Norma Uni per il comunicatore professionale

UNA BUSSOLA PER IL MERCATO DELLA COMUNICAZIONE

L’intervento integrale di Rita Palumbo, relatrice della NORMA UNI 11483:2021, all’evento di presentazione del 30 settembre 2021

Buongiorno a tutti,

il mio compito oggi è quello di descrivere la NORMA UNI 11483:2021, la nuova edizione della norma sul comunicatore professionale, soffermandomi in particolare su quali sono gli elementi innovativi, quali sono i compiti e le attività specifiche e, soprattutto, che cosa significano in questo contesto conoscenze, abilità, autonomia e responsabilità. Ma non solo, saranno specificati i termini e le definizioni fondanti della NORMA, gli elementi per la valutazione della conformità e gli aspetti etici e deontologici applicabili.

Gli elementi innovativi possono essere sintetizzati in 5 parole chiave

  • Identità
  • Responsabilità
  • Autonomia
  • Complessità
  • Deontologia

Parole chiave che permettono non solo di chiarire le definizioni che la NORMA ha adottato per il Comunicatore Professionale, ma che consentono di

  • Definire l’identità e le caratteristiche di un professionista la cui prestazione è indispensabile per lo sviluppo delle organizzazioni
  • Interpretare le dinamiche evolutive ed involutive di un mercato non regolato ma in continua crescita
  • Monitorare la conoscenza e la percezione del valore e del ruolo della Comunicazione
  • Avere un riferimento tecnico concreto ed autorevole cui far riferimento per approccio, processi, metodo ed etica professionali

 La novità, la “rivoluzione” di questa versione della NORMA è la valenza manageriale attribuita alla figura del Comunicatore.

Il Comunicatore è un manager che gestisce processi complessi, progetta, coordina, realizza strategie e attività funzionali allo sviluppo di qualsiasi organizzazione, pubblica, privata e non profit. Il Comunicatore è il manager con responsabilità di risorse professionali e risorse economiche, impegnato a ideare e coordinare progetti finalizzati al raggiungimento degli obiettivi dell’organizzazione in cui opera, sia come dipendente che come consulente esterno.

Il Comunicatore è il manager che svolge attività ad alto contenuto intellettuale che

  • richiedono una formazione culturale di ampio respiro, che spazia dalla tecnologa alla creatività, dall’economia, alla giurisprudenza, dall’uso delle lingue e dei linguaggi della comunicazione tradizionale e digitale
  • esigono competenze capaci di interpretare tendenze e cambiamenti socioculturali ed economici.

Il Comunicatore è quel manager che in autonomia, gestisce e risolve complessità

Il Comunicatore è il manager che agisce a nome e per conto delle organizzazioni in cui opera e agisce nel rispetto dei più rigorosi principi etici e deontologici

IL MERCATO E GLI AMBITI 

La Norma Uni ha segmentato il mercato della Comunicazione in cinque ambiti di riferimento 

  1. Comunicazione pubblica e istituzionale – Ai fini della norma per comunicazione pubblica si intende ogni processo sistemico di comunicazione dalle pubbliche amministrazioni in funzione dell’interesse generale e rivolta al dialogo con la collettività e le singole persone, nel rispetto delle loro abilità e diversità linguistiche, culturali e di genere. La comunicazione pubblica fornisce informazioni, dati, documenti e veicola i contenuti e messaggi che contribuiscono a garantire i diritti sociali e i diritti connessi alla cittadinanza, i doveri istituzionali di trasparenza amministrativa della rendicontazione sociale (accountability) e dell’accessibilità per promuovere la partecipazione dei cittadini alla vita democratica della nazione, delle istituzioni europee e internazionali e la relazione tra istituzioni e cittadini. Per comunicazione istituzionale si intende ogni processo sistemico di comunicazione operato da un cominciatore per conto di un’istituzione sia nelle forme dei discorsi pubblici ed istituzionali sia nelle forme delle campagne di comunicazione.
  2. Comunicazione politica – Ai fini della presente norma per comunicazione politica si intende un processo sistemico che mette in relazione il sistema politico, i media e i cittadini. L’obiettivo della comunicazione politica è di supporto ad un’opinione pubblica informata a fini di consenso elettorale e sostegno politico. La comunicazione politica ha come scopo pubblicizzare l’azione di partiti, movimenti e leader per suscitare interesse e accrescere partecipazione e posizionamento dei cittadini sull’offerta politica e sui temi di agenda pubblica.
  3. Comunicazione d’impresa – Ai fini della presente norma per comunicazione d’impresa si intende un processo sistemico di strategie e attività finalizzate a favorire lo sviluppo dell’organizzazione imprenditoriale e, in quanto tale, costituisce un asset strategico di governance. La comunicazione d’impresa è un insieme complesso di progetti, programmi e messaggi che un’organizzazione mette in atto al fine di porsi in relazione con i contesti economico, sociale, culturale nei quali opera e dei quali fa parte, con l’obiettivo di promuovere la propria reputazione e quella dei beni/servizi che produce. Rientrano all’interno di questo ambito le relazioni pubbliche con stakeholder pubblici e privati, la comunicazione interna ed esterna, la comunicazione finanziaria e legale, la comunicazione di marca e di prodotto, non pubblicitaria.
  4. Comunicazione Tecnica – Ai fini della presente norma per comunicazione tecnica si intende il processo sistemico con cui si progetta, crea e distribuisce l’informazione per l’uso sicuro, efficace ed efficiente di prodotti, gamme e linee di prodotto, beni, servizi, software e applicativi.
  5. Comunicazione Sociale per il Terzo Settore – Ai fini della presente norma per comunicazione sociale per il terzo settore si intende il processo sistemico di conoscenza e persuasione utilizzato da soggetti pubblici e privati per coinvolgere la persona (cittadino, consumatore, donatore) e stimolarla alla partecipazione, all’azione e alla risoluzione dei problemi.

I LIVELLI DI RESPONSABILITÀ

I livelli, in relazione al grado di responsabilità, sono tre: Junior, Expert e Senior; tutte e tre le figure, a seconda dell’esperienza, si collocano rispettivamente ai livelli 3 (livello basso/obbligo scolastico) -5 (livello intermedi/formazione secondaria) -7 (livello superiore/formazione universitaria) del QNQ (Quadro Nazionale delle Qualificazioni).

