MarCom: crescono i compensi

Crescono quasi dell’1% gli stipendi degli impiegati nella funzione marketing e comunicazione mentre i Quadri registrano un trend lievemente negativo (-0,2%). Pesano esperienza e dimensione dell’azienda, ma è l’età a determinare scostamenti anche del 39%.

Sono queste le domande alle quali dà una risposta la Guida alle retribuzioni dei professionisti nell’ambito marketing e comunicazione realizzata da Spring in collaborazione con Job Pricing che analizza ben 400.000 casi in Italia.

L’andamento dell’ultimo anno premia gli Impiegati, la cui RAL è aumentata dello 0,9% (su scala nazionale si rileva un calo dello 0,1%). I Quadri hanno mediamente percepito una retribuzione fissa di 54.721 €, valore superiore alla media nazionale di circa 600 €. Si tratta della 3^ famiglia professionale più pagata fra le 9 analizzate.

Gli Impiegati della funzione Marketing & Comunicazione presentano invece nel 2018 una RAL media pari 30.236 €, inferiore di circa 540 euro rispetto alla RAL media nazionale. Nella graduatoria tra famiglie professionali, gli Impiegati si posizionano al 5° posto.

Dall’analisi emerge che l’esperienza e l’età pesano maggiormente sugli stipendi degli impiegati. Un impiegato con più di 5 anni di esperienza arriva a percepire il 16,9 in più rispetto a un collega con meno di 2 anni (3.8% se si tratta di quadri), mentre un ultracinquantacinquenne arriva a percepire il 39% in più in busta paga rispetto a un collega tra i 25 e i 34 anni (16,6% se si tratta di quadri). Anche se si analizza la dimensione delle aziende lo stipendio degli impiegati è quello che varia più significativamente (+29,4% rispetto al +11,5% se si tratta di quadri: un impiegato in una microimpresa guadagna meno di 27 mila euro, oltre 34 se lavora in una grande azienda).

Le industry e i ruoli

Per i quadri del marketing e della comunicazione è il settore alimentari e bevande ad offrire i compensi più alti (58.971 euro lordi annui (con una parte variabile pari al 10,8%). Fra gli impiegati è il  settore oil &gas che  presenta la retribuzione media più elevata (34.631 euro l’anno con una parte variabile pari al 9,6%).

Le differenze regionali

A livello regionale, i quadri che operano in Friuli scalzano i colleghi Liguri al primo posto l’anno scorso e percepiscono la RAL più alta (56.934 euro l’anno) mentre in Valle D’Aosta la più bassa (48.302 euro l’anno), con una differenza di quasi 9.000 euro l’anno. Tra gli impiegati invece sono i Lombardi a ricevere lo stipendio più alto, gli unici sopra i 31 mila euro l’anno e gli Abruzzesi quello più basso (25.517 euro l’anno, 6.000 euro in meno dei colleghi del nord).

 

ABIO compie 40 anni

A Milano il 17 novembre, ore 11,  Corso Venezia 

“L’ACCOGLIENZA SI FA FESTA”

Il sorriso dell’accoglienza che 40 anni dopo diventa una storia da raccontare, quattro decenni di volontariato e di servizio ai bambini in ospedale e alle loro famiglie, che costituiscono la testimonianza riuscita di un’idea nata nel 1978, che oggi porta quotidianamente 5.000 volontari, qualificati e preparati, in oltre 200 pediatrie di tutta Italia: questa è ABIO, Associazione per il Bambino in Ospedale.

L’associazione è nata dall’intuizione che la degenza di un bambino avrebbe potuto essere meno traumatica se genitori, familiari, amici e volontari fossero stati loro vicini e che questo supporto avrebbe favorito la ripresa del piccolo degente. Negli anni questa intuizione ha trovato i suoi fondamenti scientifici ed è diventata la quotidianità per migliaia di bambini e di famiglie accolti ed accompagnati nel percorso ospedaliero dai volontari ABIO.

40 anni di servizio, quindi, ma non solo: 67 sedi ABIO locali, circa 700.000 ore di formazione annua per chi vuole diventare volontario ABIO e per quelli già attivi, più di 100 sale gioco realizzate, interi reparti ospedalieri colorati e arredati, la redazione – insieme alla Società Italiana di Pediatria – della Carta dei Diritti dei Bambini  dei Bambini e degli Adolescenti In Ospedale alla base del Percorso di Certificazione “All’altezza dei bambini”, la collaborazione con le massime istituzioni centrali e locali, la partnership con molte delle più importanti aziende italiane per lo sviluppo di progetti speciali tra i quali l’iniziativa “Dottori a colori” o  il volume “L’Isola”. Questo e molto altro ancora è ABIO.

