoratori dei comparti ipotizzati, ma anche dall’interno del mondo giornalistico.

La  “mini riforma” che penalizza gli iscritti e non risolve i conti  dell’INPGI, ha ulteriormente accentuato i malumori  tra i giornalisti, ma è dopo l’audizione alla Commissione parlamentare per il controllo degli Enti previdenziali del presidente dell’INPS Pasquale Tridico, che lo scenario è cambiato.

La Commissione Tecnica ha tempo fino al 20 ottobre prossimo, per approfondire ed indagare nel merito la questione INPGI per poter poi dar corso a soluzioni fattibili, eque e durature nel tempo.

Non ci resta che aspettare con fiducia quella scadenza, perché, finalmente, l’attenzione si è spostata da singolo problema (il salvataggio di un Istituto previdenziale privato) al contesto generale dove il tema centrale è il lavoro che genera valore e occupazione. Occupazione attiva e di valore di cui necessita soprattutto il sistema editoriale e giornalistico.

ReteCoM: INPS – INPGI: Normativa a raffronto. ASSICURAZIONE INFORTUNI INPGI

Sesta e ultima puntata 

ReteCoM ha elaborato – su dati e informazioni di fonti ufficiali INPS e INPGI – un raffronto tra i due sistemi pensionistici

ASSICURAZIONE INFORTUNI INPGI

L’assicurazione contro gli infortuni è stata istituita e disciplinata per la prima volta dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro giornalistico del 1955, e successivamente confermata in tutti i contratti di lavoro giornalistico, con progressiva elevazione dei massimali degli indennizzi.

Il finanziamento della prestazione avviene attraverso il versamento di un contributo mensile all’INPGI, da parte dei datori di lavoro.

Il diritto all’indennità assicurativa sorge per il giornalista ed i suoi aventi causa dal giorno dell’inizio del rapporto di lavoro contrattuale subordinato con l’azienda giornalistica, ancorché non sia intervenuto l’effettivo versamento dei relativi contributi e sussiste fino alla scadenza dei 15 mesi successivi alla data di cessazione del rapporto di lavoro.

Si applica a tutti i giornalisti, con rapporto di lavoro subordinato, nel caso di infortunio dal quale derivi un’invalidità permanente (in misura superiore al 5%) parziale o un’invalidità permanente totale, e i loro aventi causa se l’infortunio ha per conseguenza la morte. In tal caso, l’indennità assicurativa spetta al coniuge e ai figli. In mancanza di coniuge e/o dei figli, l’indennità spetta ai genitori; in mancanza anche dei genitori spetta ai fratelli e alle sorelle che, al momento della morte, risultino conviventi e a carico del de cuius in base alla normativa in vigore per la corresponsione degli assegni familiari.

Rientrano tra gli infortuni l’infarto del miocardio e l’ictus cerebrale.

Misura dell’indennizzo:

  • invalidità permanente totale: Euro 108.455,95;
  • invalidità permanente parziale: importo proporzionale all’ indennità permanente totale (Euro 1.084,56 per punto di invalidità);
  • morte Euro 92.962,24.

I giornalisti (professionisti o pubblicisti) che abbiano la qualifica di collaboratori fissi o corrispondenti, la cui retribuzione sia inferiore a quella di redattore, hanno diritto ai suddetti trattamenti in misura ridotta del 50%.

L’indennità in caso di morte è maggiorata:

  • del 20% se l’evento si verifica in epoca compresa tra l’inizio del rapporto contrattuale ed il compimento del trentesimo anno di età;
  • del 50% se si verifica tra l’inizio del trentunesimo anno ed il compimento del quarantacinquesimo anno di età;
  • del 30% se si verifica tra l’inizio del quarantaseiesimo anno ed il compimento del cinquantacinquesimo anno di età.

L’indennità in caso di invalidità permanente totale è maggiorata:

  • del 50% se l’evento si verifica in epoca compresa tra l’inizio del rapporto contrattuale ed il compimento del trentesimo anno di età;
  • del 30% se si verifica tra l’inizio del trentunesimo anno ed il compimento del quarantacinquesimo anno di età;
  • del 20% se si verifica tra l’inizio del quarantaseiesimo anno ed il compimento del cinquantacinquesimo anno di età.