I COMPITI COMUNI, I  COMPITI SPECIALISTICI E LE FASI

La NORMA UNI 11483:2021 distingue due livelli di compiti:

  • Compiti comuni a tutti i profili professionali, compiti riferibili a qualsiasi comunicatore professionale, indipendentemente dal proprio profilo specialistico;
  • Compiti specifici del profilo specialistico, compiti riferibili al comunicatore professionale in funzione del proprio profilo specialistico, su cui interverrà con grande competenza la collega Tiziana Sicilia, presidente di Com&TEC

I “compiti comuni”, ovvero quelle attività che un professionista della Comunicazione è chiamato a sviluppare a prescindere dalla sua specializzazione, prevedono cinque fasi di processo:

  1. analisi, – rilevare i bisogni ed analizzare i contesti per individuare correttamente le linee guida della progettazione
  2. progettazione – gestire l’intero processo della progettazione, dagli obiettivi della comunicazione alla definizione dei modelli di monitoraggio e di verifica dei risultati
  3. attuazione – ovvero tutte le fasi di realizzazione del Piano di Comunicazione, delle attività e degli strumenti utili e/o necessari per il raggiungimento degli obiettivi
  4. monitoraggio – ovvero definire i criteri di monitoraggio per il controllo costante dei risultati
  5. valutazione – ovvero la messa in pratica di quelle tecniche che permettono la valutazione del rapporto tra i risultati attesi e raggiunti ed analisi di possibili soluzioni in caso di scostamento
  6. conclusione – ultima fase, ovvero quella della rendicontazione quali-quantitativa ed economica

LE CONOSCENZE E LE ABILITÀ DEL COMUNICATORE PROFESSIONALE

Nello specifico, la NORMA definisce i requisiti che deve avere il Comunicatore Professionale, specificandone le conoscenze e le abilità in armonia con il Quadro Nazionale delle Qualificazioni (QNQ). I requisiti individuati sono definiti e descritti in modo da facilitare anche i relativi processi di valutazione della conformità, che, come sappiamo, sono delegati a Parti terze, ovvero agli enti autorizzati alla certificazione e all’accreditamento professionale. Ma di che cosa parliamo quando usiamo i termini conoscenze ed abilità? Parliamo di quel patrimonio intellettuale ed esperienziale che si traduce in processi di comunicazione.

Tecnicamente le Abilità sono le capacità di applicare conoscenze e di usare il know how per portare a termine compiti e risolvere problemi. Nel contesto dello EQF (Quadro europeo delle qualificazioni) e del QNQ (Quadro Nazionale delle Qualificazioni) le abilità sono descritte come cognitive (cioè pensiero logico, intuitivo e creativo) o pratiche (attuazione di metodi, materiali, strumenti e utensili). La conoscenza invece è il risultato dell’assimilazione di informazioni attraverso l’apprendimento. La NORMA indica per il comunicatore professionale – riferimento ai compiti comuni – 48 conoscenze (sapere) e 66 abilità (saper fare), specificandole per i tre livelli:

  • Junior
  • Expert
  • Senior

I TERMINI E LE DEFINIZIONI

Altro elemento estremamente importante per far sì che il mercato abbia finalmente regole certe, riguarda il capitolo della NORMA dedicato ai Termini e definizioni, che chiarisce e definisce il significato di tutto ciò che rende comprensibile il processo sistemico della Comunicazione professionale. Sono elencate tutte le definizioni utili, anche quelle basilari:

  • Il Comunicatore Professionale è il professionista che si occupa della comunicazione come asset strategico di sviluppo di istituzioni, organizzazioni pubbliche, private e non profit e persone fisiche, svolgendo la propria attività a forte contenuto intellettuale e multidisciplinare di tipo esecutivo e manageriale, a seconda del livello, in qualità di libero professionista, imprenditore, dipendente o mediante altre forme contrattuali conformi alle normative vigenti
  • L’Area di comunicazione è l’insieme di funzioni e strutture, individuate dall’organizzazione, per la gestione manageriale delle attività del piano di comunicazione in coordinamento con organismi di vertice
  • La Strategia di comunicazione è la fase di progettazione e realizzazione del piano di comunicazione individuando attività, strumenti, risorse, linguaggi, indicatori di performance per raggiungere gli obiettivi prefissati
  • L’Indice di rendimento del piano di comunicazione è quell’indice generalmente qualitativo del grado di efficienza e di efficacia del piano di comunicazione

Fino a definire i Key Performance Indicator (KPI), la Tracciabilità ed Usabilità dei dati…. E sono solo alcuni esempi che introducono la complessità del processo sistemico della Comunicazione.

LA VALUTAZIONE DI CONFORMITÀ E L’ACQUISIZIONE DELLE COMPETENZE

Se la comunicazione è quindi quel sistema complesso di strategie e di attività in continua evoluzione, fondamentale se non necessaria è la formazione, che – considerata la complessità della professione del Comunicatore non può non comportare la valutazione e la certificazione delle competenze, altra parola chiave sostanziale della NORMA che

  • individua con chiarezza il processo per la valutazione di conformità: Apprendimento, Certificazione, Mantenimento, Rinnovo
  • definisce i requisiti del Comunicatore professionale – attraverso conoscenze ed abilità – nel rispetto dei descrittori EQF per l’acquisizione della competenza, basata sull’ apprendimento permanentelifelong learning – e sullo sviluppo professionale continuoContinuing Professional Development
  • fa riferimento alle tre forme di apprendimento, così come indicati nel Quadro europeo delle qualificazioni – EQF – e nel Quadro nazionale delle qualifiche – QNQ, ovvero:
    • APPRENDIMENTO FORMALE che si attua nel sistema di istruzione e formazione e nelle università e istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica, e che si conclude con il conseguimento di un titolo di studio o di una qualifica o diploma professionale, conseguiti anche in apprendistato, o di una certificazione riconosciuta, nel rispetto della legislazione vigente in materia di ordinamenti scolastici e universitari
    • APPRENDIMENTO NON-FORMALE è caratterizzato da una scelta intenzionale della persona, che si realizza al di fuori dei sistemi di cui all’apprendimento formale, in ogni organismo che persegua scopi educativi e formativi, anche del volontariato, del servizio civile nazionale e del privato sociale e nelle imprese
    • APPRENDIMENTO INFORMALE che, anche a prescindere da una scelta intenzionale, si realizza nello svolgimento, da parte di ogni persona, di attività nelle situazioni di vita quotidiana e nelle interazioni che in essa hanno luogo, nell’ambito del contesto di lavoro, familiare e del tempo libero

 LE DEFINZIONI-OBIETTIVI

Conoscenze, abilità, formazione, apprendimento permanente, sviluppo professionale: la NORMA UNI stabilisce con chiarezza quali sono le definizioni/obiettivi:

  • QUALIFICA, ovvero il risultato formale di un processo di valutazione e convalida, acquisito quando un’autorità competente stabilisce che una persona ha conseguito i risultati dell’apprendimento rispetto a standard predefiniti
  • VALUTAZIONE, che regola i metodi e i processi utilizzati per definire la misura in cui una persona ha effettivamente conseguito una particolare conoscenza, abilità o competenza
  • CONVALIDA ovvero il processo di conferma che determinati risultati dell’apprendimento valutati, conseguiti da una persona, corrispondono ai risultati specifici che possono essere richiesti per un’unità o una qualifica

LA DEONTOLOGIA

Infine, la deontologia, tema tanto delicato quanto fondamentale per dare un segno tangibile dell’importanza del contributo e del ruolo del Comunicatore professionale nei processi socioeconomici e culturali.

La Norma descrive lo Schema dell’infrastruttura della cultura dell’integrità professionale, finalizzata alla definizione e gestione dell’integrità professionale) integrandolo con

  • la Carta Etica professionale, che indica i principi e valori, che fa riferimento al Codice Etico che elenca e regola i dilemmi collegati ai principi e ai valori
  • la Carta deontologica professionale, che regola la condotta e i diritti del Comunicatore, che dovranno essere basati sulla lealtà, spirito di servizio, responsabilità verso il committente e verso i propri clienti, indipendenza ma anche sul diritto a farsi remunerare e far rispettare il proprio ruolo professionale. La Carta deontologica fa riferimento al Codice Deontologico che detta le regole di condotta.