Tutto questo sarà testimoniato in occasione di una festa speciale ricca dei racconti di chi questi 40 anni li ha vissuti e percorsi insieme, con interviste ai protagonisti e  con tanti amici, momenti musicali, video, risate e divertimento. Un incontro speciale che avrà uno spazio dedicato alla condivisione dei prossimi obiettivi, accompagnati da Beppe Severgnini e dalla redazione di 7 Corriere della Sera. E, come in tutte le feste, spegnimento finale delle candeline sulla torta.

www.abio.org  

Per maggiori info: Fondazione ABIO Italia onlus per il bambino in ospedale

·      Maria Ciaglia, responsabile Area comunicazione, comunicazione@abio.org, cell. 334.8408838.

·      Eugenio Bernardi, vicepresidente, vicepresidente@abio.org, cell. 335.6276540.

Il lavoro c’è? Sì, ma, però…

Il 15 marzo a Milano si è tenuta la seconda edizione de Le Professioni del Futuro, il convegno nazionale firmato da InTribe, con il patrocinio di Ferpi. Il focus di quest’anno è stato il Digital Mismatch, ovvero il divario tra competenze esistenti e le esigenze del mercato. Sulla scia dei risultati dello scorso anno, il dibattito ha confermato che il lavoro c’è ma che riguarda nuovi profili ed impone un nuovo approccio che travolge/stravolge le professioni tradizionali.

Si tratta di uno scenario che suggerisce non pochi quesiti, come per esempio: con quali regole verranno gestite le professioni del futuro? Qual è il gap tra esperienza quotidiana e tendenze degli analisti? Quali sono le proposte istituzionali? Come tutto ciò si declina nella realtà economica, sociale e culturale del nostro Paese?

Volendo ridurre la visuale, al di là delle ovvie constatazioni, che cosa significa Digital Mismatch per il mercato e per i professionisti della comunicazione? Un’evoluzione o una perdita di identità? Per comprendere il gap tra offerta e domanda del mercato e dare risposte qualificate allo sviluppo del nostro settore, bisogna imparare a gestire i nuovi processi, essere capaci di mitcharei nostri bisogni con le esigenze del mercato. E far sentire la nostra voce.

 


Il lavoro c’è, bisogna solo aggiornarsi e prenderselo. Oggi la parola crisi non esiste più, esiste un nuovo mercato, con nuove regole. Sta cambiando l’intero DNA economico dell’Italia.

Crescono i posti di lavoro ma mancano le competenze

Le aziende ricercano sempre più profili con skill in ambito tecnologico e digitale, che nessuno riesce ad occupare per mancanza di competenze specifiche, questo significa che le persone in cerca di lavoro spesso non sono in grado di rispondere ai requisiti e alle competenze tecnologiche e digitali necessarie alle aziende.

Il Digital Mismatch riguarda ognuno di noi.

Il dato più allarmante è che l’impatto complessivo potrebbe essere di circa 2.000.000 di posti vacanti entro due anni, se non investiamo quanto prima nella formazione di noi stessi e dei nostri dipendenti (fonte: stime InTribe – Osservatorio Digital Mismatch 2018).

Una recente indagine dell’Unione Europea (dati Cedefop) ha evidenziato come entro il 2020, in Italia avremo circa 135.000 posti di lavoro vacanti in ambito ICT (750.000 in Europa); secondo una stima InTribe, questo corrisponderà a circa il 18% delle posizioni lavorative in questo ambito.

Inoltre, fra 2 anni il 25% delle posizioni aperte saranno delle nuove professioni, inesistenti fino a 5 anni fa, e tutte avranno a che fare con il mondo tecnologico e digitale. Esperti di intelligenza artificiale, analisti dei big data ed esperti di cyber security saranno tra le professioni più richieste.

La vera rivoluzione: cambiano le professioni tradizionali

Il valore delle relazioni

Come accrescere il valore delle relazioni utilizzando un mix di strumenti sia tradizionali che digitali. Relazionarsi con il consumatore utilizzando differenti leve di marketing oggi risulta piuÌ€ facile grazie all’evoluzione digitale, che ha portato nuove modalità di accesso e di fruizione dei diversi media, sia tradizionali che digitali. Lo stile comunicativo di un brand peroÌ€ non si improvvisa con un semplice post.