Se al momento dell’evento il giornalista era coniugato e/o aveva figli di età inferiore ai diciotto anni, l’indennità dovuta in caso di morte o di invalidità permanente totale è maggiorata del 10% per il coniuge e di un ulteriore 10% per ciascuno dei figli minori fino ad un massimo complessivo del 50% dell’indennità stessa.

* * * * *

In conclusione, anche se dal 2016 i contributi che finanziano i trattamenti pensionistici INPGI sono stati equiparati a quelli INPS e dal 2017 è stato introdotto il sistema di calcolo contributivo, pro quota, per tutti gli iscritti, permangono notevoli disparità di trattamento, rispetto all’INPS, sul fronte delle prestazioni, sia nei requisiti per accedervi, sia nella misura.

Analogamente accade per i trattamenti di natura non previdenziale.

Anche l’obbligo da parte dell’INPS di farsi carico dei trattamenti di maternità e dei congedi/permessi per l’assistenza ai disabili per gli iscritti INPGI, senza la previsione di un corrispondente obbligo contributo, risulta singolare.

È prevedibile che queste sperequazioni portino, nel breve/medio periodo, ad ulteriori difficoltà di bilancio per l’INPGI, in considerazione anche del sempre maggior ricorso, nel settore, a contratti di lavoro autonomo, per i quali la contribuzione viene versata nella gestione separata INPGI2.

Secondo quanto dichiarato dalla Presidente dell’INPGI, Marina Macelloni, vent’anni fa, quando è stata istituita la suddetta gestione separata, i cosiddetti free lance erano una parte marginale della categoria, oggi sono più numerosi dei lavoratori dipendenti, poiché il lavoro autonomo è diventato la nuova forma di lavoro per tutti quelli che sono stati espulsi dalle redazioni a causa dei processi di ristrutturazione delle aziende o per tutti i giovani colleghi che non riescono ad avere un contratto a tempo indeterminato.

Da qui la necessità di reperire lavoratori dipendenti in altri ambiti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ReteCoM: INPS – INPGI: Normativa a raffronto. AMMORTIZZATORI SOCIALI

Quinta puntata 

ReteCoM ha elaborato – su dati e informazioni di fonti ufficiali INPS e INPGI – un raffronto tra i due sistemi pensionistici

AMMORTIZZATORI SOCIALI

Regole più favorevoli nell’INPGI: la cassa integrazione per crisi aziendale può arrivare fino a 24 mesi invece dei 12 previsti nel sistema generale, non derogabili. È prevista la possibilità di Cigs a zero ore, non più contemplata nel sistema generale, mentre la riduzione complessiva dell’orario di lavoro nei contratti di solidarietà non può superare il 70% (60% nell’INPS).

Indennità di disoccupazione INPGI Versus Naspi INPS

Se è vero che tra i requisiti, al contrario dell’INPS[1], l’INPGI richiede il biennio di iscrizione rispetto alla data di cessazione del rapporto di lavoro, è vero anche che l’Istituto di previdenza dei giornalisti prevede un sussidio straordinario di 12 mesi in caso di licenziamento o di fine contratto a termine, che non esiste per la Naspi.

Sensibile la differenza relativa all’importo del trattamento di disoccupazione. Mentre l’INPS – attraverso un calcolo molto complesso e più penalizzante rispetto all’INPGI – ha un massimale per il 2019 di 1.328,76 Euro, l’INPGI ne prevede uno di 1.754,30 Euro

Inoltre, la riduzione dell’assegno parte a decorrere dal 181° giorno (del 5% ogni 30 giorni, fino ad una riduzione massima del 50%), mentre la Naspi viene ridotta già dal quarto mese (del 3% per ogni mese).

L’INPGI riconosce i contributi figurativi come avviene per la Naspi, ma su una base di calcolo superiore.

Il reddito da lavoro autonomo è cumulabile e compatibile con l’indennità di disoccupazione nella misura del 50%, fino al limite di un terzo dell’indennità stessa. Nell’INPS i limiti di reddito che permettono la cumulabilità sono pari a € 8.000,00 per i lavoratori dipendenti e a € 4.800,00 per i lavoratori autonomi.


[1] Per la Naspi occorre avere almeno 13 settimane di contribuzione, versata nei 4 anni precedenti la disoccupazione, e 30 giornate di lavoro effettivo nei 12 mesi precedenti la disoccupazione.