 Il cambio di registro riguarda l’approccio e il modello di prestazione professionale: il Comunicatore è definito un manager in grado di relazionarsi con i vertici, a salvaguardia della notorietà, della reputazione e del “contenimento del rischio” delle organizzazioni in cui opera. È un manager apicale, che può e deve stare nella “stanza dei bottoni” che – grazie alla norma UNI – assume un livello di responsabilità e di condivisione mai evidenziato prima. È un manager che analizza, interpreta, propone, indirizza e risolve situazioni difficili e critiche. È una figura dirigenziale necessaria nelle imprese pubbliche, private e non profit, perché non si può più fare a meno di quel manager in grado di gestire complessità, che deve garantire molteplici abilità e conoscenze tradizione e conoscenze digitali. Un manager che opera in un modo e che utilizza strumenti in continua evoluzione tecnologica. Da questa NORMA possiamo partire per dare identità, valore e voce ai Comunicatori.

Guarda il video dell’intervento

Norma Uni: comunicare per professione

La notizia data 9 settembre 2021 e ha per titolo “Pubblicata la norma Uni 11483:2021 – Attività professionali non regolamentate – Comunicatore professionale – Requisiti di conoscenza, abilità e autonomia e responsabilità”. A una prima lettura potrebbe sembrare un’altra (l’ennesima) norma tecnica, non obbligatoria e quindi non cogente per il mercato del lavoro. Ma in realtà non è così.

La norma Uni 11483:2021, frutto di tre anni e tre mesi di intenso lavoro di un tavolo che ha coinvolto diverse associazioni del settore, è un punto di svolta per la definizione delle professioni che sono comprese nel complesso mondo della comunicazione.  Non solo una norma tecnica, quindi, ma uno strumento innovativo e utile – il primo – per capire chi è, che cosa fa e quali sono le conoscenze e le abilità che un comunicatore deve garantire al mercato, per disegnare un settore dai contorni ancora indistinti, per diffondere la cultura di una professione ancor oggi impropriamente interpretata.

Il dato più significato sta nella definizione: il comunicatore professionale è un manager che gestisce processi complessi, progetta, coordina, realizza strategie e attività funzionali allo sviluppo di qualsiasi organizzazione, pubblica, privata e non profit. È un manager con responsabilità di risorse professionali e risorse economiche, impegnato a ideare e coordinare progetti finalizzati al raggiungimento degli obiettivi dell’organizzazione in cui opera, sia come dipendente che come consulente esterno.

Quindi, attività ad alto contenuto intellettuale che richiedono una formazione culturale di largo respiro che spazia dall’etica alla scienza, dalla tecnologa alla creatività, intese come capacità di interpretare tendenze e cambiamenti socioculturali ed economici.

La norma ha suddiviso il mercato in cinque ambiti di riferimento: comunicazione pubblica e istituzionale, comunicazione politica, comunicazione di impresa, comunicazione tecnica, comunicazione sociale per il terzo settore. Mentre tre sono i livelli in relazione al grado di responsabilità: junior, expert e senior; tutte e tre le figure, a seconda dell’esperienza, si collocano rispettivamente ai livelli 3-5-7 del Qnq (Quadro nazionale delle qualificazioni).

Per lo svolgimento della professione, la norma Uni, infine, individua i cosiddetti “compiti comuni”, ovvero quelle attività che un professionista della comunicazione è chiamato a sviluppare a prescindere dalla sua specializzazione, che prevedono cinque fasi di processo: analisi, progettazione, attuazione, monitoraggio, valutazione, conclusione.

Parliamo di una figura apicale, che può e deve stare nella “stanza dei bottoni”, e che ora assume un livello di responsabilità e di condivisione mai evidenziato prima

Il cambio di registro riguarda l’approccio e il modello di prestazione professionale: il comunicatore è definito un manager in grado di relazionarsi con i vertici, a salvaguardia della notorietà, della reputazione e del “contenimento del rischio” delle organizzazioni in cui opera. È un manager apicale, che può e deve stare nella “stanza dei bottoni” che – grazie alla norma Uni – assume un livello di responsabilità e di condivisione mai evidenziato prima. È un manager che analizza, interpreta, propone, indirizza e risolve situazioni difficili e critiche. È una figura dirigenziale necessaria nelle imprese pubbliche, private e non profit, perché non si può più fare a meno di quel manager in grado di gestire complessità.

Il ruolo della comunicazione per la ripresa sostenibile

L’international Corporate Communication Hub ha presentato il secondo studio internazionale sul ruolo della comunicazione relativa a PNRR ed ESG.

(Roma 14 settembre 2021 – Comunicato stampa).

Negli ultimi 10 anni il volume delle conversazioni sui temi ESG è gradualmente aumentato in tutto il mondo con un balzo in avanti tra il 2019 e oggi. La Pandemia ha però peggiorato il tono delle conversazioni attorno agli ESG e le corporation. Se nel pre-pandemia oltre alla industry dei beni alimentari anche le aziende del settore estrattivo erano apprezzate per gli sforzi indirizzati alla sostenibilità e quindi godevano di un relativo sentiment positivo in rete, nel post pandemia solo il settore delle rinnovabili ha mantenuto un sentiment positivo.

È quanto emerge dallo studio internazionale “PNRR, ESG: il ruolo della comunicazione” dell’International Corporate Communication Hub (ICCH) realizzato dall’Università IULM sul database Mettle Capital, sviluppato da Università di Oxford, Cambridge e Sussex, presentato ieri a Roma alla Terrazza Associazione Civita e trasmesso sulla pagina Linkedin de Il Sole 24 Ore e sul sito dell’Università IULM. I ricercatori hanno raccolto i dati sulle conversazioni nel web relative alle tematiche di sostenibilità tra gli utenti e i media online in Francia, Spagna, Germania e Italia ed è emerso che quando le persone e i media in tutti i paesi analizzati riflettono sulle corporation, dibattono in misura decisamente minore di sostenibilità sociale legata ai dipendenti e ai cittadini.  

 

“Il nostro Paese viene da un momento difficile, c’è molto scetticismo sulla possibilità di cambiare le cose”, ha detto Enrico Giovannini, Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili. “Come dice il Presidente del Consiglio le cose prima si fanno e poi si comunicano, ma stiamo facendo così tante cose che non è semplice comunicarle. Anche come Ministero che ha la fetta più ampia del PNRR, 62 miliardi stiamo provando ad andare in questa direzione anche con l’ausilio di soggetti privati e di altre istituzioni pubbliche per spiegare i dieci anni per cambiare l’Italia, per migliorare il benessere delle persone e per aumentare la competitività”.  “I cittadini hanno bisogno di vedere più che di sentire”, ha concluso Giovannini. “Faccio un esempio: l’anno prossimo avremmo la riduzione di un’ora dell’attraversamento dello stretto di Messina. Ma penso anche ai nuovi autobus, ai nuovi treni. Queste sono le cose in grado di comunicare il cambiamento sostenibile”.

