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Giornalisti, comunicatori e salvataggio INPGI: facciamo chiarezza. Anzi avviamo il confronto

19/12/2019 - COMUNICAZIONE&LAVORO

di Rita Palumbo

La fine di ogni anno è dedicata ai bilanci. Sulla “questione INPGI”, invece, si è ai primi passi di un percorso che non sarà certo facile. 
Le questioni sono tante e troppi gli interessi di parte, ma la conferenza stampa congiunta promossa dalle Reti delle associazioni della comunicazione è stato un segnale forte e chiaro che non è stato ignorato dai media: trasparenza, informazione e coinvolgimento su decisioni che riguardano le differenze tra la professione del giornalista e quelle dei comunicatori, i contratti collettivi nazionali di lavoro consolidati nel tempo e il sistema previdenziale pubblico.

Confronto istituzionale, quindi, per salvaguardare ruolo, diritti e pensioni dei comunicatori. Solidarietà e volontà a sostegno di ruolo, diritti e pensioni dei giornalisti. La proposta, fino ad ora ignorata dalle Istituzioni: un Tavolo Tecnico istituito dal governo che coinvolga tutti i soggetti interessati, non solo giornalisti e comunicatori ma anche gli istituti di previdenza pubblica e privati e gli esperti della materia.

La conferenza stampa congiunta tra le associazioni della comunicazione è riuscita a sottolineare che la questione “salva INPGI” non riguarda sono i comunicatori, ma sia il diritto alla tutela previdenziale di tutti, sia la sostenibilità nel lungo termine degli enti previdenziali.
Tutte le proposte legislative – per fortuna fino ad ora bocciate - sono state poco chiare sulla sostenibilità finanziaria e soprattutto sulla legalità dell’operazione: perché (tentare di) salvare un Istituto previdenziale privato con i contributi di un numero indefinibile di contribuenti, generando una perdita per l’INPS di circa 100milioni all’anno? Perdita che graverebbe su tutti i cittadini italiani in termini di fiscalità generale, senza contare il numero elevatissimo dí ricorsi a cui si andrebbe inevitabilmente incontro. E comunque 100milioni all’anno non basterebbero all’INPGI che ha un fabbisogno annuale di 180 milioni.

Questa è la reale situazione, non quella prodotta dalla campagna di disinformazione fatta ad arte per nascondere le conseguenze di un provvedimento legislativo imposto e non condiviso.
Le domande sono d’obbligo: perché privilegiare una categoria a dispetto di un’altra? E soprattutto, perché i rappresentanti delle associazioni del mondo della comunicazione non sono mai state coinvolte? Le proposte legislative fino ad ora presentate rispondono ad un mero modello contabile che punta soprattutto ad evitare il commissariamento dell’INPGI e forse a nascondere anche informazioni fondamentali, come quelle della Corte di Conti che nella recente relazione quadrimestrale delle SEZIONI RIUNITE IN SEDE DI CONTROLLO (Presiedute da Enrica Laterza) sulla tipologia delle coperture adottate e sulle tecniche di quantificazione degli oneri. Leggi pubblicate nel quadrimestre maggio - agosto 2019 (articolo 17, comma 9, della legge 31 dicembre 2009, n. 196), riportata sul sito https://banchedati.corteconti.it/documentDetail/SSRRCO/16/2019/RQ alle pagine 23 e 24 viene così testualmente citata la norma contenuta nell'art. 16 quinquies della legge Crescita del 28 giugno 2019 n. 58, riguardante l'ingresso nell'INPGI dei comunicatori a partire dal 2023: 
"Quanto a singole coperture poi, per l’art. 16-quinquies, comma 2 in particolare (INPGI), a parte la scarsa chiarezza del meccanismo normativo basato su ipotesi, si registra una compensazione a valere dei minori oneri di cui al provvedimento quali si dovrebbero registrare a partire dal 2023: non viene individuata però una misura specifica che sia in grado di fornire, a partire dall’esercizio citato, le necessarie disponibilità, di cui è ignota peraltro la natura (se si tratti cioè di risorse di bilancio ovvero di autorizzazioni legislative di spesa)".
L’allargamento per legge della platea contributiva dell’INPGI non ha alcun equilibrio, da qualsiasi angolazione venga esaminato. E di questo parere sono anche il presidente INPS Pasquale Tridico, l’economista e già presidente INPS Tito Boeri e il Consigliere Economico della Presidenza del Consiglio, Alberto Brambilla

Ultimo, ma non certo per importanza, tema nodale della questione riguarda le differenze tra le professioni del giornalista e quelle dei comunicatori. Per usare una metafora: l’Informazione e la Comunicazione sono due binari paralleli di un sistema ferroviario a tecnologia avanzata, che solo in alcuni punti si intersecano. Questi punti di incontro non hanno nulla a che fare con la previdenza. E nessun tipo di confronto sulla complessità delle nostre professioni può partire dal salvataggio dell’INPGI. Quindi ricominciamo daccapo: le nostre parole d’ordine sono realismo, fattibilità, rispetto del lavoro e dei diritti di tutti. Solo a queste condizioni potremo parlare di mercato, di previdenza e di evoluzione tecnologica e avviare un confronto che punti alla valorizzazione delle nostre professioni.

Guarda il video della conferenza.

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