ReteCoM: INPS – INPGI: Normativa a raffronto. CALCOLO DELLA PENSIONE

Quarta puntata

ReteCoM ha elaborato – su dati e informazioni di fonti ufficiali INPS e INPGI – un raffronto tra i due sistemi pensionistici

CALCOLO DELLA PENSIONE

Nell’INPGI, solo dal 1° gennaio 2017 si applica il sistema di calcolo contributivo per tutti.  Agli iscritti alla data del 31.12.2016 si applica il calcolo misto.

Nell’INPS, il sistema contributivo per tutti si applica dal 1° gennaio 2012.  Per il calcolo della pensione relativamente alle anzianità maturate prima del 1° gennaio 2012 le regole differiscono in base alla situazione contributiva in essere nel 1996, ovvero:

  • interamente con il sistema retributivo per coloro che al 31.12.1995 avevano maturato un’anzianità contributiva almeno pari a 18 anni;
  • sistema misto, per chi al 31.12.1995 risultava essere già lavoratore dipendente ma aveva un’anzianità contributiva inferiore ai 18 anni (sistema retributivo in ragione degli anni di contribuzione antecedenti il 1996 e sistema contributivo per il restante periodo);
  • interamente con il sistema contributivo, per chi ha iniziato a contribuire dal 1° gennaio 1996 in avanti.

Cumulo periodo contributivi

La normativa sul cumulo gratuito dei periodi contributivi si applica anche alle contribuzioni versate nell’INPGI ma, per quanto riguarda il pensionamento anticipato per anzianità, occorre aver maturato i requisiti previsti dall’INPS (attualmente, 42 anni e 10 mesi, più finestra di 3 mesi).

Per i giornalisti restano comunque in vigore:

  • le disposizioni di cumulo dei periodi contributivi previsti dalla legge Vigorelli (art. 3 della legge 1122/55), che consente il cumulo tra il Fondo lavoratori dipendenti e gestioni Artigiani, Commercianti e Coltivatori diretti INPS e l’INPGI-1.   Tale norma prevede che – una volta perfezionati i requisiti contributivi in tutte le gestioni interessate – la pensione di vecchiaia o di anzianità – sia ripartita tra i due enti in ragione dei contributi versati in ognuno di essi. La domanda va presentata all’ente di ultima iscrizione, che provvede all’istruttoria della pratica con l’altro ente. Per il pagamento, contrariamente a quanto avviene con il “cumulo gratuito”, ogni ente provvede al versamento mensile della quota di propria competenza;
  • le disposizioni sulla “totalizzazione” di cui al Decreto legislativo n. 42/2006, che comporta lo stesso procedimento previsto per il “cumulo gratuito”, ma tutte le quote di pensione sono calcolate con il meno favorevole sistema contributivo. La pensione di vecchiaia decorre 18 mesi dopo che siano stati raggiunti 65 anni e 7 mesi di età e 20 anni di contribuzione complessiva; mentre la pensione di anzianità decorre 21 mesi dopo che siano stati raggiunti 40 anni e 7 mesi di contribuzione complessiva, a prescindere dall’età anagrafica.

In sintesi, gli iscritti all’INPGI non hanno nessuna agevolazione se devono cumulare/totalizzare periodi assicurativi versati in enti diversi, ma neppure nessuna penalizzazione, se non quella derivante dal fatto di dover attendere il raggiungimento dei requisiti – meno favorevoli – previsti all’INPS.

Contributo di solidarietà

Prelievo triennale operato dall’INPGI sulle pensioni superiori ai 38.000 Euro. Parte dall’1% sugli assegni superiori ai 38.000 Euro per arrivare al 20 % sulle pensioni superiori ai 200.000.

Nell’INPS il taglio parte dal 15% sugli assegni superiori ai 100.000 Euro fino al 40 % per la quota eccedente i 500.000 Euro annui.

ReteCoM: INPS – INPGI: Normativa a raffronto. REQUISITI TRATTAMENTI PREVIDENZIALI

Terza puntata 

ReteCoM ha elaborato – su dati e informazioni di fonti ufficiali INPS e INPGI – un raffronto tra i due sistemi pensionistici

REQUISITI TRATTAMENTI PREVIDENZIALI

Pensione di vecchiaia INPS e INPGI identici requisiti (67 anni di età e 20 anni di contributi).