 

“La sostenibilità è entrata a pieno titolo nelle finalità dell’impresa sia in una prospettiva di CSR che di creazione di vantaggio competitivo attraverso il rafforzamento del proprio capitale reputazionale in una convergenza naturale con le finalità della shareholders theory”, ha detto Angelo Miglietta, Prorettore Vicario con delega ai rapporti con le imprese IULM

“In Italia quasi la metà dei rispondenti al questionario ritiene prioritario per le corporation l’impegno verso una produzione sostenibile (48,95%). Sul fronte della sostenibilità sociale, più del 45% dei rispondenti ritiene prioritario l’impegno delle organizzazioni sulla massimizzazione della sicurezza dei dipendenti sul posto di lavoro”, ha illustrato Stefania Romenti, docente di Corporate Communication e Public Relations IULM, coordinatrice della seconda ricerca dell’ICCH. “L’altra metà è divisa nel giudicare prioritario il rispetto delle diversità e dei diritti umani (20,76%), il benessere dei dipendenti in termini di welfare aziendale (19,62%) e solo all’ultimo posto con il 12,95% è ritenuto prioritario l’impegno verso le comunità locali. Infine – conclude Romenti- secondo il 35,24% degli italiani, garantire l’equilibrio della retribuzione tra i lavoratori dovrebbe essere una priorità per le corporation in materia di governance sostenibile”.

 

Con riferimento al PNRR, è ampia la percentuale di cittadini (35%) che dichiara di avere una buona conoscenza dei contenuti, anche se è maggiore la percentuale di coloro che hanno una conoscenza moderata (39%). Il 38,7% degli intervistati ha dichiarato che la comunicazione del PNRR è stata equilibrata, completa (32,2%), oggettiva (36,1%) e accurata (33,5%). In termini generali ben il 63% degli italiani vede nel Piano un’importante opportunità e non sembra preoccuparsi dei rischi e delle criticità più volte riportate dai media, anche internazionali. La TV e naturalmente il web sono stati i canali più consultati per cercare informazioni sul Piano, con particolare riferimento ai video tematici su Youtube. La ricerca ICCH conferma che tra le fonti i giornalisti di testate accreditate sono i più attivi, anche in rete, nel generare dibattito sul PNRR e sono anche quelli che alimentano più engagement attorno ai contenuti del Piano di Recovery.

La componente internazionale è uno degli aspetti caratterizzanti l’International Corporate Communication Hub(ICCH) che è il primo Osservatorio internazionale sulla comunicazione corporate e istituzionale, come ha detto Stefano Lucchini, Presidente Advisory Board ICCH. “L’ICCH – ha precisato-  è un hub che mette in relazione manager e accademici per riflettere sul ruolo della comunicazione su tematiche di attualità e di rilevanza offrendo degli strumenti pratici di azione per iniziare a disegnare il futuro che vogliamo”.

 

Alla presentazione sono intervenuti anche Luigi Ferraris, Amministratore Delegato Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane, Marco Patuano, Presidente a2a, Carlo Tamburi, Direttore Enel Italia e Antonio Parenti, capo Rappresentanza in Italia della Commissione Ue.

 

 

Diego Lorenzi nuovo presidente del Rotary Club Romano

Diego Lorenzi nuovo presidente del Rotary Club Romano

L’imprenditore subentra a Iva Conti Schivardi

Tematica scelta per l’anno rotariano: supporto alla famiglia

 

 

BERGAMO,  25 giugno – Dal focus su persona e cultura all’attenzione alla famiglia.

Nella accogliente cornice di Palazzo Colleoni, soci familiari e ospiti del Rotary Club di Romano si sono riuniti per la serata istituzionale del passaggio delle consegne tra Iva Conti Schivardi e Diego Lorenzi, presidente del Consiglio di Amministrazione diLorenzi Group.

Lo staff di Lorenzi Group ha curato l’allestimento luminoso, musicale e tecnologico rendendo ancora più attraente la sede.

Il mandato appena concluso era dedicato a tematiche riguardanti la cultura e l’attenzione alla persona, mentre il 27esimo anno di fondazione del club avrà il focus sulla famiglia, come spiega il neopresidente Diego Lorenzi.

«Sono orgoglioso di ricoprire questa importante carica e onorato di poter rappresentare i soci. Credo che ognuno di noi sia mosso e motivato dalla volontà di servizio verso gli altri, spirito condiviso dalle eccellenze del club. Il governatore del distretto 2042 Edoardo Gerbelli sprona a sognare in grande e ci invita con il motto internazionale ‘servire per cambiare le vite’, in tal senso credo che sia fondamentale sostenere la famiglia, che è supporto per ognuno di noi. Siamo tutti uniti per un fine comune che è l’attenzione al prossimo, mi auguro potremo ottenere buoni risultati coinvolgendo tutti».

«Un grazie e un augurio particolare a Diego che con grande entusiasmo si accinge a prendere la guida. In questo anno particolare abbiamo portato a termine il progetto del restauro conservativo del leone di San Marco, seguito dall’adesione all’iniziativa del MACS con i “quaderni del museo” e con i laboratori grafici sul tema dedicati ai bambini, sostenuto la formazione a distanza, offerto la solidarietà alla Caritas di zona, aderito alle iniziative del Distretto tra cui il progetto “Bosco della memoria” per ricordare coloro che ci hanno lasciato l’anno trascorso», commenta il presidente uscente Iva Conti Schivardi.

Anche quest’anno sarà confermata la terza edizione del festival della cultura a Romano di Lombardia insieme ad altri appuntamenti che verranno presentati nei prossimi mesi.

Prima edizione del “Lorenzi Group Trophy”, ottanta golfisti al Golf Club Bergamo L’Albenza

Prima edizione del “Lorenzi Group Trophy”, ottanta golfisti al Golf Club Bergamo L’Albenza

Lo scorso week end si è svolto con successo il torneo nazionale sponsorizzato da Lorenzi Group ed è stato presentato il Trackman, una soluzione di alta tecnologia che simula l’esercitazione su un campo da golf

 

 

BERGAMO – Giugno 2021

Tra sport, arte e tecnologia, ancora un impegno valoriale promosso da Lorenzi Group per gli amanti del golf. Lo scorso weekend presso il Golf Club Bergamo L’Albenza ottanta atleti, in possesso della tessera della Federazione Italiana Golf, si sono sfidati nella bella cornice del club bergamasco che ha più di sessant’anni di storia. La formula della prima edizione del Lorenzi Group Trophy prevedeva un torneo a diciotto buche per atleti facenti parte della 1°categoria Medal, 2° e 3°categoria Stableford (0-12, 13-20, 21-36). Le gare si sono svolte sabato mattina, mentre nel pomeriggio il presidente del Golf club Roberto Rusconi insieme a Diego Lorenzi, amministratore delegato dell’omonima azienda di General Contractor e System Integrator main sponsor dell’evento, hanno premiato i migliori golfisti con oggetti unici realizzati a mano in ceramica Raku dall’artista Giuseppe Lorenzi.

 

Non è stata solo una giornata di sport, ma anche di eccellenza tecnologica. E’ stata infatti firmata la partnership tra la Lorenzi Group e Trakman4, strumento virtuale che consente a chi è amante del golf di giocare direttamente a casa propria. Una soluzione di alta scienza tecnologica che permetterà al golfista di vivere un’esperienza reale come fosse sui campi gara più belli del mondo, grazie ad un ledwall e al sistema radar il livello di simulazione risulterà altissimo.

Ospite dell’iniziativa il golfista professionista Andrea Rota, che ha assistito allo svolgersi del torneo e attraverso uno speciale vaucher ha offerto i propri consigli a chi volesse cimentarsi per la prima volta con il golf.