 

PROGRAMMA

 

10.00 Registrazione partecipanti 10.30

 

Inizio Lavori

Maurizio Iorio | Presidente Andec

 

Intervengono:

 

Rita Palumbo | CEO, WIP Consulting SrL

La comunicazione come asset strategico per le imprese Il governo delle relazioni

 

Giancarla Bosotti | Strategic Planner, ADNKRONOS

La comunicazione in emergenza

 

Sara Pupin | Retail & Marketing Director, PROXIMITY – Gruppo Di Martino

L’importanza di instaurare un rapporto di prossimità con il consumatore nella creazione di valore di un Brand: il progetto Proximity del Gruppo di Martino

 

Manuele De Mattia | Corporate Communication Manager, Samsung Electronics Italia

La Corporate Communication secondo Samsung

 

Segue Tavola Rotonda a cura di Luca Figini | Direttore Responsabile di Leader e Dealer

 

12:45 Fine Lavori

 

Internazionalizzazione: strategie, pensiero e competenze, gli ingredienti di una rivoluzione cultura

Il 15 marzo a Milano si è tenuta la seconda edizione de Le Professioni del Futuro, il convegno nazionale firmato da InTribe, con il patrocinio di Ferpi. Il focus di quest’anno è stato il Digital Mismatch, ovvero il divario tra competenze esistenti e le esigenze del mercato. Sulla scia dei risultati dello scorso anno, il dibattito ha confermato che il lavoro c’è ma che riguarda nuovi profili ed impone un nuovo approccio che travolge/stravolge le professioni tradizionali. Si tratta di uno scenario che suggerisce non pochi quesiti, come per esempio: con quali regole verranno gestite le professioni del futuro? Qual è il gap tra esperienza quotidiana e tendenze degli analisti? Quali sono le proposte istituzionali? Come tutto ciò si declina nella realtà economica, sociale e culturale del nostro Paese?Volendo ridurre la visuale, al di là delle ovvie constatazioni, che cosa significa Digital Mismatch per il mercato e per i professionisti della comunicazione? Un’evoluzione o una perdita di identità? Per comprendere il gap tra offerta e domanda del mercato e dare risposte qualificate allo sviluppo del nostro settore, bisogna imparare a gestire i nuovi processi, essere capaci di mitcharei nostri bisogni con le esigenze del mercato. E far sentire la nostra voce.

 

Il lavoro c’è, bisogna solo aggiornarsi e prenderselo. Oggi la parola crisi non esiste più, esiste un nuovo mercato, con nuove regole. Sta cambiando l’intero DNA economico dell’Italia.

Crescono i posti di lavoro ma mancano le competenze

Le aziende ricercano sempre più profili con skill in ambito tecnologico e digitale, che nessuno riesce ad occupare per mancanza di competenze specifiche, questo significa che le persone in cerca di lavoro spesso non sono in grado di rispondere ai requisiti e alle competenze tecnologiche e digitali necessarie alle aziende.

Il Digital Mismatch riguarda ognuno di noi.

Il dato più allarmante è che l’impatto complessivo potrebbe essere di circa 2.000.000 di posti vacanti entro due anni, se non investiamo quanto prima nella formazione di noi stessi e dei nostri dipendenti (fonte: stime InTribe – Osservatorio Digital Mismatch 2018).

Una recente indagine dell’Unione Europea (dati Cedefop) ha evidenziato come entro il 2020, in Italia avremo circa 135.000 posti di lavoro vacanti in ambito ICT (750.000 in Europa); secondo una stima InTribe, questo corrisponderà a circa il 18% delle posizioni lavorative in questo ambito.

Inoltre, fra 2 anni il 25% delle posizioni aperte saranno delle nuove professioni, inesistenti fino a 5 anni fa, e tutte avranno a che fare con il mondo tecnologico e digitale. Esperti di intelligenza artificiale, analisti dei big data ed esperti di cyber security saranno tra le professioni più richieste.

La vera rivoluzione: cambiano le professioni tradizionali

La rivoluzione riguarderà soprattutto le professioni contaminate dal digitale e dalle tecnologie: entro 10 anni il 70% dei lavori evolverà in chiave tecnologica e gran parte delle professioni del futuro saranno evoluzioni di quelle esistenti.