Nell’INPGI sono previste clausole di salvaguardia che permettono di andare in pensione in base ai requisiti di miglior favore previsti dalla normativa in vigore al 31 dicembre 2016.

Pensione anticipata di anzianità: INPGI più favorevoli: 40 anni e 5 mesi + adeguamento aspettativa di vita e almeno 62 anni di età, mentre per l’INPS il requisito è di 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne, indipendentemente dall’età.

Anche per la pensione di anzianità sono previste clausole di salvaguardia in riferimento ai requisiti in vigore fino al 31 dicembre 2016.

I predetti requisiti contributivi possono essere perfezionati anche attraverso il cumulo della contribuzione INPS/INPGI, mentre per la pensione di vecchiaia si possono cumulare i contributi versati anche in altri Enti pensionistici.

L’INPGI e le casse privatizzate non sono obbligate ad applicare le regole della cosiddetta Quota 100, vale a dire la pensione di anzianità con 62 anni di età e 38 di contributi.

Pensione di invalidità:

Nell’INPGI la pensione di invalidità è calcolata con i criteri stabiliti per il calcolo della pensione di vecchiaia. Qualora l’assicurato non risulti già titolare di altro trattamento pensionistico, ovvero, non abbia ancora conseguito diritto a pensione presso altri Enti previdenziali, la misura di tale pensione non può essere inferiore a quella derivante da 20 anni di contribuzione e, comunque, al trattamento minimo.

L’INPS invece prevede una pensione di inabilità erogata in favore dei soggetti ai quali sia riconosciuta una inabilità lavorativa totale (100%) e permanente (invalidi totali), e che si trovano in stato di bisogno economico.  Per l’anno 2019 l’importo della pensione è di 285,66 Euro e viene corrisposto per 13 mensilità ed il limite di reddito personale annuo per il 2018 è pari a 16.814,34 Euro.

Prepensionamento: nell’INPGI, possibilità riservata agli iscritti con almeno 62 anni di età e 25 anni e 5 mesi di anzianità contributiva in caso di CIGS per riorganizzazione aziendale di durata non superiore a 24 mesi, con impegno ad operare contestualmente nuove assunzioni.  Età e contributi adeguati alla speranza di vita 2019.  Parziale cumulo con eventuali redditi.

Pensione ai superstiti: i destinatari sono gli stessi per entrambi gli Enti.

Gli assegni sono più generosi nell’Istituto dei giornalisti che non nel sistema generale. L’ultima riforma non ha toccato le percentuali di reversibilità delle pensioni INPGI, limitandosi a limare le prestazioni nel caso in cui il coniuge sopravvivente disponga di un reddito autonomo.

Il risultato concreto è ad esempio che mentre l’INPS in caso di solo coniuge sopravvivente riserva il 60% dell’assegno, l’INPGI continua a mantenere il 75% ed il 90% per due superstiti (80% nell’INPS).  In entrambi gli enti si raggiunge il 100% per tre o più superstiti. La quota percentuale per il solo coniuge scende per l’INPGI con il salire dell’assegno pensionistico, fino a pareggiare il 60 per cento dell’INPS per pensioni superiori ai 57.189,22 Euro.

Da notare che, mentre l’INPS taglia di un ulteriore 50% l’importo corrisposto al solo coniuge superstite se questi ha un reddito superiore ai 32.589,70 Euro, l’INPGI si limita a limare l’assegno del 40%, se il coniuge ha un reddito proprio superiore ai 44.456,18 Euro.