 

«Siamo stati molto soddisfatti di essere main sponsor di un evento che coniuga sport, tecnologia e arte. Ringrazio il presidente per l’ospitalità, sono molto contento di aver valorizzato la pratica del golf e l’arte. Inoltre la tecnologia è diventata un aspetto dominante della vita, deve essere innovazione al servizio dei consumatori perché è ormai entrata a far parte della quotidianità. Con il Trackam, simulatore innovativo di ultima generazione, la tecnologia viene applicata anche al mondo del golf. All’interno della nostra azienda abbiamo allestito delle sale multimediali per chi volesse provare un’esperienza mai fatta prima e toccare con mano la realtà virtuale. Siamo inoltre contenti di continuare la collaborazione e la sponsorizzazione con l’atleta Andrea Rota», spiega Diego Lorenzi.

«La giornata è stata bellissima, sono stati promossi i valori del golf uniti all’arte e presentata una nuova esperienza tecnologica. Siamo molto orgogliosi della buona riuscita di questa gara e del connubio con la Lorenzi Group, realtà di eccellenza del territorio, che ci auguriamo possa continuare nel tempo», aggiunge il presidente del golf club Roberto Rusconi.

 

CLASSIFICA. Primo classificato della 1°categoria Matteo Arzuffi (74 colpi) seguito da Giovanni Paolo Razza (72 colpi), Marco Furbetta (73 colpi) e Olimpio Aldè (73 colpi). Primo classificato della 2°categoria Antonio Bonomi Deleuse (42 colpi) seguito da Gianluigi Viscardi (41 punti) e Nicolò Pievani (39 punti). Per la terza categoria primo classificato Roberto Rusconi (39 punti), Daniela Melanchini (38 punti) e Luciano Pezzoli (37 punti); 1° lady Maraly Arzuffi (37 punti), 1° senior Franco Bonicelli (38 punti). Due premi speciali a Matteo Arzuffi per Nearest to the pin maschile 2 Blu con 2,58 metri e Nearest to the pin maschile 2 Giallo con 1,57 metri.

“Formati e parti!”, Gruppo Mascio e Curia di Bergamo uniti per il sociale

“Formati e parti!”, Gruppo Mascio e Curia di Bergamo uniti per il sociale

L’azienda bergamasca sostiene l’iniziativa di solidarietà per la formazione di tre soggetti deboli colpiti dalla crisi pandemica

 

BERGAMO – Giugno 2021

Gruppo Mascio e Curia di Bergamo, una sinergia finalizzata al reinserimento nel mondo lavorativo. Il progetto di solidarietà “Formati e parti!” porta la firma del gruppo bergamasco, leader nel settore dell’autotrasporto nell’ambito dell’edilizia civile e delle grandi opere, e della Curia di Bergamo. Con un investimento di circa 20mila euro il Gruppo Mascio ha finanziato la realizzazione di corsi di formazione gratuiti, finalizzati al conseguimento della Patente CE e della Patente professionale CQC per la guida di autoarticolati, propedeutici all’avvio dell’attività di Stage Formativo di sei mesi presso l’azienda. L’iniziativa solidale è stata rivolta a tre soggetti, individuati direttamente dalla stessa Curia di Bergamo, tra quelli provenienti da famiglie disagiate o con personali, pregresse o particolari situazioni di fragilità al quale è stata data la possibilità di risollevarsi in un momento di grande crisi.
I tre protagonisti del progetto, Mamadou Diallo (23 anni), Yusuf Babatunde Alabi (55 anni) e Marco Zaninoni (44 anni, laureato in Scienze Motorie), inizieranno la loro esperienza all’interno del Gruppo Mascio.

In questo contesto «la diocesi di Bergamo si è sempre distinta per una particolare attenzione alla dottrina sociale della Chiesa – ricorda il Segretario generale della curia Mons. Giulio Dellavite – tanto che le cronache di inizio ‘900 raccontano di un giovane prete, Don Angelino Roncalli, che difendeva con determinazione coraggiosa, per strada accanto agli operai, la dignità e il valore del lavoro. Tutti poi lo conosceranno quando diventerà Papa Giovanni XXIII e santo. È quanto il Vescovo Francesco ha consegnato come impegno alla diocesi proprio nei mesi scorsi come orizzonte, come impegno, come stile: servire la vita dove la vita accade».

Sostegno, quello messo in campo dalla Diocesi, confermato anche dalle parole di Don Cristiano Re e Don Marco Perrucchini, entrambi impegnati in prima persona nella realizzazione del progetto.
«In questo momento storico così travagliato per la vita delle persone, per il mondo del lavoro, credo che il rilancio debba partire davvero da una nuova rinascita dell’umano, in quell’enorme ed importante rinascimento dell’umano dentro al mondo del lavoro. Bisogna rimettere al centro la cura delle persone, il prendersi cura delle persone anche dentro ai luoghi del lavoro. Prendersi cura, non è una questione tecnica ma una questione di empatia, è una questione etica ed è una questione di gesti concreti da compiere, ognuno per quello che può. Ancora di più di prima la responsabilità sociale d’impresa ha da essere ritradotta in sostegno, che superando l’assistenzialismo che non fa crescere nessuno, sappia rimettere in condizione di lavorare chi si è trovato fuori dal lavoro, o chi non è mai riuscito ad entrarvi», spiega Don Cristiano Re.

Un investimento sulla formazione, sulla crescita sociale ed umana del proprio personale, che conferma ancora una volta il ruolo centrale riservato dal Gruppo Mascio alla persona, come individuo e come risorsa. Già in passato il Gruppo Mascio ha sostenuto progetti, per lo più sportivi, legati all’area di Bergamo. Un esempio è rappresentato dalla sponsorship realizzata con la Blu Basket Treviglio, società di pallacanestro militante nel campionato di A2, caratterizzata dall’equilibrio economico, da una governance trasparente e virtuosa, fondata sul rispetto del capitale umano e sull’investimento sulle giovani leve. Valori tutti in cui si riconosce l’identità imprenditoriale del Gruppo Mascio. Ed oggi il desiderio di fare qualcosa di più per il sociale.
«C’è una missione comune da svolgere nelle diverse dimensioni del nostro vivere come cittadini che partecipano alla vita sociale e politica, come risparmiatori e consumatori consapevoli, come utilizzatori dei nuovi mezzi di comunicazione digitali – spiega Stefano Mascio, CEO dell’omonimo Gruppo – Questo chiede a tutti di dare un contributo alla costruzione di un modello sociale ed economico dove la persona sia al centro e il lavoro più degno. Così, senza rimuovere impegno e fatica, si può rendere la persona con-creatrice dell’opera del Signore e generativa…. L’opera umana sa cogliere la sfida di rendere il mondo una casa comune. I credenti possono diventare segno di speranza in questo tempo. Capaci di abitare e costruire il pianeta che speriamo».

Tra gli obiettivi principali del progetto vi è quello di affiancare chi vive ai margini della società e chi fatica nel valorizzare le proprie competenze e risorse, ma anche restituire fiducia a ragazzi (e alle loro famiglie) in situazioni che altrimenti potrebbero al momento sembrare senza sbocco e stimolare l’avvio di ulteriori attività similari in altri soggetti, pubblici e privati, che insistono sul territorio di Bergamo e non solo.