In questa repentina e costante innovazione tutti sono chiamati al continuo aggiornamento professionale. Occorre aumentare le proprie hard skill tecnologiche e verosimilmente questo accadrà per tutta la durata della vita lavorativa.

Le aziende dovranno investire massivamente in formazione, quale asset strategico aziendale, l’alternativa è la perdita di competitività, a totale vantaggio di startup e imprese tecnologiche che, in questo periodo storico, acquisiscono velocemente quote di mercato innovando prodotti, servizi e processi.

Smettere d’imparare significa precludersi l’opportunità di evolvere assieme al mercato e, a tendere, di restarne esclusi.

Lauree STEM e STEAM

La rivoluzione valorizzerà nel breve periodo le lauree STEM (Science, Technology, Engineering e Match) e vedrà la necessità di creare nuovi titoli di studio. L’evoluzione, già avvenuta nel mondo anglosassone e che avverrà anche in Italia nei prossimi anni (circa 5, secondo le stime InTribe) è l’introduzione di una A per ARTS nell’acronimo (STEAM).

Le competenze umanistiche abbinate a quelle scientifiche sono fondamentali per creare un’interdisciplinarità basilare alla corretta applicazione del digitale e delle nuove tecnologie in qualsiasi ambito, anche quelli che fino a qualche anno fa non avevano beneficiato di alcun impatto tecnologico, ma che a adesso ne stanno capendo l’importanza.

www.ferpi.it

La formazione per superare il digital mismatch

Una recente indagine realizzata da Capgemini e Linkedin descrive come il 34% delle imprese italiane abbia perso competitività a causa delle scarse competenze digitali di dipendenti e collaboratori. L’indagine ha inoltre fatto emergere come sempre più persone (circa il 55% dei lavoratori) investano i propri soldi e il proprio tempo per formarsi e acquisire nuove competenze, perché molto spesso le aziende non sono disposte ad investire in formazione.

Dove ha origine il problema?

L’evoluzione digitale sta creando nuove professioni, dando origine ad un fenomeno denominato Digital Mismatch: le aziende ricercano profili in ambito tecnologico e digitale che nessuno riesce ad occupare per mancanza di competenze specifiche.

Una recente indagine dell’Unione Europea (dati Cedefop) ha evidenziato come entro il 2020, in Italia avremo circa 135.000 posti di lavoro vacanti in ambito ICT a causa del Digital Mismatch; secondo una stima Intribe, questo corrisponderà a circa il 18% delle posizioni lavorative in questo ambito. Il Digital Mismatch, però, non è un problema relegabile unicamente alle professionalità dell’ICT, riguarda ognuno di noi e l’impatto complessivo potrebbe essere di circa 2.000.000 di posti vacanti entro tre anni, se non investiamo quanto prima nella formazione di noi stessi e dei nostri dipendenti (fonte: stime InTribe su dati Cedefop, per Osservatorio Digital Mismatch 2018). Questo accade perché la trasformazione tecnologica e digitale è ormai diventata pervasiva, coinvolgendo anche professionalità che fino a pochi anni fa non avevano alcun legame con il mondo digitale (come la commessa, il medico o l’agricoltore). Negli ultimi 20 anni abbiamo infatti assistito ad una accelerazione tecnologica paragonabile ai 400 anni precedenti, acuitasi maggiormente negli ultimi 5 anni. Se fino agli anni ’90 dello scorso secolo le professioni evolvevano ogni 2 generazioni, oggi i cambiamenti sono radicali e nel giro di pochi anni danno origine a nuove opportunità lavorative, inesistenti prima. L’avvicendarsi di nuove tecnologie apre certamente grandi opportunità, ma rende difficile alle aziende restare al passo, sia dal punto di vista tecnologico, sia per la formazione e aggiornamento dei propri dipendenti.

Life long learning

La pervasività della tecnologia ha già cambiato il nostro modo di vivere e sta cambiando il nostro modo di lavorare, oggi un’azienda solida necessita di persone flessibili, disposte ad acquisire nuove competenze e, a volte, a far evolvere il proprio ruolo verso nuove professionalità.

Le aziende, dal canto loro, devono investire massivamente in formazione, quale asset strategico aziendale, l’alternativa è la perdita di competitività e di quote di mercato, a totale vantaggio di startup e imprese tecnologiche che, in questo periodo storico, acquisiscono velocemente quote di mercato innovando: prodotti, servizi e processi.

www.ferpi.it