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Giornalisti e comunicatori, necessario lavorare insieme per definire le nuove professioni

05/07/2019 - COMUNICAZIONE&LAVORO

di Rita Palumbo

Gli incontri pubblici degli Stati Generali dell’Informazione e dell’Editoria si sono conclusi tra grandi assenti, rivendicazioni, speranze e la dichiarata amarezza del Sottosegretario Vittorio Crimi, per l’occasione mancata di un confronto costruttivo con i vertici degli enti di governo del giornalisti.

Ciò nonostante è stata un’occasione più che interessante per ascoltare le tante anime del giornalismo, che – anche se con visioni opposte – hanno confermato una preoccupante realtà: la crisi del settore editoriale in ritardo di dieci anni nel rispondere adeguatamente alle conseguenze imposto dal web e della digitalizzazione.

Il giornalismo è morto? Nient’affatto. Il giornalismo con i vecchi modelli di business editoriali è in crisi? Non ci sono dubbi. Il merito di Crimi, al di là delle polemiche e delle interpretazioni, è quello di aver aperto il dibattito sul mercato dell’informazione e della produzione dei contenuti, di aver consentito un confronto tra profili professionali che hanno diversi obiettivi di scopo rispetto a quelli del giornalista, ma che spesso si trovano insieme a gestire canali e contenuti.

Il futuro prossimo venturo è tutto da scrivere. Ed è per questo che FERPI - sia il 4 giugno quando ha partecipato al dibattito sulle nuove professioni della comunicazione, sia nell’ultimo incontro del 4 luglio - ha ribadito la propria proposta: istituire fin da subito un tavolo permanente tra governo, giornalisti, comunicatori e stakeholder economici per trovare soluzioni che garantiscano la valorizzazione economica e la dignità previdenziale di entrambe le categorie.

Un tema molto sofferto, che divide i giornalisti per posizioni contrastanti, riguarda INPGI, l’istituto di previdenza della categoria in default. Anche se l’emendamento del governo ha spostato di qualche mese l’ipotesi della “deportazione contributiva” dei comunicatori in INPGI, FERPI ha ribadito il suo no, delegando sempre a quel tavolo di lavoro permanente il compito di individuare e gestire in modo adeguato le dinamiche economiche e legislative del mercato del lavoro dell’informazione, dell’editoria e della comunicazione per:

1. Cancellare ogni infondata e immotivata contrapposizione tra giornalisti e comunicatori
2. Valorizzare le differenti competenze e gestire le evoluzioni imposte dalla digitalizzazione nel rispetto degli obblighi deontologici.
3. Costruire norme contrattuali a sostegno e a difesa delle diverse professionalità che garantiscano le pensioni di tutti gli operatori dell’informazione e della comunicazione attraverso la costituzione di una Gestione INPS dedicata.