L’azienda

Il GRUPPO MASCIO è un’azienda che ha sede in Mornico al Serio (Bergamo) e si occupa di autotrasporto nell’ambito dell’edilizia civile e di grandi opere. È coinvolto nei maggiori cantieri italiani, a cominciare dai lavori di demolizione del Ponte Morandi di Genova, oggi Ponte San Giorgio, e di ricostruzione e riqualificazione dell’area urbana del capoluogo ligure.
Il Gruppo è guidato con competenza, esperienza e passione dai fratelli Emilio, Daniele e da Stefano Mascio, le cui scelte – anche coraggiose – hanno consentito, nonostante la crisi economica prima e il suo aggravarsi a seguito dell’emergenza epidemiologica poi, di realizzare addirittura un aumento di fatturato di oltre il 41% nel 2020.
Di Stefano Mascio la prima azienda, poi le successive acquisizioni. Sua la visione d’impresa che ha portato alla realtà aziendale attuale, nel segno dell’innovazione tecnologica, della sostenibilità ambientale, ma soprattutto della responsabilità sociale d’impresa. Nella fase dell’emergenza Covid-19, l’azienda ha dato prova della capacità di continuare ad offrire risposte concrete all’assunzione di responsabilità anche nei confronti dei propri dipendenti e collaboratori e delle loro famiglie: dall’implementazione ed adozione di protocolli a tutela della salute, a quella di buone pratiche a tutela dell’economicità d’impresa e della salvaguardia di lavoro e reddito.
Oggi il Gruppo Mascio è una realtà d’impresa che dà lavoro a 157 persone. Durante i mesi più aspri del lockdown, è stata realizzata la nuova sede, diversi edifici su una superficie di circa 53.000 metri quadrati, segno tangibile di una realtà in crescita.

Negli spazi confinati il salvavita è a passo d’uomo

Negli spazi confinati il salvavita è a passo d’uomo

Engineering è la start up innovativa nata per dar vita alla spinta creativa e tecnologica di Ri.ma.tec., impresa del piacentino che ha depositato il brevetto per la sicurezza degli operai nei cantieri edili in condizioni avverse

 

Tra gli addetti ai lavori non sfugge quanto il salvataggio degli operai nei cosiddetti “spazi confinati” sia spesso un problema sottovalutato.  Gli “spazi confinati” sono luoghi chiusi (totalmente o parzialmente) che, sebbene non progettati e costruiti per essere occupati in permanenza di persone, sono occupati temporaneamente per particolari interventi lavorativi: ispezione, pulizia, manutenzione o ripristini. Questo tipo di operazioni – che interessano quasi tutti i settori, dall’industria chimica all’agricoltura, dall’edilizia ai servizi – sono realizzati in serbatoi o cisterne, spazi angusti quindi, “spazi confinati” che, in caso di malore o di incidenti, possono diventare vere e proprie trappole mortali.

La soluzione è un’idea di Gianluca Gobbi, fondatore e ceo di Ri.ma.tec., azienda di Monticelli d’Ongina, in provincia di Piacenza, che si occupa di interventi e manutenzioni tecnologiche in condizioni avverse anche per la loro collocazione geologica o idrogeologica. L’impresa vanta una tecnologica all’avanguardia grazie alla dedizione per la ricerca applicata.  La vocazione all’innovazione come modello di business ha dato vita ad uno spin off dell’azienda: Ri.ma.tec. Engineering, start up innovativa costituita in piena pandemia Covid-19, che vanta un brevetto di ingegnerizzazione di processo di un innovativo “passo d’uomo”. Una volta che la produzione sarà standardizzata sarà possibile rispondere alla domanda con una consegna estremamente veloce del “passo d’uomo”: un solo un giorno lavorativo.

La soluzione ideata da Gianluca Gobbi consentirà una significativa riduzione del fattore rischio sicurezza per il recupero del lavoratore, grazie a una pluralità di elementi caratteristici: collocazione all’esterno  – una novità assoluta – e non all’interno dello spazio confinato, facile da raggiungere perché collocato a non più di 80 centimetri da terra, velocità di ‘posa’ – non più di 4 ore – forma tonda dello sportello a tenuta stagna del passo d’uomo, che non solo permette un accesso più facile degli addetti, ma rende possibile il passaggio  del corpo di un operaio vittima di un malore o di un incidente.

«A fronte di aperture da 300mm x 400mm o 320mm x 420mm – spiega Gianluca Gobbi –  il salvataggio del lavoratore privo di sensi è di estrema difficoltà: per introdursi in quegli ambienti angusti occorre infilarsi attraverso un passo d’uomo, operazione già complessa di per sé stessa e molto di più quando si tratta di recuperare una persona ferita o priva di sensi. Stando alle statistiche Inail il numero delle vittime aumenta drasticamente a causa della mancanza di procedure di recupero: intervenire senza le adeguate misure protettive spesso trasforma i soccorritori in vittime. E purtroppo, come dimostrano le statistiche, il tasso di mortalità negli “spazi confinati” – a seguito di un evento critico – è di circa il 50%, ovvero ogni due infortuni si registra un evento mortale. Considerando la totalità̀ degli infortuni mortali in ambienti confinati, i fattori di rischio più̀ frequentemente rilevati sono gli errori nelle modalità̀ operative, la mancata fornitura o il non utilizzo dei Dpi necessari seguiti poi, come terzo fattore, dalle carenze strutturali e organizzative degli ambienti lavorativi».  Secondo l’Inail  gli infortuni sul lavoro denunciati all’Istituto nel 2019 sono stati 644.803, un numero sostanzialmente stabile rispetto al 2018 (-0,09%), e che le denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale sono state 1.156, in calo dell’8,5% rispetto al 2018, la situazione resta egualmente molto preoccupante.  Altri dati  ci dicono che solo tra gennaio e marzo 2019 sono state effettuate 157.715 denunce di infortunio. «Un numero in crescita se paragonato a quello rilevato nell’anno precedente. Si tratta di cifre che non lasciano spazio dubbi», continua Gobbi: «non vi è stato nessun significativo miglioramento nel tempo e gli infortuni sul lavoro restano una piaga da combattere».

«Per contrastare il dramma degli incidenti sul lavoro sono necessarie azioni sinergiche, determinate e responsabili da parte di tutti gli attori istituzionali, le parti sociali, la società civile, ma anche da parte del mondo produttivo, e in questa direzione va la ricerca di Ri.ma.tec. Engineering», conclude Gianluca Gobbi.

https://www.economymagazine.it/economy/2021/06/30/news/negli-spazi-confinati-il-salvavita-e-a-passo-d-uomo-65489/

Ristogolf e Lorenzi Group, ancora insieme per promuovere sport, cucina stellata e cultura

Ristogolf e Lorenzi Group, ancora insieme per promuovere sport, cucina stellata e cultura

Il Circuito Ristogolf 2021 by Allianz presentato in anteprima lunedì 24 maggio.

La prima tappa il 9 giugno sul green del Golf Club Colli Berici (VI), per poi spostarsi in tutta Italia con altri 5 appuntamenti sui campi più belli e con importanti chef ospiti.

 

 Brusaporto (BG) – 24 maggio 2021

Dopo l’edizione speciale del 2020 di un unico appuntamento con un fortissimo impegno a sostegno della città di Bergamo duramente colpita dall’emergenza Covid-19, il Circuito ritorna alla sua forma abituale e si svilupperà tra giugno e ottobre in 6 appuntamenti imperdibili.

Il 24 maggio, l’Associazione Ristoratori Albergatori & Co. Golfisti ha presentato alla stampa il Circuito Ristogolf 2021 by Allianz, nella splendida cornice del DaV Cantalupa, a Brusaporto (BG), con l’ospitalità della pluristellata famiglia Cerea.