ReteCoM: INPS – INPGI: Normativa a raffronto. CONTRIBUZIONE

Seconda puntata

ReteCoM ha elaborato – su dati e informazioni di fonti ufficiali INPS e INPGI – un raffronto tra i due sistemi pensionistici

CONTRIBUZIONE

Contributi a carico del datore di lavoro, dove non è diversamente indicato:

IVS: In entrambi gli Enti le aliquote che finanziano la previdenza sono pari al 23,81% a carico del datore di lavoro e al 9,19% + un 1% di solidarietà superato un massimale (attualmente 47.379,00 Euro), a carico del lavoratore (l’INPGI si è allineato all’INPS dal primo gennaio 2016).
Massimale contributivo

(per il 2021, 103.055,00)

Nell’INPGI introdotto dal 1° gennaio 2017, per i soli giornalisti privi di anzianità contributiva pregressa, nell’INPS il massimale contributivo si applica per chi è assicurato per la prima volta dal 1996 in avanti.
Fondo di garanzia TFR 0,30% INPGI 0,20% INPS
Assegni familiari 0,05% INPGI e 0,68% INPS
Disoccupazione 1,61% per entrambi
Maternità Per i giornalisti dipendenti da datori di lavoro privati, nonostante siano iscritti ai fini previdenziali presso l’INPGI, rientrano nelle competenze dell’INPS:

  • le prestazioni di maternità, anche in assenza del relativo contributo;
  • l’autorizzazione al congedo straordinario per l’assistenza ai familiari portatori di handicap grave e la fruizione dei permessi per disabili, compreso il pagamento delle relative indennità economiche.  In tali casi, a richiesta dell’interessato, l’INPGI provvede all’accredito della contribuzione figurativa.

INPS 0,24%

Malattia Contributo non presente nell’INPGI, Indennità di malattia a carico del datore di lavoro (primi 9 mesi al 100%, successivi 9 al 50%).

INPS 2,44%

Infortuni Euro 11,88 mensili per dodici mesi.

Non presente nell’INPS

Contributo di solidarietà In entrambi, pari al 10% sugli importi dovuti dal datore di lavoro per i fondi di previdenza ed assistenza sanitaria.
Fondo di perequazione A carico del giornalista: Euro 5,00 mensili per 12 mensilità, posto a carico del giornalista (dovuto da tutti i giornalisti titolari di un rapporto di lavoro regolato dall’art. 1 del CNLG, nonché dai titolari di rapporti di lavoro ex art. 2, 12, 36 con retribuzione pari o superiore a quella minima contrattuale del redattore con più di 30 mesi di anzianità).
Fondo integrativo di previdenza 1,50% (contributo non dovuto per i giornalisti praticanti, per i giornalisti pubblicisti e per i giornalisti professionisti con contratto a termine).

Obbligo di iscrizione alla Casagit, cassa di assistenza sanitaria.

 

 

 

ReteCoM: contributi dei comunicatori all’INPGI. Tutti i motivi del no

Prima puntata 

Quando nell’autunno del 2019 le sette organizzazioni che oggi rappresentano ReteCoM, la Rete tra le Associazioni per la Comunicazione e il Management, scesero in campo alzando gli scudi a difesa dei propri iscritti, l’hashtag fu #INPGIancheNO.

Da allora motiviamo punto per punto il perché di quel no. Da allora chiediamo un Tavolo Tecnico permanente con Istituzioni e Parti sociali.

In attesa di quel confronto non più rinviabile, riteniamo sempre più urgente sottolineare perché il ventilato trasferimento dei contributi di migliaia di Comunicatori dall’INPS all’INPGI si tradurrebbe in un’operazione non solo iniqua e ma anche inefficace sul piano economico.

Un’operazione legislativa di natura puramente contabile provocherebbe effetti penalizzanti, sia per i professionisti della Comunicazione, in termini di orizzonte pensionistico, sia per il Fondo pensione lavoratori dipendenti INPS, in termini di minori entrate contributive. Un’operazione legislativa che lascerebbe non pochi dubbi considerato che le risorse derivanti dai contributi dei comunicatori sarebbero destinati ad una cassa previdenziale di natura privatistica, che per anni ha concesso trattamenti previdenziali ed assistenziali eccessivamente generosi.

I dubbi sono tanti, così come tante sono le domande cui chiediamo risposte.

Per comprendere e contribuire al dibattito in modo costruttivo, abbiamo elaborato – su dati e informazioni di fonti ufficiali INPS e INPGI – un raffronto tra i due sistemi pensionistici.

Il raffronto dimostra che esistono molte sperequazioni tra i trattamenti dell’ente pubblico e quelli dell’ente privato; sperequazioni che intervengono in modo considerevole sul dissesto finanziario dell’INPGI. Quei trattamenti sono stati concessi senza considerarne né gli effetti sulla sostenibilità del sistema, né la grave crisi del settore, che ha fatto precipitare il numero dei nuovi contribuenti ben oltre gli effetti del calo demografico.