La presentazione dei Golf Club ospitanti e di tutti gli importanti partner del Circuito, oltre al calendario degli eventi, è stata l’occasione per annunciare ufficialmente la sinergia tra il Circuito Ristogolf 2021 by Allianz e A.R.P.A.I. Associazione per il Restauro del Patrimonio Artistico Italiano.

 

Tra i partner della manifestazione un ruolo significativo è ricoperto da Lorenzi Group, una sinergia, quella con il circuito di RistoGolf, che continua da quattro anni e si rafforzerà ulteriormente anche in questa edizione. Il gruppo Lorenzi metterà a disposizione una sala multimediale di registrazione che racconterà l’intero evento.

 

«Siamo soddisfatti di questa proficua collaborazione che dura da quattro anni. Il binomio Lorenzi Group e Ristogolf è ormai un progetto consolidato di condivisione di valori. Abbiamo accettato con entusiasmo di promuovere e sostenere attraverso questa iniziativa un settore penalizzato come quello della cultura – commenta Diego Lorenzi, Amministratore Delegato di Lorenzi Group – In questa edizione arricchiamo la nostra partnership proponendo innovazione nel campo tecnologico: mettiamo a disposizione una sala multimediale di registrazione che valorizzerà la comunicazione dell’evento attraverso la proiezione su più monitor in contemporanea».

 

RISTOGOLF E A.R.P.A.I.

PER IL RESTAURO DEL PATRIMONIO ARTISTICO ITALIANO

A.R.P.A.I. rappresenta 30 anni di impegno per il restauro del patrimonio artistico italiano pubblico. Restaurare e rinnovare il patrimonio artistico significa difendere la storia e trarre ispirazione per il futuro: la cultura nutre l’Italia.

Ristogolf sostiene A.R.P.A.I. perché crede nella cultura. In un periodo sfidante come quello della pandemia, la cultura può dare ulteriore forza per risollevarsi. Il cibo è certamente un elemento di identità culturale. E nel lungo peregrinare in moltissime regioni italiane negli ultimi 9 anni, Ristogolf ha promosso la tradizione eno-gastronomica regionale e nazionale, insieme all’importanza di prendersi cura di sé stessi attraverso una sana pratica sportiva all’aria aperta, come quella che il golf può garantire.

Due Associazioni – Ristogolf e A.R.P.A.I. – pronte a collaborare per obiettivi comuni: promuovere la cultura, stimolare una riflessione indispensabile sul patrimonio della nostra civiltà, valorizzare la tradizione enogastronomica, la naturanella sua varietà, l’educazione allo sport, la pratica del golf benefica e salutare che consente equilibrio e incontri sociali, la conservazione del Patrimonio storico-artistico del Paese, una rinascenza umanistica da preservare, oltre che per le attuali, per le future generazioni. Senza la cultura, nel suo più vasto scenario, senza il rispetto ambientale, non è prospettabile un futuro per l’umanità.

Ristogolf sosterrà A.R.P.A.I. con una donazione da riservare al restauro del ciclo di affreschi di Giotto della Cappella Bardi in Santa Croce a Firenze, uno dei massimi capolavori della maturità di Giotto.

 

RISTOGOLF

Nato nel 2012 dal desiderio di incrementare e sviluppare il gioco del golf fra ristoratori, albergatori, operatori del settore food & beverage e appassionati gourmand, Ristogolf giunge alla nona edizione.

Ideato dall’Associazione Ristoratori Albergatori & Co. Golfisti, presieduta dagli chef Enrico Cerea e Giancarlo Morelli, e guidata dal direttore Dario Colloi, il Circuito è cresciuto negli anni grazie a Sponsor, Soci, Golf Club, Chef e Media. Grandi nomi della ristorazione e campioni dello sport si sono alternati sui green in queste edizioni rendendo Ristogolf un appuntamento imperdibile.

 

IL PROGRAMMA DI OGNI TAPPA

Il Circuito Ristogolf 2021 by Allianz si sviluppa in sei appuntamenti tra Veneto, Piemonte, Lombardia ed Emilia-Romagna, così programmati: 9 giugno al Golf Club Colli Berici, 30 giugno al Golf Club Biella Le Betulle, 21 luglio al Golf Club Carimate, 1 settembre al Golf Club Des Iles Borromées, 14 settembre al Molinetto Country Club, 1-3 ottobre al Adriatic Golf Club Cervia.

Ogni tappa di Ristogolf accoglie sul campo golfisti amateur e gourmand, e propone un percorso di 18 buche alternate a postazioni gastronomiche in cui degustare il meglio della cucina e dell’eccellenza vinicola. Ogni buvette è gestita da partner e chef, che avranno il compito di ristorare i giocatori prima della buca successiva.

Prima e dopo la gara, due importanti momenti di convivialità e gusto. Il welcome, con la colazione e il “ritrovo” tra giocatori da tutta Italia. E, al termine di ogni gara, l’attesissimo show cooking in compagnia di grandi nomi della cucina, seguito dalle premiazioni dei partecipanti e dal gourmet party conclusivo.

Un programma divenuto ormai un “classico” di Ristogolf, tanto amato da tutti gli ospiti, ma pronto a sorprendere con tanti volti noti della cucina fine dining e con piccole novità che saranno svelate nel prosieguo delle gare.

 

 

La curia di Bergamo con il Gruppo Mascio per costruire il futuro dei giovani

La curia di Bergamo con il Gruppo Mascio per costruire il futuro dei giovani

Mornico al Serio (Bergamo), 11 Marzo 2021 ‐ Un progetto in sinergia con la Curia Diocesana di Bergamo per dare un’occasione ai giovani senza lavoro del territorio, attraverso un percorso di formazione specializzata. È questo il progetto del Gruppo Mascio (www.mascio.it): corsi di formazione gratuiti, finalizzati al conseguimento della Patente CE e della Patente Professionale CQC per la guida di autoarticolati, e la conseguente partecipazione ad uno stage formativo di
almeno 6 mesi in azienda. Sarà proprio la Curia Diocesana di Bergamo ad individuare, tra le tante realtà in cui opera, i tre giovani da coinvolgere nel progetto. Un investimento sulla formazione, sulla crescita sociale ed umana del proprio personale, che conferma ancora una volta il ruolo centrale riservato dal Gruppo Mascio alla persona, come individuo e come risorsa. La Curia, rappresentata dal Segretario Generale Curia diocesana, Mons. Giulio Dellavite e dal
Direttore dell’Ufficio per la pastorale sociale e del lavoro Diocesi di Bergamo, Don Cristiano Re, accompagnati dal Sindaco di Mornico al Serio, Eugenio Cerea, hanno accolto l’invito di Stefano Mascio ed hanno partecipato ad un primo incontro istituzionale presso la sede del Gruppo, per gettare le basi per quello che sarà il primo di una serie di step che porterà alla realizzazione di un progetto dall’alto valore sociale.