ReteCoM, fin da quando si è iniziato ad ipotizzare la misura in esame, ha sottolineato che le criticità di gestione dell’INPGI – ammesse pubblicamente anche dai vertici della Cassa – non possono essere risolte obbligando migliaia di soggetti a cambiare ente previdenziale, peraltro con le difficoltà che ne deriverebbero nell’uniformare le prestazioni di due enti così profondamente diversi.

La “deportazione” forse rinvierebbe il problema nell’immediato, impedendo il commissariamento dell’Istituto, ma condannerebbe i comunicatori subentrati e i giornalisti presenti ad un futuro previdenziale incerto, aprendo un percorso costellato da possibili e numerosi contenziosi.

Pensiamo alla possibile dispersione contributiva e alle difficoltà di ricongiungimento, a fine carriera, dei contributi INPS e INPGI.

A tutto ciò si aggiunge un’altra questione di non facile risoluzione: è difficile individuare correttamente i soggetti coinvolti.  Quanti e quali sarebbero i soggetti passivi di questa operazione? In realtà non ci sono numeri certi. Si stima siano circa 20mila i lavoratori che agiscono sui processi di comunicazione a vari livelli, tradizionale e digitale e con diversi gradi di autonomia e responsabilità proprio all’interno delle imprese.

È stato dimostrato, anche da fonti governative, che l’allargamento della platea contributiva con l’ingresso forzato di altre categorie professionali (per esempio i comunicatori della Pubblica Amministrazione i cui contributi ammonterebbero a poco più di 50 milioni di Euro l’anno), era e resta insufficiente a salvare l’Istituto previdenziale dei giornalisti e non sarebbe comunque in grado di coprire gli oltre 200 milioni annui necessari a portare l’INPGI definitivamente fuori dalla situazione drammatica in cui si trova.

È urgente e necessario, quindi, un confronto costruttivo e trasparente basato sui numeri.

 

ReteCoM: contributi dei comunicatori all’INPGI. Tutti i motivi del no

Prima puntata 

Quando nell’autunno del 2019 le sette organizzazioni che oggi rappresentano ReteCoM, la Rete tra le Associazioni per la Comunicazione e il Management, scesero in campo alzando gli scudi a difesa dei propri iscritti, l’hashtag fu #INPGIancheNO.

Da allora motiviamo punto per punto il perché di quel no. Da allora chiediamo un Tavolo Tecnico permanente con Istituzioni e Parti sociali.

In attesa di quel confronto non più rinviabile, riteniamo sempre più urgente sottolineare perché il ventilato trasferimento dei contributi di migliaia di Comunicatori dall’INPS all’INPGI si tradurrebbe in un’operazione non solo iniqua e ma anche inefficace sul piano economico.

Un’operazione legislativa di natura puramente contabile provocherebbe effetti penalizzanti, sia per i professionisti della Comunicazione, in termini di orizzonte pensionistico, sia per il Fondo pensione lavoratori dipendenti INPS, in termini di minori entrate contributive. Un’operazione legislativa che lascerebbe non pochi dubbi considerato che le risorse derivanti dai contributi dei comunicatori sarebbero destinati ad una cassa previdenziale di natura privatistica, che per anni ha concesso trattamenti previdenziali ed assistenziali eccessivamente generosi.

I dubbi sono tanti, così come tante sono le domande cui chiediamo risposte.

Per comprendere e contribuire al dibattito in modo costruttivo, abbiamo elaborato – su dati e informazioni di fonti ufficiali INPS e INPGI – un raffronto tra i due sistemi pensionistici.

Il raffronto dimostra che esistono molte sperequazioni tra i trattamenti dell’ente pubblico e quelli dell’ente privato; sperequazioni che intervengono in modo considerevole sul dissesto finanziario dell’INPGI. Quei trattamenti sono stati concessi senza considerarne né gli effetti sulla sostenibilità del sistema, né la grave crisi del settore, che ha fatto precipitare il numero dei nuovi contribuenti ben oltre gli effetti del calo demografico.