Il Mons. Dellavite ha così commentato il primo incontro con il management Mascio: “La Curia è qui, a nome del Vescovo, accogliendo l’invito dell’azienda che ha voluto fortemente la nostra presenza. Il Vescovo è stato piacevolmente colpito da un progetto studiato ed analizzato con cura che ha una finalità ben specifica. Il “bene porta bene” ma, citando Papa Giovanni, preferisco dire che “il bene va fatto bene” ed è questo un esempio. Oggi un’idea si fa progetto, struttura, diventa concretezza. Mi piace parlare di un termine ormai molto diffuso come “cultura del welfare”, come in realtà di “coltura” come simbolo di lavoro quotidiano, concreto, pratico, per far crescere qualcosa di importante. Questo progetto punta alla formazione quotidiana in sinergia con altri centri della Diocesi e sarà un’occasione importante per tutti per realizzare un risultato concreto per i giovani del nostro territorio”.

Valori pienamente ripetuti anche da Don Cristiano Re: “Un incontro oggi che ha un triplo valore. Innanzitutto, le relazioni, strumento indispensabile per costruire qualcosa d’importante. Oggi ci siamo incontrati come “persone “e non come “tecnici”, mettendo al centro il valore dell’uomo prima che del professionista. Si è poi dato risalto ad un’economia che non dimentica la necessaria produttività, ma che riconosce il ruolo centrale della persona, fulcro dell’attività. Ed infine il segno dell’attenzione ai giovani nell’inserimento nel mondo lavorativo, che si basa sulla formazione delle persone come strumento di crescita sociale ed aziendale. Come Ufficio della Pastorale non possiamo che ringraziare il management del Gruppo Mascio e sostenere chi, come loro, investe
nel capitale umano”.

Ad accompagnare i rappresentanti della Curia bergamasca, il Sindaco Eugenio Cerea: “Sono molto felice dell’invito da parte del Gruppo Mascio, un’azienda in continua espansione. Ogni volta mi sorprende per le novità che propone. Un’azienda che vuole interagire con il mondo esterno ed è molto attenta al territorio con nuovi progetti in essere come quello di oggi. La politica deve fare da collante tra le realtà imprenditoriali e il mondo esterno, aver accompagnato i membri della Curia di Bergamo è motivo di orgoglio. In un periodo di crisi come questo l’interazione e le sinergie sono fondamentali per una ripresa economica e sociale”.

Il Gruppo Mascio ha sede a Mornico al Serio e si occupa di autotrasporto conto terzi e movimentazione terra nell’ambito dell’edilizia civile e nelle Grandi Opere. Opera nei maggiori cantieri italiani, a cominciare da quelli aperti per i lavori di demolizione del Ponte Morandi di Genova, oggi Ponte San Giorgio, e a quello, da ultimo, per la ricostruzione e riqualificazione dell’area. È guidata con competenza, esperienza e passione dai fratelli Emilio, Daniele e da Stefano
Mascio, vede l’apporto nei settori chiave delle sorelle Antonella e Paola Mascio, e ha compiuto scelte ‐ anche coraggiose – che hanno consentito, nonostante la crisi economica prima e il suo aggravarsi a seguito dell’emergenza epidemiologica poi, di realizzare addirittura un aumento di fatturato di oltre il 41% nel 2020. Importante per il Gruppo Mascio l’attenzione ai valori sociali ed al territorio che ospita l’azienda e le loro famiglie, quello di Bergamo. Pur essendo nati in Molise, è qui che hanno impiantato la loro impresa e la stanno facendo crescere. Ed è a questo territorio che si propongono di restituire le soddisfazioni professionali ricevute attraverso azioni di concreta solidarietà, in adesione ai valori che l’azienda esprime.

GENOVA: l’assist del Gruppo Mascio alla ricostruzione

GENOVA: l’assist del Gruppo Mascio alla ricostruzione

Mornico al Serio, 1 Marzo 2021 – Il Gruppo Mascio contribuirà a ridisegnare il nuovo volto urbanistico di Genova. Sono stati infatti avviati i lavori di demolizione e smaltimento degli edifici pericolanti situati sotto il nuovo Ponte San Giorgio (ex Ponte Morandi). Il progetto riguarda la realizzazione del nuovo nodo stradale della città.

Ma non solo: il gruppo guidato da Stefano Mascio è coinvolto nei lavori di bonifica e demolizione degli ex padiglioni della Fiera di Genova, in vista del più ampio intervento del Waterfront di Genova Levante. Il Gruppo Mascio – cooptato per l’efficienza della sua flotta, la sua capacità organizzativa e la sua vocazione tecnologica – è impegnato nei lavori di carico e smaltimento della straordinaria mole di detriti che saranno prodotti dalle demolizioni: ben 30 bilici al giorno. Un lavoro enorme, garantita dal Gruppo Mascio in tempi davvero brevi.
Il progetto Genova sta molto a cuore all’imprenditore, fondatore del Gruppo, Stefano Mascio: “In soli quattro mesi porteremo via da Genova 68mila tonnellate di materiale, entrando in una zona importante della città all’interno di un progetto di riqualificazione urbana di altissimo livello. Nel rispetto del centro
urbano del capoluogo ligure metteremo a disposizione solo mezzi Euro 6, di ultimissima generazione quindi, in grado di garantire un impatto ambientale minimo, in adesione allo spirito aziendale volto ad assicurare un trasporto su gomma il più possibile pulito, oltre che sicuro. Sono orgoglioso dell’incarico
affidato in esclusiva al nostro Gruppo”.

L’incarico è stato conferito al Gruppo Mascio dalla DAF DEMOLIZIONI (Gruppo Donzelli). La scelta non è casuale. Un appalto con volumi così importanti e da realizzare in tempi brevissimi richiede il coinvolgimento di un’azienda molto strutturata. E il parco mezzi Mascio non ha pressoché uguali in Italia:
430 veicoli, cui si aggiungerà una pompa per calcestruzzo di 61 m, realizzata esclusivamente per Mascio. La pompa, che verrà allestita su una motrice a 5 assi Volvo, è in grado di raggiungere i 61 metri di raggio d’azione.

L’utilizzo di questo macchinario all’avanguardia permetterà di ridurre notevolmente i tempi di lavoro, gli spostamenti dei mezzi e la qualità del servizio offerto. “LA CIFA, azienda leader nella costruzione di pompe per calcestruzzi, – ha spiegato Stefano Mascio – ha prodotto questa pompa su nostra specifica
richiesta”.

Oltre al parco mezzi, per la maggior parte Euro 6, con parziale o totale automazione tramite l’uso di sensori e telecamere, il Gruppo Mascio garantisce il controllo delle lavorazioni da remoto attraverso un APP, che rivela il peso e la velocità di carico e scarico dei materiali, nonché altri dati sui servizi, resi disponibili in tempo reale sia per il Cliente sia per gli addetti nei cantieri. L’APP è in fase di implementazione e a breve andrà ad automatizzare ulteriormente il ciclo produttivo. Con lo Smartphone sarà possibile digitalizzare tutti i documenti cartacei – bolle e rapporti giornalieri degli autisti – e monitorare i tempi dei processi lavorativi.

L’APP sarà collegata direttamente agli automezzi che indicheranno l’inizio e la fine dello scarico dei materiali, ma anche l’inizio e la fine dei turni di lavoro. Gli autisti inseriranno digitalmente la propria scheda tachigrafica permettendo all’APP di generare un report dettagliato su tutto il ciclo di lavoro, la velocità ed i consumi medi dei mezzi, oltre che su eventuali anomalie.
Tecnologia avanzata, sistemi digitali, certificazione dei processi e sicurezza nei cantieri e sulle strade. Move fast, safe, green: ecco l’assist del Gruppo Mascio, per ridisegnare il volto di Genova.