ReteCoM, fin da quando si è iniziato ad ipotizzare la misura in esame, ha sottolineato che le criticità di gestione dell’INPGI – ammesse pubblicamente anche dai vertici della Cassa – non possono essere risolte obbligando migliaia di soggetti a cambiare ente previdenziale, peraltro con le difficoltà che ne deriverebbero nell’uniformare le prestazioni di due enti così profondamente diversi.

La “deportazione” forse rinvierebbe il problema nell’immediato, impedendo il commissariamento dell’Istituto, ma condannerebbe i comunicatori subentrati e i giornalisti presenti ad un futuro previdenziale incerto, aprendo un percorso costellato da possibili e numerosi contenziosi.

Pensiamo alla possibile dispersione contributiva e alle difficoltà di ricongiungimento, a fine carriera, dei contributi INPS e INPGI.

A tutto ciò si aggiunge un’altra questione di non facile risoluzione: è difficile individuare correttamente i soggetti coinvolti.  Quanti e quali sarebbero i soggetti passivi di questa operazione? In realtà non ci sono numeri certi. Si stima siano circa 20mila i lavoratori che agiscono sui processi di comunicazione a vari livelli, tradizionale e digitale e con diversi gradi di autonomia e responsabilità proprio all’interno delle imprese.

È stato dimostrato, anche da fonti governative, che l’allargamento della platea contributiva con l’ingresso forzato di altre categorie professionali (per esempio i comunicatori della Pubblica Amministrazione i cui contributi ammonterebbero a poco più di 50 milioni di Euro l’anno), era e resta insufficiente a salvare l’Istituto previdenziale dei giornalisti e non sarebbe comunque in grado di coprire gli oltre 200 milioni annui necessari a portare l’INPGI definitivamente fuori dalla situazione drammatica in cui si trova.

È urgente e necessario, quindi, un confronto costruttivo e trasparente basato sui numeri.

 

L’importanza di essere in ReteCoM

ReteCoM è la Rete delle Associazioni per la Comunicazione e il Management, cui aderiscono CIDA, CONFASSOCIAZIONI, ASCAI, COM&TEC, FERPI, IAA, UNA. Realtà diverse tra loro, con storie e identità autonome, accomunate dalla stessa necessità e dal radicato interesse di valorizzare le professioni della comunicazione e le competenze manageriali, attraverso specifiche azioni di rappresentanza istituzionale.

ReteCoM è un modello di rappresentanza innovativo per un segmento di mercato complesso e importante, che offre lavoro a decine di migliaia di professionisti e dipendenti di PMI e di medie e grandi aziende, oltre a funzionari e dirigenti della PA. È un esempio virtuoso di aggregazione, in cui si sommano, in termini di condivisione e rappresentanza, i 150 mila manager di CIDA, il milione e 200 mila professionisti e imprese di CONFASSOCIAZIONI, gli oltre 40 mila associati di ASCAI, COM&TEC, FERPI, IAA e UNA.

ReteCoM rappresenta un complesso universo di molteplici aziende e professionalità, “tradizionali” e digitali. Un settore che è difficile fotografare a causa della mancanza di riconoscimento della maggior parte dei profili rappresentati, che sono numerosissimi e che costituiscono risorse fondamentali e richiestissime dal mercato a livello nazionale e internazionale.

Nata per dire no all’ipotesi di allargamento della platea contributiva dell’INPGI ai comunicatori ad ottobre 2019, oggi ReteCoM è un interlocutore competente sulle questioni previdenziali, che intende andare oltre il confronto sui temi dell’INPGI e partecipare al confronto istituzionale sulle sfide che riguardano il futuro. Sfide epocali come il lavoro che crea occupazione, che azzera le diseguaglianze, che premia le competenze e che definisca nuovi modelli organizzativi in grado di produrre sviluppo e valore economico.

ReteCoM non è e non vuole essere un sindacato. È un osservatorio di analisi e di confronto, un laboratorio, il luogo deputato a gestire politicamente le complessità, semplificando linguaggi e azzerando le contrapposizioni, avviando percorsi identitari per valorizzazione e difendere le molteplici professionalità che caratterizzano il mondo della Comunicazione e del Management.

ReteCoM è il soggetto deputato all’interlocuzione con le Istituzioni e con le Parti Sociali. E sarà presente anche sul web con la molteplicità delle sue voci.

 

Rita Palumbo
Portavoce ReteCoM